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26/11/2016

Flash | FIDEL: LA STORIA LO ASSOLVERA’?

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Ancora lunedì pomeriggio splendeva un caldo sole sull’aeroporto – e sulla città – dell’Avana: nulla lasciava presagire (almeno non al pubblico) che la fine del Comandante in capo fosse prossima.  Non a noi e non ai Cubani che, fin da queste prime ore, sono precipitati in uno choc collettivo: contenuto, variegato ma pur sempre enorme.

 

Con lui sparisce comunque una figura che ha marcato l’ultimo mezzo secolo non solo a Cuba, ma certamente nell’intera America Latina e – con altri – nell’intero globo.   In questo senso le parole pronunciate agli albori della sua rivoluzione al processo di Santiago per l’assalto al forte Moncada ..”la storia mi assolverà” risultano profetiche e motivate.    Altro discorso è quello della memoria che ne conserveranno i Cubani che a questo sogno hanno dedicato – volenti o nolenti – un paio di generazioni.      Nulla tuttavia giustifica le brutali dichiarazioni di un personaggio come il neo-Presidente statunitense Trump il quale non ha risparmiato una raffica di insulti finali.  Forse dimenticando – o ignorando – che nei tempi più duri della “rivoluzione cubana” altri Paesi latino-americani praticavano genocidi ed uccisioni il cui emblema (Argentina, Cile) era il buttare a mare da elicotteri ed aerei un’intera generazione di oppositori o semplicemente giovani democratici.

 

La guerra non era stata dichiarata da Castro ma da chi considerava – e forse considera – la Dottrina di Monroe (prima metà dell’Ottocento) e la supremazia americana come un diritto divino.   E questo spiega viceversa il rispetto e la considerazione costantemente goduta dai Paesi circonvicini.   Spiega anche la virulenza degli attacchi – anche militari o personalmente omicidi – portati a Cuba.

 

Ciò detto ed accettato il fatto che – più o meno – la storia assolve tutti (le eccezioni – da Hitler a Pol Pot – si contano su di una mano) Castro rimaneva l’ultima icona della seconda metà del 900 e la sua scomparsa priva il mondo – se non altro – di un’alternativa psicologica di cui non sarà facile fare a meno.

 

Certamente lascia un Paese incomparabile con quello che aveva conquistato e, così, se è lecito domandarsi se i costi umani (dei cittadini cubani) lo giustificassero non è lecito ridicolizzarne il ruolo o, peggio, archiviarlo come un folcloristico dittatore.   Di più, da quale pulpito viene la predica…    Ma di questo basta.    E basterebbe citare il Brecht del “beato il popolo che non ha bisogno di eroi…”.    Forse il Belpaese è il campione mondiale di questa specie, ma anche i risultati si vedono…

 

Di Fidel ho un ricordo personale quando – a cavallo del 2000 – co-presiedette (a fianco di Romano Prodi…) una Conferenza mondiale sull’Alimentazione presso la FAO.   Era già anziano (il che non gli risparmiò di essere circondato ad ogni intervallo delle riunioni da decine di fans femminili dell’Agenzia ONU e perfino tra le delegate), abbigliato non da guerrigliero ma da statista  ed animato da una cortesia ed un’attenzione rimarchevoli.   Fuori la sicurezza contava perfino autoblindo.  Dentro ci pensavano i suoi: tutti degni di un film di Jackie Chan.

 

Quanto a lui, appariva in tutto – parole e modi – uno statista venuto dall’”altro mondo” ma suscitava attenzione e rispetto.   Per chi scrive affievoliti dal sapere che – come interlocutore – tra i tanti aspiranti ad un incontro conviviale bilaterale aveva scelto il padrone della FIAT.

 

Non sapevo allora che l’attuale Primo Ministro italiano avrebbe inaugurato il suo mandato con una cenetta “intima” con il noto mentitore ed ex premier britannico Tony Blair  facendosi per di più accompagnare da due convitate femminili: le ministre Boschi e Madia.   Questioni di gusto e di livello….

 

Che la fine fosse imminente non era evidente né nella “calle” (la voce della strada), né tantomeno per i visitatori.   Lo era forse per i dirigenti che nei giorni scorsi effettuavano una “esercitazione” militare-civile di difesa denominata “bastion”: perfino gli scolari venivano preparati per l’imponderabile.  E l’imponderabile (non essendo prevista alcun aggressione alla “Madrepatria”…) è accaduto ed i nove giorni di lutto nazionale dovrebbero servire  ad aggiustare il morale e la tenuta collettiva.   La promessa del fratello Raul di dimissioni nel 2018 (anno fatidico non solo da loro…) potrebbe rivelarsi illusoria e tardiva.  Ma – a questo punto – non è detto chi potrebbe assumersi la transizione.

 

Va detto che, se la popolazione è matura, affidabile e giovane, il sistema sta cadendo a pezzi, tarato dalla doppia circolazione monetaria e da meccanismi corruttivi fin qui super-tollerati : forse in cambio dell’incapacità di riforma.  Per non parlare del regime burocratico-amministrativo tuttora oppressivo ed auto-referente.

 

Il tentativo (che pure c’era stato) di preparare una transizione è ripetutamente fallito: ora andrà fatto “in corsa”.  E non sarà facile, mentre – d’altro canto – non solo a Cuba ma dovunque le designazioni dei ”successori” (e perfino della “linea” da preservare) sono destinate ad essere smentite in tempi comunque non troppo lunghi…

 

Naturalmente l’inevitabile riforma potrà soltanto essere ritardata dai – fin qui rari – proclami reazionari agitati da qualche oltranzista (gli “emigrès esistono da prima di Castro…. E non solo a Cuba…) galvanizzati dalla – presunta – linea Trump…..

 

Auguri agli amici cubani e alla nostra memoria….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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