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03/10/2016

Flash | IL MAMBA NERO ED IL PROFESSORE

Sbiss (1)

Da settimane, se non da mesi, i più assennati amici ci avevano esortato a mettere la sordina (parlar meno…) del “Premier” pro tempore (=prima o poi se ne andrà).   L’assai ragionevole consiglio era quello di offrire in queste note spunti di riflessione sui tempi difficili che stiamo vivendo e non cadere nella trappola di concentrare l’attenzione su di un singolo (sia pur ipertrofico) personaggio.   Il richiamo ci aveva convinto e ci eravamo fermamente convinti a seguirlo…

 

Fatta questa premessa (uguale più o meno a quella di “non peccare più” dell’infanzia cattolica) la tentazione è esplosa due sere fa assistendo ad uno spettacolo televisivo che non ha avuto niente da invidiare ad uno sketch riuscito del geniale Crozza (e della sua equipe): Matteo “Chissà quando” (reincarnazione del “Matteo subito” della Boschi) a confronto con il garbato Professor Zagrebelski esponente di rango del “No” referendario…

 

Non solo ma nella classica altalena che conoscono le tentazioni (i mille diavoli di Roland Barthes) la stampa ed i media tutti (quelli prezzolati e quelli no…) hanno continuato a sollecitarci descrivendo l’”evento” da tutte le possibili angolature.  Manco avesse una portata storica e non fosse solo un riuscito allineamento degli omertosi costumi italiani ai requisiti minimi dell’informazione contemporanea.

 

Ma – ad indurci a peccare di nuovo – sono stati due fatti paralleli: la narrazione (fatta ex post) dal Professor Zagrebelski (tranquilli: è italiano… è anche stato Presidente della Corte Costituzionale) delle impressioni suscitategli da un incontro “paritario” che francamente non avrebbe mai ritenuto possibile…  E lo ha ammesso, aggiungendo con elegante candore di aver trovato il “Signor Presidente” come una vera e propria “anguilla” inafferrabile al confronto sui contenuti referendari (e non solo…).    Eccoci: a noi non è sembrato un’anguilla bensì un vero e proprio “Mamba nero”.  Ovvero il serpente “fai tre passi e muori”.

 

Non ce l’ha fatta per la semplice ragione che il Professore indossava gli scarponi protettivi da giungla (educazione, cultura vera e non “speaking notes”, eccetera eccetera).   Ma il divertente – per così dire – era la trasformazione del mamba in un agnellino ossequioso fino alla ”boccuccia a cuore” e gli occhi umidi per il dolore di non essere capito dal suo “vecchio” maestro (ma quando mai?).  Ci sarebbe voluta un’animazione alla Walt Disney ed un doppiaggio come minimo di Banderas per rendere gli effetti messi in scena (e preparati) da un Renzi ossequioso e “bon enfant”,    Triste di non essere capito belle sue buone intenzioni.

 

Intanto noi ci domandavamo quanti italiani (quale fosse il loro livello di cultura e/o di malizia) potessero cascare nella trappola ipnotica del “mamba”.   Un po’ di pazienza: lo vedremo la “sera” del 4 dicembre.  Certo Zagrebelski non l’ha capito ovvero – protetto dalla sua inattaccabile eleganza culturale – l’ha ignorata.  Tanto più che – come smaliziato ed imperturbabile professore – ne ha visti a centinaia di studenti impreparati ma falsamente ossequiosi.

 

Chi invece l’ha capito e l’ha detto con la stupefacente noncuranza dei vecchi cinici è stato un altro pseudo “Padre della Patria” (bella Patria…) quale il senile Eugenio Scalfari il quale (così come a suo tempo ci aveva propinato varie sue “conversazioni del caminetto” con l’allora Presidente della Repubblica Napolitano e poi via via con il felpato Cardinal Martini per approdare a un Papa Bergoglio logicamente bisognoso di lanciare la propria immagine…) ha messo i piedi nel piatto e si è schierato con il “mamba”.     Il 4 dicembre non si scherza: a confronto c’è l’anarchia (intende la difesa dei diritti costituzionali…) contro la democrazia.

 

Già ma quale democrazia?   Semplice e chiaro: quella dell’oligarchia.   Di più, la democrazia e l’oligarchia (governo dei pochi, auto-eletti) sono sinomini.   Sono un tutt’uno.

 

E giù con colonne di piombo su Pericle, Platone e compagnia cantante in  un hegelismo da Bignami o da manuali massonici come non ne vedevamo da tempo….   Ma – avendo spazio illlimitato a disposizione – il Nostro (o di Renzi e “mandanti”?) si è dilungato a descrivere con candida franchezza la storia repubblicana come storia delle elites.   Scherza perfino: non crederete che i protagonisti siano stati gli operai e i braccianti?  Lì ci pensavano e decidevano il Partito Comunista(ed i suoi dirigenti borghesi o perfino aristocratici) ed i Sindacati (idem).  Le plebi sono sfondo, non protagonisti.   Figuriamoci adesso, in tempo di mamba.

 

Esteticamente questa intemerata ci ha ricordato le farneticazioni pseudoculturali di quel Merlo che – di fronte ai morti italiani nella sciagurata guerra irakena (il “vaso di Pandora” dei massacri di oggi) blaterava di Achei e madri piangenti ed oggi è iscritto tra i plutocrati “collaboratori” della Rai renziana.  Altro che Achei, qui si tratta di “auri sacra fames” (esecranda fame dell’oro…).

 

Liberi questi “padri della patria”  di pontificare ed insultare milioni di uomini e donne (qui e lì…), ma non di tentare si far credere che questo è il passato e questo sarà il futuro.   Sarà scritto sui loro testi e protocolli che solo per scherzo (?!) avevano incluso illuminismo, contrattualismo e affini.   Ora si balla al ritmo del caos universale.

 

E, naturalmente, manco si accorgono che a fronte di questo viene affiorando la nuova categoria (sociologica, prima che politica) dell’”individuo etico globale”.   Non sarà facile ricondurlo alla “ragione”…  Certo non basteranno né Pericle, né Platone.  Né ISIS, né Trump.

 

Certo ne vedremo delle belle.  E, comunque, grazie Professore.  E congratulazioni per lo scampato pericolo.

 

 

 

 

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