Flash

27/06/2016

Flash | CAMERON HA LASCIATO, MA RENZI QUANDO SE NE VA? C’E’ UN LIBRO CHE NE PARLA

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Quando giovedì scorso mi avvicinavo pericolosamente a quei dintorni di Firenze in cui convivono le “camere con vista” ricche di storia e cultura (come Fiesole e Settignano, D’Annunzio e Berenson ma anche il celebrato Terzani e gli “antichi” romani) e gli insediamenti post-comunisti dei furbotti del contado, pensavo solo alla ragione del viaggio.    Vedere e parlarne con l’amica autrice del libro (appena uscito da Rubettino) Franca Bonichi “La politica dei molti. Folle, masse, maggioranza nella rappresentazione sociologica” del quale – con il secco e chiaro titolo “I pochi e i molti nella politica” Cosmopolitaly aveva pubblicato  molti mesi fa larghe anticipazioni e che oggi esce con sintomatica ma non strumentale tempestività.

 

Più ci pensavo e più mi appariva che il post-elezioni municipali italiane fosse la prova provata del “conundrum” (dilemma, stallo, paradosso: tutto insieme…) ovviamente irresolubile svelato (per chi lo vuol vedere…) dal totale fiasco elettorale del giovanotto (ancora per quanto?) di Rignano sull’Arno.  Il  mio problema era convincere l’acuta studiosa (una delle poche che da sempre unisce l’attività sociale e la militanza politica con costanti studi e pratiche alti e “bassi”) che il terremoto elettorale appena avvenuto nel Belpaese non fosse una diversione ma una rottura feconda.  L’unica possibile per costringere alla ritirata i morti che negano l’evidenza di esserlo e – comunque – di non aver paura del cambiamento.  Come questo si presenti. Insomma che il passato sia memoria ed ammaestramento ma mai freno o nostalgia.

Mai avrei immaginato che il fine settimana mi avrebbe fatto ripartire con nella testa l’antico motto “oggi in Spagna, domani in Italia” (molto dopo giacchè il fascismo sarebbe durato da noi fino al 25 luglio del 1943 ed in Spagna fino quasi alla fine del secolo) motto attualizzato in “oggi Londra, domani Roma”.  Ma anche “oggi Edimburgo, domani Roma”.   E tanto meno che la giovane leader politica nazionalista scozzese Nicola (da loro è un nome  femminile…) Storione, “Sturgeon” avrebbe aperto nuove vie di “glocalismo”: Scozia sì, Regno Unito no (fine delle “patrie” pseudonazionali), ovviamente nulla a che vedere con i nostrani Meloni e Salvini… ma anche, Europa sì, questa Europa (camera di compensazione parassitaria e burocratica delle oligarchie nazionali politiche e finanziarie) no.

 

Di più il fine settimana – fin qui dominato dagli squittii dei “mercati monetari e finanziari” e dei loro allarmatissimi “comitati d’affari” governativi  – si chiudeva con i risultati delle elezioni spagnole.  Ed anche qui si aprono due vie: quella di ripristinare (o avviare) una via democratica, basata sui “molti” oppure continuare nella impotente melina che ha messo ai margini l’intera Spagna.  Naturalmente con il diversivo degli scandali della famiglia “reale” ed affini.

 

In breve era bastata poco più di un’ora per capire che – una volta che la realtà irrompe – cessa la commedia degli equivoci.   E perfino l’orrendo termine “populismo” per connotare le importune presenze dei “molti”  sparisce e viene sostituito dalla ineludibilità di politiche sociali magari moderate ma reali.

 

Tutto il contrario di quanto accade nell’orrenda e manipolata Italia renziana.  Resta il fatto che lo studio di Franca Bonichi (che invitiamo caldamente a leggere) contiene quello che fino a ieri era un errore ed oggi è diventato – almeno nel declinante Occidente europeo – una prospettiva vagamente possibile:  la dedica del testo suona infatti “ alle folle attive che continuano a riempire lo spazio pubblico”.  Noi avremmo al più scritto che “vorrebbero, se potessero, riempire lo spazio pubblico”….

 

Infatti una delle più pesanti contraddizioni dell’oggi – nonostante il dramma epocale in cui viviamo  e da cui nessuno è immune – consiste e discende dal fatto che la “globalizzazione” ostacola e non favorisce l’”individuo etico globale”.   Conosciamo in tempo reale i drammi altrui, magari li condividiamo e ne sentiamo le interconnessioni ma ci viene impedito (il più delle volte con repressioni violente) di socializzarli e di muoverci – insieme – verso la composizione e non verso l’intensificazione dei conflitti.

 

Sintomatiche sono state le reazioni “ufficiali” ai fatti del giorno.  Ricerca di ruolo e credibilità per leader azzoppati ed inconsistenti come Hollande (ormai sotto il 20%) e Pierino Renzi.  Entrambi –sotto l’occhio vigile della autoreferente ed ormai miope  “mutter” teutonica Merkel – (pseudo “direttorio” europeo )preoccupati soltanto delle loro prossime scadenze elettorali.  Tutti tesi a presentarsi come saldamente in ”command”: proprio loro che avendo confermato l’ambiguo Juncker hanno creato le premesse del “salto nel buio” britannico.   Ed ora tutti a parlare di Europa dei cittadini … dopo aver dato fiducia (per “rianimare” il baraccone europeo…) ad uno che non può neppure lontanamente paragonarsi ai Delors e ai Prodi.  E tanto basti.  E’ la stessa “geniale” formula che ha portato uno come Ban Ki Moon ai vertici delle Nazioni Unite.     Viene il dubbio che le nomenklature “nazionali” siano d’accordo solo per ridicolizzare – anche visivamente – tutte le forme istituzionali della cooperazione internazionale: così che nessuno si faccia illusioni di poter fare a meno di loro.

 

Al solito, nel Belpaese prevale la farsa con commenti e roboanti dichiarazioni che vanno dalle reminiscenze del film “Fumo di Londra” dell’indimenticabile Alberto Sordi giù fino alle prezzolate invenzioni del voto reazionario degli anziani contro l’europeismo (Erasmus, Orgasmus, coucher “europeo”…) dei giovani.   Peccato che solo il 30% di questi abbia votato…. E cioè la metà secca della percentuale globale.

 

Già: ma tanto chi lo saprà mai?  E chi saprà che non sarà certo Renzi a “salvare” l’Europa?  Ha già fatto abbastanza qui…

 

Grazie a Franca Bonichi per il suo lavoro.

 

 

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