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04/11/2016

Flash | IL DIAVOLO, LE PENTOLE E I COPERCHI

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Si sa: i proverbi sono la saggezza dei popoli.  E comunque, poiché vi fanno ricorso (ahimè sempre meno…) le più svariate etnie e culture (il più delle volte con traduzioni ed equivalenze letterali) , potremmo addirittura usarli come veicoli e testimonianze di quel cosmopolitismo a cui ormai si oppongono solo le nomenklature “nazionali” ed i gruppi sociali più arretrati… naturalmente debitamente aizzati da partiti e movimenti  che null’altro hanno da proporre che l’odio per il diverso…    Il Belpaese (sempre meno bello…) non fa eccezione.

 

Da noi il detto secondo cui “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” è pressappoco una regola di vita, quasi una Costituzione materiale (per usare la felice definizione dell’antico giurista Mortati  ad indicare il nesso tra cittadini, regole ed istituzioni)… e per questa ragione non potremmo inquietarci più di tanto dello “strappo” imposto dall’attuale Primo Ministro Renzi…

 

Salvo che un altro detto – “Est modus in rebus” – ci vincola quantomeno al ragionamento (palesemente attitudine mentale assai poco di moda in questa fase di ottundimento e manipolazione).  Fuor di metafora e scontando il fatto che il giovanotto non potrebbe capire perché una vera riforma costituzionale dovrebbe essere sottoposta a scrutinio popolare e al consenso nazionale quando lui medesimo è uscito da una “alchimia” in cui tutto figura tranne i normali processi politici costituzionali (tipo il voto popolare cioè l’espressione costituzionale del consenso).    Tanto ciò è vero, che Matteo “subito è oggi” non è neppure membro del Parlamento…

 

Per questa ragione egli non riesce a capire o – quanto meno – non accetta che il voto a suo tempo estorto a colpi di fiducia in Parlamento possa non “valere” più.   E che si metterà  poi mano – qualora vincesse il no popolare – a quelle riforme che i due terzi dell’Italia ritengano costituzionalmente necessarie.

 

Non parliamo poi neppure del fatto che il Paese di ben altro avrebbe oggi bisogno che di inverare la sgrammaticata “riforma” Boschi/Finocchiaro accettata a suo tempo pur di prolungare fino al 2018 la “pacchia” parlamentare, il seggio, lo scranno lucroso.    Il Nostro non deflette e fosse per lui “consegnerebbe” il tutto affidatogli addirittura a metà legislatura.   Spera forse in un premio?     Come quando ancora giovanetto andava in tivù come precoce “Pierino”…

 

Il quadro risultante è ben descritto (a nostro avviso) dal Costituzionalista della Sapienza Alessandro Pace (Presidente del Comitato per il no…) ed ancora meglio inconsapevolmente titolato da Repubblica: “Riforma illegittima di un Parlamento illegittimo”.

 

Eccoci qui ma chissenefrega… Salvo che Matteo rischia di fare la fine della sua omologa Theresa May (altra “semplificatrice”) che vede in forse la sua libertà di manovra in quanto sottoposta dall’Alta Corte britannica ad un voto parlamentare per dare il via alla “Brexit”… insomma un tipico caso di Diavolo e mancati coperchi.  Potrebbe succedere anche allo svelto Matteo che continua imperterrito a marciare (secondo “contratto”?)  alla riduzione degli spazi di rappresentanza e partecipazione.

 

Intanto centomila – o quanti? – sfollati, deportazioni di massa (sia pure di “lusso”) ed il solito vuoto propositivo: solo lagnette (destino cinico e baro?, come si diceva una volta) e mossette.  Fino al punto di andare a concionare il Politecnico di Milano – l’Ateneo primatista nel cancellare l’insegnamento in lingua italiana e fornirlo nel prediletto inglese – chiamato a preparare una elite già subalterna per il “mercato” internazionale.    Insomma stanno svuotando il Belpaese da dentro, da fuori ed anche – loro malgrado- da sotto.

 

Bene, bravi.  Di più…

 

Nel frattempo la presa di Mosul non cancella né l’apprensione irresolubile per la battaglia finale dell’8 novembre per il ruolo di “Comandante in capo” dell’Occidente capitalista, né il piccolo caos interno della Brexit, né l’asfissiante – e fuorviante – contesa referendaria di casa nostra.

 

Infine oggi si ricorda la fine dell’”inutile strage” (come la definì il Papa di allora Benedetto XV Giacomo Della Chiesa) e cioè quella prima guerra civile europea (il “15-18”)   che ancora ci si ostina a definire come una sorta di atto fondativo nazionale.   Ma non così celebrata è l’approvazione di una Carta Costituzionale al termine della Seconda Guerra mondiale che qualcuno pensa sia poco più (o meno…) che un pezzo di carta fatto da vecchi barbogi…  Meglio quelli della Leopolda?!     Per favore non ridete.  Anzi ridete per favore.

 

Ovvero lanciamo un appello perché – tra le macerie – il “campione” Renzi faccia finalmente come il saggio Erdogan…   Un Diavolo che si è scordato i coperchi…  Oppure uno accecato dal Signore poiché lo vuole perdere.   O infine (come il nostro Matteo) un querulo “eroe dei nostri tempi”.

 

 

 

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