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14/07/2016

Flash | I VIVI E I MORTI

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I morti e i vivi ci sono dappertutto, Anzi i primi “convivevano” con i secondi e – senza scomodare il culto degli antenati della Cina classica – la vera differenza tra le civilizzazioni consisteva nella capacità di fondare il nuovo sulla memoria.  Che non è il passato da archiviare bensì  la fondazione del presente.  La sua sola speranza di durare al di là della vita fisica.

 

Questo genere di riflessioni ci veniva in mente non potendo sfuggire alla marea di chiacchiere suscitate dalla catastrofe ferroviaria tra gli ulivi di Corato ed Andria e nella vana speranza di non dover assistere allo sconcio spettacolo degli applausi quando si celebreranno i funerali delle vittime.   Applausi che paiono essere diventati l’unico surrogato del pensiero e del cordoglio intimo e – magari – della riflessione su di un possibile “che fare”, cosa imparare, come reagire.

 

Questo stato d’animo cresceva – in un apparente paradosso – nell’apprendere della crisi finale del capo mafioso Bernardo Provenzano.   Da tempo ridotto in stato vegetativo e tuttavia ristretto nel reparto sanitario di una struttura carceraria.  Ovvero sottoposto ai “rigori” del carcere duro e totale del “41 bis”. Ovvero il surrogato nostrano della pena di morte.  Ovvero essere gettati in una discarica sociale perpetua.  Il famoso “fine pena mai”.

 

Un filo logico – al di là dell’evidenza della morte come dato essenziale dei due episodi – li collega e potrebbe mettere in luce come tutto il sistema italiano sia basato sull’esorcizzazione, l’esclusione della responsabilità.   Il problema  non è quello di trovare cause e rimedi, quanto quello di allontanarsi dal centro del “problema”.  Dalla dissonanza rispetto ad un contesto che storicamente si dipinge in fittizie tinte rosee.

 

Astenendoci dalla polemica sul “binario unico”: certo che non è questa la causa ma – poiché con due binari non ci si scontra e quella tratta era stata finanziata dalla UE da quasi un decennio qui c’è una indubbia responsabilità: amministrativa, politica, magari storica. Ma dove c’è una responsabilità, ci sono i responsabili.  Nella logica, se non nel costume italiano.

 

D’altro canto ricordo di aver sentito l’audizione su “Mafia Capitale” dell’attuale Capo della Polizia e già ViceBertolaso Franco Gabrielli.   Nulla veniva detto sull’intreccio a monte di “mafia Capitale”, viceversa venivano lamentate – nel degrado romano – le occupazioni di case (qualche centinaio in una megalopoli…) e le aggressioni alle forze dell’ordine da parte dei micro-spacciatori del quartiere off del Pigneto. Che ci azzecca?  Il disastro pugliese apre un mare di occasioni per questo tipo di “fuga dalla realtà”.

 

Ma così nulla cambia e nulla può cambiare nella palude italiana.

 

Intanto il vasto mondo – grazie a Dio – si muove.  Ed è divertente – sì divertente – vedere che l’Inghilterra, quella di Woodhouse e di Jerome – invece di disperarsi per l’”errore” compiuto – continua imperterrita su di una strada che manco sa dove porti.  La nomina del sofisticato ed apparente canaccio ringhioso dell’ex Sindaco di Londra nonché pretendente rinunciatario a Downing Street Boris Johnson a Ministro degli Esteri del post-Brexit non può che suscitare interesse e curiosità.  Per non dire altro.

 

Viceversa da noi la coppia di “Pierini” Renzini e Sala (neoSindaco di Milano e già “ras”dell’Expò) proprio il giorno della sciagura di Andria erano intenti a promuovere (si fa per dire…) Milano come possibile “sostituto” della piazza finanziaria di Londra.   Una roba da poveracci illusi.   Un codice genetico da animali che passano dopo i leoni ed i ghepardi.  Per mangiarsi i resti…

 

Che c’entra questo con i treni di Bari Nord?  C’entra, c’entra.  Non foss’altro perché le ore passate dall’impatto mortale hanno confermato ancora una volta (incluso il compunto endocrinologo e Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Del Rio) la patente inettitudine di questa classe dirigente.

 

Non era al posto di guida dei treni, ma moralmente era come se lo fosse.  Lasciarcela?

 

 

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