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16/02/2018

Flash | GRILLO E IL BUON DIO

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Ancora non basta.   La  “scoperta” che il movimento “Cinque stelle” (ancora con questo insulso nome…) truccava i propri stessi impegni “steccando” qua e là un po’ delle risorse pubbliche (indennità parlamentari) da destinare – udite udite – alle “piccole imprese” non ha incrinato (stando ai sondaggi) la granitica ascesa nei sondaggi in vista delle elezioni del 4 marzo.

 

Men che meno l’adesione si è ridotta per la “scoperta” che le liste del “Movimento” siano infestate da massoni, oltre che da iscritti o riciclati di altri Partiti e via così in un rosario di “carneadi” che dovrebbero dirigere un Paese di 60 milioni di abitanti (ed un consistente numero di immigrati “geopolitici” e sopravvissuti al caos e, alla violenza e alla diseguaglianza globale), anzi – grazie alla palmare evidenza che comunque i “Cinque stelle” danno mentre gli altri tolgono – il vento continua a soffiare nelle loro assai rattoppate vele.

 

La congiuntura è fatale e dal 5 marzo il compito del Presidente Mattarella per decidere e/o ricucire una qualche direzione politica del Paese si annuncia pressoché impossibile: e a noi “quidam de populo” (una volta definiti “cittadini”) toccherà pagare costi senza precedenti e saldare i conti di “svendite” politiche epocali.  Aver fatto “finta di niente” lungo i decenni del collasso della nomenklatura politica italiana (da “Mani pulite” alla ”epopea” berlusconiana fino agli “strappi” della Presidenza Napolitano) non solo non ci ha salvato ma ha moltiplicato i danni di un suicidio storico di cui siamo tutti responsabili.  O almeno spettatori indifferenti.

 

Ed ecco cosa resta.   Ce lo ha spiegato (involontariamente) un Grillo particolarmente invasato nell’allocuzione a Dio onnipotente urlata qualche giorno fa alle plebi festanti e determinate di Torre del Greco nel Napoletano.   Dopo D’Annunzio a Quarto alla vigilia dell’”inutile strage” della I Guerra Mondiale (altro trionfo della retorica irrazionalista costataci milioni di morti ed anticipatrice del ventennale buio fascista) si tratta di un testo (per così dire) emblematico dell’attuale inarrestabile marcia indietro.

 

Fianco a fianco con il pupazzo animato aspirante al Governo, il Grillo invocava ruggendo che il Dio  onnipotente (non il “bambinello” Gesù ma Lui in persona) venisse a salvamento.  Di chi e che cosa non importava ai “lazzari” adunati e naturalmente men che meno al ruggente “salvatore d’Italia”.    Evidentemente qui siamo le mille miglia lontani dal blando lassismo berlusconiano che – non a caso – di questi tempi assomiglia ad una paternalistica, rassicurante, bonomia.

 

Gli strepiti grillini e la folla che li animava ci hanno inevitabilmente ricordato memorie di un passato remoto quando la illuminista Repubblica Partenopea (fine Settecento…) veniva liquidata a colpi di impiccagione da un Cardinale reazionario ed oscurantista  attorniato da plebi  ancora pressoché belluine.   Insomma due secoli (abbondanti) di progresso fulminati da una “rivelazione” non solo inconsistente ma anche pericolosa per la sopravvivenza del (ex) Belpaese.

 

Questo pare a noi il punto del dramma che stiamo vivendo (o a cui stiamo assistendo pressoché impotenti…).   Certamente la deriva “brancaleonesca” (ricordate?) è responsabilità di chi la promuove e di chi l’appoggia, ma è nata dall’illusione di una morente nomenklatura politico-istituzionale di poter sopravvivere alla propria evidente marcescenza anche grazie ad un avversario di comodo.   Viceversa l’aver deliberatamente lasciato crescere questo “sfogatoio” (erroneamente ritenuto impotente) ha provocato una valanga nel Paese.  Non solo, ma azzardate operazioni come la promozione “assistita” di un personaggio come Matteo Renzi hanno soltanto alimentato disprezzo ed irritazione popolare.    Altro che le “benefiche riforme” di cui parla anche il nostro amico Gentiloni il quale ormai rischia di assumere il ruolo di un Kerenski (vedasi) di fronte non già ad una rivoluzione vincente, bensì ad una caotica restaurazione camuffata da gloriosa rivolta popolare.

 

Come che sia, la realtà e la fattualità quotidiana sono completamente scappate di mano a chi credeva di cavarsela con operazioni tipo la (finta?) Commissione bancaria affidata alle mani dell’”amico” ritrovato Pierferdinando Casini o alle stridule direttive del neo-Ministro di Polizia Marco Minniti.

 

In verità sembra a noi che la congiunzione di fenomeni storicamente determinati come la auto-liquidazione di quello che fu il “movimento operaio” affrettata ma non determinata dal renzismo con l’avventura grillina hanno precipitato il Paese in un buco nero di cui possiamo solo intuire i contorni.  Non soltanto gli “elettori” dovranno tentare l’impossibile (come peraltro già fecero con il bocciato referendum anti-costituzionale dell’altro dicembre), ma anche ciò che resta del cosiddetto “establishment” sarà chiamato ad un soprassalto di dignità – per così dire – “nazionale”.

 

Nulla sarà facile, dunque auguri.

 

 

 

 

 

 

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