Flash

25/02/2013

Flash – ELEZIONI

“Fuori i pagliacci dal campo della lotta” così intimava rudemente Palmiro Togliatti mezzo secolo fa all’epoca del bipartitismo (non ancora ribattezzato bipolarismo…) semi-perfetto Democrazia Cristiana/Partito Comunista.    E’ stato – quasi – accontentato.    Il “quasi” va controbilanciato, mentre ancora i dati elettorali sono del tutto parziali e provvisori, con la vistosa affermazione (inorno al 25%) del movimento anti-Partiti, cosa diversa dall’etichetta “populista” incautamente affibbiata come riflesso di autodifesa dalla nomenclatura politica alle “Cinque Stelle”  di Grillo.   La pressochè totale eliminazione della “rivoluzione civile” del procuratore Ingroia (con la sua “soma” di Dipietristi, Diliberto e Ferrero) e – soprattutto – Fini e quel Casini, che il vertice del PD riteneva l’asse risolutore di un “nuovo” possibile Governo riformatore,  esaudiscono finalmente il chiarificatore auspicio del vecchio capo comunista.  Come pure il drastico ridimensionamento delle aspettative dell’ex Premier (già “tecnico”) Monti (sotto il 10% di consenso) svela l’impossibilità di trasferire intese (ancorchè ragionevoli e/necessitate) di vertice in un consapevole consenso popolare.

Del resto – come si era più volte sottolineato – più che di una campagna elettorale  si era trattato di un circo sfocato, quasi immaginario, del tutto fuori “fuoco” non solo rispetto alle scadenze di fondo  in cui l’Italia (non diversamente da altri Paesi europei e non solo europei) si trova, ma anche di fronte a tutte le preoccupazioni congiunturali che investivano gli elettori chiamati – sia pure nel modo distorto consentito dalla legge elettorale dei “nominati” – a dire la loro in ossequio alla (o a quel che ne resta) democrazia rappresentativa.

Ed ora, mentre è in corso un balletto di cifre che -con le “regionali”- si trascinerà ancora un paio di giorni (mediaticamente fino alle dimissioni “operative” del Papa del 28 febbraio…), il solo dato certo -ancorchè impudentemente negato dai commentatori “in house”, nonché ovviamente dai diretti interessati seppure risvegliati a forza dalla spartizione inutilmente progettata fino ad ieri- è che neppure il “risveglio della mummia” (come “Liberation” definì Berlusconi) potrà spostare indietro le lancette più che dell’orologio, del calendario.

Solo nella giornata di domani si potrà cominciare a capire la portata del cambiamento (anzi dell’inizio del medesimo) imposto dal drammatico esito delle urne e così ci si potrà liberare dello sterile spettacolo di un dibattito datato, inutile e – ancora – del tutto fuori tempo massimo.    Anche senza conoscere gli esiti finali del voto, dei voti, certo è che l’agenda – quella vera – è completamente da riscrivere.  E’ dubbio che lo possano fare i responsabili primi dell’attuale “débacle” che – ahinoi – viene da lontano.

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