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28/02/2017

Flash | I VIVI, I MORTI E I MORITURI

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Qualcuno ricorderà – dalla scuola dell’”obbligo” o magari dal film “Il gladiatore” con Russell Crowe – la famosa invocazione con cui i gladiatori salutavano l’Imperatore assiso in tribuna nel momento in cui entravano nell’arena per battersi a morte per il diletto degli spettatori – “morituri te salutant”.   E’ una frase che abbiamo sempre trovato più che sinistra, disgustosa fino a generarci una persistente avversione per l’impressionante rudere del Colosseo.

 

Esattamente quella meraviglia (esaltata da un recente restauro astutamente aggiudicatosi da un imprenditore calzaturiero di dubbia eleganza) che induce milioni di turisti a visitare la sempre più degradata Capitale d’Italia: il Colosseo.  Quello che per chi scrive è più che altro un segno indelebile della nostra natura ferina.   Naturalmente credevamo – chissà perché – che un paio di millenni di civilizzazione (dal Cristianesimo e dalle altre religioni monoteiste fino all’imbiancatura illuminista) fossero bastati per mondarci della crudeltà originaria.    Ma così non è stato.

 

L’allucinante dibattito sul “suicidio assistito” in terra straniera (ohibò…) di un ancor giovane uomo condannato da un incidente stradale ad una vita di dolore e totale menomazione ha infatti rinnovato in noi quel tipo di disgusto morale nonché un pessimismo sempre più radicale sull’esistenza di vie d’uscita dalla nostra radicale intossicazione.   Tanto più forte in un Paese la cui somma abilità consiste nello sminuzzare i problemi fino a deglutirne a cuor leggero la sostanziale unicità.

 

Il proliferare canceroso di fatue norme di legge (inutili, velleitarie, contraddittorie e compiacenti) ne è prova da sempre.  Oltre a costituire l’essenza e lo “scopo” di una pletorica ed inconsistente nomenklatura, per di più supportata da un apposito corpo sociale di natura quasi sacerdotale: la magistratura.  Altro che Montesquieu e divisione dei poteri…

 

Oltre tutto l’attuale kermesse mediatica ha scrupolosamente evitato di portare il dibattito sul più generale tema della violenza: quella della natura e quella delle strutture umane.     Si è così investito un paio di giorni sul tentativo di inzuccherare una assai visibile (e conclusiva) tragedia umana.   Si sono distinti coloro (cattolici professionali e volontari) che per secoli hanno praticato le più orrende e mortali torture (roghi, ruote spezzaossa, abiure, anatemi) attribuendole per sovrammercato al braccio “secolare”  mentre essi “salvavano” le anime….

 

Sull’altro versante le “mosche” radicali biascicavano la loro sempre più stanca litania individualista.  D’altro canto non c’è da stupirsi se ancor oggi – nel più drammatico collasso demografico e migratorio – ancora ricordano con orgoglio la farneticante campagna sullo “sterminio per fame”.   Quella che legittimò non soltanto inedite ruberie ma anche l’archiviazione di qualunque prospettiva di intervento concertato e sovranazionale su quello che allora si definì lo squilibrio Nord Sud….  Oggi riaffiorato più violento e criminale come i corpi degli affogati e vessati del Mediterraneo.

 

In breve una canizza verbale da cui mancava perfino il più banale dei collegamenti: quello della mancata approvazione di una legge anti-tortura (a cui l’Italia sarebbe tenuta dalle convenzioni internazionali) con il pretesto parlamentare di essere ostacolo ad “interrogatori robusti”…

Già – come quello del povero Cucchi…

 

Ed allora in un Paese così che esorcizza la morte con la fatuità e – perché no – con la più rapace accumulazione familista tutto si trasforma in un surreale dibattito sulla natura “sacrale” della vita.    Ed allora ci si domanda se tutti costoro abbiano mai assistito – e partecipato – al disfacimento tra mille dolori del corpo e della mente e soprattutto del cuore di persone amate.  E non sarà la vita di qualcuno che resiste (il Nobel della fisica Hawking…)   e neppure l’abolizione di norme “talebane” e la loro sostituzione con norme “moderne” a cambiare la natura del problema.   Che problema non è, bensì tragica evidenza della nostra natura umana.

 

Individuale e collettiva.  Ed infatti, mentre da noi si “dibatte”, l’ottimo Presidente Trump affida il futuro di chi lo ha votato a ben 54 miliardi aggiuntivi di spesa militare e gli stessi Europei invocano in misura crescente la patetica – ed anacronistica – valorizzazione nazionale.   Forse un replay rovesciato del “morire per Danzica”: trasformato dalle orde leghiste in “morire per la polenta taragna”….

 

Davvero – non potendo andare avanti – l’orologio della storia corre indietro in un furore sempre più accelerato.

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