Flash

30/11/2016

Flash | I DUELLANTI E LA CANIZZA

Ilya_Repin

Da oggi a lunedì 5 dicembre queste note osserveranno un ampio silenzio: non zelo nel rispettare la “tregua” legale, quanto radicato fastidio per la canizza nella quale sono sprofondati i “duellanti”.  Anche se non ci pare che le due parti ne portino uguale responsabilità…

 

La prima – quella renziana – si è infatti inventata di sana pianta una scadenza della quale non si sentiva proprio il bisogno in una fase in cui il Belpaese di guai ne aveva già abbastanza (recessione, depauperamento della popolazione e della sua vitalità, disoccupazione giovanile e non, corruzione su inusitata scala, mancanza di senso ed incapacità a misurarsi con cambiamenti epocali dalla globalizzazione alle migrazioni per finire con i conflitti armati e la violenza alle nostre porte..)…     A fronte di tutto ciò l’ambizioso giovanotto toscano interinato da un anziano Presidente ex-riformista non trovava di meglio che rimasticare stantie ricette neo-liberiste e prodursi in un profluvio di chiacchiere e scelte (prevalentemente verbali…) demagogiche:  Per finire con una cosiddetta “riforma” mirata a togliersi dai piedi quel che restava della Repubblica.

 

E anche qui tanto basti, se non chiarire il concetto con un aneddoto.   Moltissimi anni fa una gita a Siena (peraltro bestia nera dei Fiorentini) si concludeva al mercato del centro assistendo ad un furibondo alterco tra un’anziana signora ed un non identificato interlocutore che tentava una pacificazione con un timido esordio “scusi signora”.  La fulminea risposta era: “signora una sega” e giù urli e strepiti.   Ebbene Matteochissaquando ci ha sempre ricordato – mostrando la sua vera natura – essere questo il suo spirito arrogante e divisivo ad oltranza.   Sia pure involtolato in un posticcio buonismo giovanilista.  Tipo il suo furbetto amico Fabio Volo…

 

E così è arrivato al suo “colpo gobbo” di una “riforma” per allocchi, che forse perderà ma che – intanto – ha già inutilmente spaccato il Paese in due fronti immaginari: i nuovisti e gli inciucisti.   Ebbene delle tante c. di cui è impastata la politica italiana, questa è il capolavoro assoluto.

 

E, scusateci, ma non ci pare necessario spiegare perché. Basta rivedersi l’illustrazione televisiva del referendum destinata ai “sordo-muti”.    Sempre che anche questi non abbiano cambiato nome…

 

E non vorremmo ancora una volta richiamare quanto scrisse intorno al 1820 Giacomo Leopardi nel suo saggio su “I Costumi degli Italiani”.  Ci siamo tutti e non è una lettura edificante.  Soprattutto quando si constata che – dopo due secoli – siamo ancora lì.  Proviamoci – tanto per cominciare a dimostrare che il tempo non passa sempre invano – domenica 4 dicembre.     E poi, sgombrato il terreno dalle macerie (reminiscenza delle parole con cui Sergio Marchionne investì la “missione” di Renzi) tentare un punto e a capo.  Lasciamo Marchionne a gestire la “perla” del capitalismo il giovane Lapo,  E Renzi ai suoi misteriosi e minacciati “cambi di professione”.   Ed infine possibilmente  non confidare l’eventuale “cambio di passo” alle trippe (“ascoltatele alle urne”) del luciferino guitto di Genova.    Troppo comodo per i nostri Tartufi e Farisei.    Sempre alla ricerca (facile, troppo facile) di antagonisti di comodo.

 

Infine come non stupirsi ancora una volta del patrio provincialismo: dalla morte di Castro all’ascesa di Trump lo spettro è enorme e cruciale, ma noi siamo alle prese non solo col “piatto forte” del referendum più inutile della storia nazionale, ma anche con gli assassini (accusati e forse provati) dell’Ospedale di Saronno.  Medici e sanitari che uccidono.  Metafora possente del nostro Paese e di chi lo dirige.

 

Arrivederci a lunedì 5 dicembre.

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