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07/06/2017

Flash | ECCOCI DACCAPO

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E così eccoci di nuovo punto e daccapo. Un po’ più di mezzo anno è trascorso dal referendum “costituzionale” del 4 dicembre che avrebbe dovuto sancire l’eclissi popolare del nuovo (autoproclamato…) “rieccolo” nazionale Matteo Renzi.  Ed invece – con il fantasmagorico progetto di castrazione dei principi costituzionali di rappresentanza e partecipazione popolare siamo di nuovo “punto e daccapo”.   La maledizione partorita dalla fase terminale della Presidenza Napolitano continua a dispiegare i suoi effetti nefasti sul Belpaese… strutturalmente incline alla ricerca di un “uomo della Provvidenza” che evidentemente qui non nasce e non è mai nato.

 

La “nuova” controriforma elettorale e – peggio – le elezioni inopinatamente anticipate (il toscano ha fretta di tornare a Palazzo Chigi… cacciando il suo “ersatz” Gentiloni…) rischiano di coprire di ridicolo l’Italia e di ricondannarla alla più verbosa delle impotenze… in una fase in cui i guai strutturali del Belpaese si coniugano ad un contesto internazionale di drammaticità senza precedenti.   Perfino lo stesso “apprendista stregone” Napolitano se ne è accorto e tenta di mettere una toppa al guasto da lui stesso inaugurato con il “terzetto reale” di Primi Ministri – Monti Letta Renzi – ma probabilmente non ce la farà a stoppare il treno in corsa verso il crash finale…

 

D’altro canto mentre la nomenklatura politica nazionale (si fa per dire…) pensa a sé e alla propria eterna inamovibilità, il Paese rimane silente, siderato dalla propria stessa corsa verso il vuoto.   Intanto il mondo continua a cascare a pezzi, senza uno straccio di progetto. Un’idea – se non forte almeno volenterosa – di aggiustamento razionale.   Attentati a Londra a Westminster, a Parigi a Notre Dame e poi un po’ dappertutto in un orizzonte globale che se ne frega del conflitto localizzato in Medio Oriente.  Raqqa cascherà, l’Isis è in crisi ma l’infezione non fa che spostarsi e riapparire in posti noti e meno noti.

 

Gira da mesi l’intelligente analisi “The Age of Anger” (“l’età del rancore”) dello studioso anglo-indiano Pankai Mishra, ma non pare (forse perché trattasi di impresa impossibile) affiorare alcuna reazione al carattere globale del “malessere”. Il “caso Trump” non è un accidente della storia  bensì la prova provata che i “pannicelli caldi” di Obama non attenuano la febbre, ma – viceversa – la aggravano.  Figuriamoci la fandonie renziane…

 

Perfino Papa Francesco (definito da Mishra stesso come il più acuto osservatore internazionale) si tace da tempo.  Forse ormai convinto della sostanziale inutilità dei propri sforzi…. E ormai autocondannato alla perifericità dei suoi interventi.

 

Ebbene, se questo è il quadro quotidiano del caos globale, l’Italia si distingue per creativa insipienza.   I protagonisti neppure sfiorano il cuore dei problemi, abituati a vivere come sono in una patetica anomia di cui sono i principali beneficiari.  Diciamolo francamente: più che medici d’emergenza (secondo la metafora di Bergoglio) sono le iene che si affollano intorno alle spoglie del cadavere.  Il che è il massimo del paradosso per chi si autopropone come guida del proprio Paese.    Un esempio.  Ascoltare il Renzi giustificare le elezioni anticipate con l’urgenza di… “continuare a ridurre le tasse” e non – come è –con la propria sete di potere è godersi un “Grand Guignol” ottocentesco.   Ma sulla propria pelle….

 

E, d’altro canto, cosa aspettarsi dal terzetto composto dallo stesso Renzi più il comico sul viale del tramonto Grillo più l’imbalsamato viveur brianzolo Berlusconi…?

 

Ed ecco perché da mesi confidiamo nel duo Gentiloni Mattarella…. Ed ecco perché allo stato dei fatti l’unica risposta possibile al “rush elettorale” verso il precipizio (con i vari “pifferai di Hamelin”) ci pare la diserzione di massa dal voto.  L’aveva intuito (nel suo saggio “Sulla lucidità”) il venerando Nobel per la Letteratura Saramago: stare a casa il giorno del voto e così – almeno – astenersi dal firmare la propria fine come soggetti (e non sudditi) civili e politici.

 

E’ poco, è molto? Non lo sappiamo, ma – certo – sarebbe la prova di essere, nonostante tutto, ancora vivi.   Lasciando che “se la cantino” e “se la suonino”.

 

A presto.

 

 

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