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09/01/2017

Flash | DAL CAOS AL CASINO GLOBALE

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Forse ci preoccupiamo troppo eppure l’uscita da questo malinconico Capodanno ci riesce veramente difficile.   In Italia magari la colpa sarà del gelo inaspettato ma non è che nel resto del mondo le cose vadano molto meglio.    Se già da un paio d’anni – almeno – la parola d’ordine era quella del “caos globale”, ora ci sembra più appropriata la definizione di “casino globale”… ove per “casino” si intende più o meno la stessa cosa ma con un sovrappiù di confusione pecoreccia, sudicia e naturalmente inconcludente.

 

Nel vasto mondo non uno dei problemi sul tappeto si è avviato ad una qualche soluzione, o almeno a qualche composizione.  E perfino neppure ad un chiarimento. Il 20 gennaio – data dell’insediamento alla Casa Bianca del “Presidente” Trump è diventato un “turning point” (svolta) planetario… non fosse altro che per il carattere inusitato dell’assunzione del maggior potere nel pianeta da parte di un personaggio con il quale – fino ad ieri – non si poteva nutrire nemmeno la curiosità di “andarci a cena”.   In sintesi un effetto “vittoria elettorale del brianzolo Berlusconi” moltiplicato all’ennesima potenza.  Ma questo vale per noi italiani che l’”esperienza” l’abbiamo fatta oltre due decadi fa, non per il resto del mondo.

 

Qualche osservazione.  Intanto la composizione del “gabinetto”, l’Amministrazione Trump, ha lasciata di stucco per il carattere “plutocratico” dei prescelti e – più consistentemente – per il carattere fotocopia di un Consiglio d’Amministrazione delle più grandi ed influenti corporazioni private americane.  Il Segretario di Stato (la “figura” che si occupa degli affari del mondo) è un mega dirigente petrolifero.  Così – per esempio – rischieremo una, dieci, cento invasioni dell’Iraq.  A meno che non si decida con il “loro” petrolio ci facciano… la birra.    Come si dice…

 

Di positivo c’è che si eviteranno operazioni politiche “alla Renzi”  ovvero i Marchionne e i De Benedetti alla finestra (dietro le quinte…) ad osservare e monitorare il massacro sociale e dei diritti operato dal Renzi medesimo e dalla sua compagnia (dalla fatina cattiva Boschi al tonitruante Poletti o all’esangue Padoan).    Di negativo c’è l’evidente assenza di qualsivoglia mediazione o presenza dei cittadini.

 

D’altro canto perché preoccuparsene quando a cose fatte si è “scoperto” che Putin (Zar di tutte le Russie) ha avuto nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti un ruolo di “grande elettore” pari o superiore a quella del voto popolare (in larga maggioranza contrario  allo stesso Trump).   Accade così che le ultime disperate “mosse” del Presidente Obama (espulsione di 35 “diplomatici” russi) appaiano più o meno come popolo armato e Granatieri di Sardegna che a Porta San Paolo (8 settembre 1943) resistevano ai Tedeschi ormai nemici: una resistenza “di bandiera” parallela alla indisturbata fuga verso la nuova “capitale” Brindisi del Re e del famigerato maresciallo Badoglio.

 

I “moduli” della storia sono sempre gli stessi e per questa ragione vale la pena di conoscerli…

 

Certamente ci si potrebbe augurare che il 2017 faciliterà – se non la soluzione – almeno la comprensione di chi dirige il mondo.   Ma questo difficilmente potrà aiutare una qualche stabilizzazione o attenuazione degli squilibri.   E, d’altro canto, persiste il rifiuto perfino di prenderne atto.   Tipicamente questo è il caso delle migrazioni planetarie inutilmente etichettate come questione umanitaria quando sono evidentemente nodo epocale di contraddizioni colpevolmente lasciate lievitare fino all’attuale esplosione.

 

E certamente (per quel che ci riguarda direttamente) non aiuteranno né la “politica dello struzzo”, né quella del “poliziotto cattivo”.    Impraticabili sia l’una che l’altra….

 

Peraltro il nostro 2017 non si annuncia né facile né in discesa.   Il voto del 4 dicembre – già debitamente “pompierato” – ha avuto due effetti positivi: evitare la definitiva disgregazione delle garanzie costituzionali e calare il sipario sul peggior Primo Ministro dell’intera storia repubblicana.  Eppure entrambi i risultati sono a rischio: l’attacco ai diritti proseguirà nei fatti con la disoccupazione, la precarizzazione, la polverizzazione e l’espropriazione dei redditi e dei risparmi.  Quanto a Renzi è dubbio che si rassegni a tornare da dove era venuto: il suo apparente “letargo” da giovane marmotta è una ovvia mossa tattica e non durerà.   A meno che i suoi “ispiratori”  non decidano di “prendere in mano la situazione”.  Trump docet.

 

Intanto il Paese sprofonda sempre più in un letargo cupo ed ovviamente con ben poche speranze.. al punto che perfino l’esplodere di guai maggiori sembra essere preferibile all’attuale paralisi collettiva.   Dunque un pessimo stato d’animo che certamente non è “medicabile” con le trovate del Grillo “retour degli ozii di Malindi”, né con l’imminente Festival di Sanremo.   E neppure con le precarie assai tisane approntate da Paolo Gentiloni…

 

Comunque buon inizio settimana…

 

 

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