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06/02/2018

Flash | CRONACHE ITALIANE TRA INVASIONE MARZIANA E “DISPETTO ALLA MOGLIE”

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Non sembra che – tranne isolate eccezioni e tisane calmanti  governative – i “fatti” di Macerata abbiano prodotto alcun salto di qualità in una campagna elettorale tanto squallida quanto vuota di contenuti reali.

 

E, d’altro canto perché dovrebbe averne quando si consideri che la “nuova” legge elettorale “fresca” di stagione lascia ai cittadini italiani meno spazio di scelta di quanto non ne abbia la giuria esterna al Festival di Sanremo…    Il che ci permette di ricorrere nelle note che seguono a due metafore forse non eleganti ma assai comprensibili.

 

Per intanto non possiamo non costatare che – in un panorama complessivo di totale insignificanza – i partiti hanno fatto il loro dovere: il bilancio delle candidature prevede infatti otto condannati e ben trenta indagati.   Insomma il livello parlamentare non rischia di salire rispetto al consueto infimo standard.    E non lo diciamo certamente per aggressivo qualunquismo quanto piuttosto per aver seguito negli ultimi decenni dibattiti parlamentari caratterizzati perfino da carenze nella lingua italiana basica (delle lingue “estere” manco a parlarne…).

 

Quanto ai fatti di Macerata va da subito detta una circostanza certa, ma fin qui solo accennata: il nesso tra la morte della giovane tossicodipendente e lo spacciatore africano riguarda la droga ed il vilipendio del cadavere.  Non esiste un’accusa di omicidio.

 

Dunque la tentata mattanza razzista del “patriota” si annida soltanto nella testa – fragile e condizionata – dello sparatore “patriota”.  Che anzi avrebbe voluto “giustiziare” il giovane nell’aula di giustizia. E, peraltro, sulla probabile overdose è inevitabile un triste riserbo.

 

Quanto al cuore del problema e senza tornare ai dati statistici dell’immigrazione de “noantri” e alla “difesa della razza” sempre de noantri, i commenti più sorprendentemente equilibrati e  per noi condivisibili sono stati fatti dal fondatore del “Foglio” Giuliano Ferrara: il solo che ha messo a fuoco la natura “meticcia” degli  Italiani, la loro storica apertura ed oggettivo cosmopolitismo disastrati dalle tenebre fasciste: quelle che stanno ora e di nuovo gorgogliando nella pancia malata del Paese.

 

Per la verità stiamo assistendo al montare di una tenebra intellettuale (forse comprensibile in Ungheria o Polonia, ma indecente in Italia dopo ben oltre mezzo secolo di Repubblica bene o male “democratica”) e questa – per noi – evidenza ci ricorda una “battuta” colta a commento riferito ad almeno due secoli di Rinascimento italiano (quello su cui lavora il giovane Angela e prospera il sopravvissuto Ministro Franceschini): Rinascimento sì, vennero i marziani: fecero tutto e se ne andarono come erano venuti.

 

Ma non soltanto il “bello”, o Galileo e certamente neppure gli “internazionalisti” Mazzini e Garibaldi, in verità tutto ciò che ha fatto dell’Italia un grande Paese viene divorato da sconce termiti assetate di rivalsa piccolo-borghese ed ottusità provinciale che aspettano il voto del 4 marzo.    Il “patriota” sparatore di Macerata è semplicemente partito un po’ troppo presto per la sua marcia su Roma.

 

D’altro canto un’altra antica “battuta” ci frulla nella testa da giorni e nasce dalla constatazione dell’inspiegabile favore nichilista che sospinge verso una velleitaria vittoria il cosiddetto Movimento “Cinque Stelle”  (perché poi cinque… potrebbero essere dieci o cinquanta: tanto non significano un bel nulla: né più né meno dell’inverosimile prototipo: “Forza Italia”.

 

Ebbene la battuta è semplice ed inconfondibile anche se con i costumi attuali un po’ azzardata: “per fare dispetto a mia moglie mi taglio i co….”.

 

E il 5 marzo lo sapremo quanti saranno stati i volontari al “sacrificio”.    Basta un voto e altro che lo storico “cervello all’ammasso” dei comunisti di una volta….

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