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01/09/2017

Flash | C’E’ DEL MARCIO IN ITALIA

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La celebre frase pronunciata nell’Amleto di Shakespeare (e riferita alla Danimarca di mezzo millennio fa…) si attaglia perfettamente all’Italia di questo – ultimo – scorcio estivo.

 

Anche qui ci sono gli spettri ma – almeno fino ad ora – questo caso di cose non solo non genera tormenti, ma ottunde e distoglie dalla presa d’atto della posta in gioco che non è congiunturale, ma di fondo.

 

E non è un caso che nel vuoto mediatico iper-ferragostano sia riapparso un fantasma: quello tutt’altro che pacificato del povero Giulio Regeni. Ciò che è singolare (a conferma della gravità paradossale del problema italiano) è il fatto che il gruppo giornalistico che più si era oggettivamente adoperato per archiviare l’omicidio e la crisi tra Italia ed Egitto (fino al punto di spedire al Cairo a tambur battente il Direttore de “La Repubblica” Calabresi per registrare supinamente la presa di distanza del dittatore egiziano Al Sisi nonché le sue “condoglianze” alla famiglia del giovane) abbia dedicato copertina  ed un intero numero del suo “house organ” (l’Espresso)   all’irrisolta questione.

 

Dire che gli articoli contenevano tutto ed il contrario di tutto non sorprenderebbe, se non fosse che all’indomani la Farnesina annunciava giubilante il rientro di un Ambasciatore sulle rive del Nilo.  Per festeggiare la verità e onorare la giovane vittima ovvero per riprendere l’”entente” italo-egiziana con l’ausilio di un rappresentante ufficiale?

 

Considerata la totale assenza di alcun progresso sulla vicenda, c’è da pensare che l’analisi politica si sia limitata al motto fariseo: “chi muore giace e chi vive si da pace”.            Di più non c’è.   E non ci interessa riportare né gli affari bilaterali in corso, né il ruolo egiziano nell’ammorbidire il nodo libico sull’immigrazione. O meglio nell’assecondare la politica neo-muscolare del Governo Gentiloni/Minniti (Alfano, nominalmente Ministro degli Esteri nemmeno lo nominiamo perché è in ben altre faccende affaccendato…) secondo la quale – grazie ai quattrini scuciti dall’Italia direttamente ai trafficanti (stando a fonti internazionali) – gli immigranti invece che spinti a bastonate sui barconi (i “taxi del Mediterraneo” del frivolo 5 Stelle Di Maio…) vengono rispediti nel deserto.     Forse per realizzare il motto leghista e fascista “aiutiamoli a casa loro”…

 

A nostro avviso (a perfetta illustrazione del marcio italiano) tutta la vicenda dovrebbe partire da dove è nata e non certo nell’estenuante periodo in cui si cercò di farla dimenticare anche con le vuote maratone in Egitto della Procura di Roma ed i fine settimana nell’Urbe dei magistrati (sic…) dal Cairo.

 

Tanto per essere chiari.   La fase finale della “sparizione/detenzione/tortura a morte” di Giulio

coincise temporalmente con la firma di un accordo energetico tra Roma ed il Cairo.  Il tutto “santificato” della Ministra Guidi, poi dimissionata per aver “favorito” il suo “fidanzato” su altri affarucci.

 

A quel punto, mentre proprio “La Repubblica” segnalava soddisfatta che la firma italo-egiziana era avvenuta appena “in tempo” (prima cioè che il corpo straziato di Giulio fosse ritrovato sull’autostrada cairota….) partiva la manovra bilaterale di cooperazione più di oggettivo insabbiamento che di verità.

 

Tutto ciò si evince anche dall’inspiegabile ritardo con cui l’Ambasciata fu ufficialmente informata dell’accaduto. Quando cioè non si poteva più arrestare il supplizio che, tanto per dire, non figura neanche nelle prassi spionistiche….

 

Il bello viene dopo quando l’Ambasciatore viene sì inevitabilmente richiamato a Roma, ma al tempo stesso “premiato” con la sede più prestigiosa della “carriera”: la Rappresentanza all’UE Bruxelles (quella per intenderci usata da quel Calenda – già segretario di Luca Montezemolo – come trampolino per futuri ipotetici traguardi-).  Orbene non si è mai visto negli annali diplomatici degli Stati moderni (…?) di un funzionario “premiato” per non – dicesi non – aver risolto in anticipo (o almeno in extremis) un caso di un connazionale così atroce e così “misterioso”.

 

Per questa ragione, mentre appariva sorprendente (e soprattutto inutile se si mirava ad una risoluzione di verità) l’enfasi su di una inchiesta giudiziaria “fuori della giurisdizione territoriale”, rimaneva del tutto ignorato il processo politico ed amministrativo intorno all’Ambasciata d’Italia al Cairo ed al suo dirigente.

 

Quanto poi all’invio ferragostano di un nuovo Ambasciatore, non si può che concordare con i numerosi rilievi negativi  apparsi in queste settimane.    I quali hanno adombrato il prevalere di una “real-politik” d’accatto che toglie ulteriore dignità e rispetto costituzionale al nostro Paese… Il quale sarebbe tenuto a proteggere e o a tutelare i cittadini all’estero…. Soprattutto quando invece che i bagni di mare stanno svolgendo attività culturali o lavorative.

 

Certo non spetta a chi scrive e neppure ai pochi “grilli parlanti” sopravvissuti determinare l’effettivo andamento dei fatti, tuttavia ogni cittadino senziente potrebbe e dovrebbe far udire la propria voce non solo a fianco degli ancor straziati genitori ma anche per togliere il proscenio ad una classe dirigente capace solo di favorire l’oblio spacciandolo per rinnovata intesa tra Paesi “amici”.

 

Certo amici, ma sotto il segno del marcio.   Quanto meno della mancata verità.

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