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23/03/2016

Flash | BECCHINI D’EUROPA

gravediggers

 

Ci eravamo riproposti di lasciare alla grande stampa il funereo compito della lacrima mortuaria, della febbrile ricerca della “vittima italiana” , delle mappette dell’orrore… e poi i commenti sempre uguali le argomentazioni tra insulsaggine ed ignoranza del vasto mondo.  Tutto finto, tutto inutile: ma tant’è…

 

Poi – una volta ascoltata la vocetta impostata di Renzi a ripetere la formuletta di rito del “papà, Presidente del Consiglio dei Ministri” – e – visto il dibattito autoritario  in corso in Parlamento per favorire (come da “mandato”  ricevuto…) la concentrazione ipercapitalista ed oligarchica del capitale finanziario (forma suprema del “socialismo all’italiana”) , ci è sembrata utile una opinione di contesto  su morti e vivi (davvero?) d’Europa.   E – ahimé d’Italia.

 

Intanto l’Europa in lacrime e in guerra.  Vero, ma nessun commento ricorda la doppia ipoteca di cui siamo tutti – noi europei – responsabili.   Il Belgio in particolare fu responsabile della peggior rapina coloniale tra Ottocento e Novecento: l’enorme Paese, che avrebbe dovuto essere “civilizzato” dagli europei, – considerato patrimonio personale di Re Leopoldo – fu spolpato fino all’osso senza infingimento alcuno fino ad abbandonarlo nel 1960 (l’anno della grande decolonizzazione) con neppure un giovane laureato, cioè un Paese privo di qualunque ipotesi di classe dirigente.   Così possiamo pescare dalla memoria i Ciombè, i Lumumba ed anche l’utopista cosmopolita Dag Hammarskjöld, generoso e sfortunato segretario generale delle Nazioni Unite dell’epoca, e magari i caduti italiani, come truppe internazionali/ONU di Kindu. Ma – si dirà – che c’entra questa volta l’Africa?   C’entra perché la nostra conversione irenica, pacifista non è detto che coincida con l’altrui fase storica.

 

E poi la questione cruciale dell’integrazione sui nostri “valori”.   E se fossero non già un’attrattiva, bensì un fattore di repulsione.   Solo il provincialismo italiano può credere che la pizza ed il cappuccino/cornetto siano una calamita universale.   Fuor di metafora, la vittoria bellica degli Stati Uniti fu preceduta e seguita da un enorme impegno di convergenza culturale (libri, film, spazi di vita).  Può dire lo stesso questa Europa in catalessi?    Sia sociale, che politica per non parlare della sua ottusa e vessatoria cultura monopolistica.   Ed allora qualcuno può desiderare o quanto meno rispettare un Continente che ormai “puzza”.  Che aveva un progetto più che centenario (l’unificazione “regionale” in chiave integrativa cosmopolita) ed anche dirigenti in grado di portarlo avanti (dopo i “grandi vecchi”, i Delors i Brandt, gli stessi Kohl e Mitterrand…)   e si è autocondannata ad affidarsi ad una pletora di ometti insignificanti e tutti – chi più che meno – corrotti, quanto meno intellettualmente…

 

Su questo sfondo il tentativo di ridurre il tutto (il sanguinoso tutto) nel consolidato clichè del “terrorismo” anarcoide (tipo “banda Bonnot” del XXI Secolo, o nella meno astratta interpretazione dei terroristi come droni “umani”  del’ISIS) rimane largamente al di sotto della realtà e purtroppo non ci eviterà altre dolorose sorprese.  Per di più imprevedibili.

 

Per queste (schematiche) ragioni l’aver incentrato tutto il dibattito su servizi, “intelligence”, aggrava la situazione, invece di avviarla a risoluzione.   Anzi al limite del (tragico) ridicolo allorchè i commenti” vantano la “primogenitura” italiana nel contrasto al terrorismo.   Quasi che l’omicidio di Aldo Moro e la cattura “temporanea” dei suoi assassini non fosse una cesura nella vicenda democratica dell’Italia, bensì una riuscita esercitazione.

 

In un’ottica di questo tipo (l’”Intelligence europea” e simili…) le “notizie” sono le lagrimucce della Mogherini e l’instancabile conta delle vittime.   In fin dei conti accomunate alla ragazze Erasmus della sfortunata gita a Valencia.   Gli esperti sono personaggi come gli ex dirigenti dei Servizi come Pollari.   E poi i soliti geo-politici e “storici” (Lucio Caracciolo e perfino l’onnipresente Paolo Mieli), per la gestione politica – a parte la retorica e l’indifferenza renziana – si ricorre ad un pizzico di decoro intellettuale con il Ministro degli Esteri Gentiloni ovvero alle formulette di Angelino Alfano: “allerta 2” e simili…

 

E – per ora – basti: evitiamo di aggravare il fiotto di insulsaggini magari rettificandole….

 

Notizia – più positiva – viene da un altro Continente, quello americano che dimostra – comunque – ben altra vitalità.   Ci si riferisce alla visita di Barack Obama a Cuba conclusasi ieri sera con un discorso pubblico di gande enfasi, ma anche di grande spessore.   Purtroppo quasi un “replay” mirato ai vicini cubani di quello tenuto nell’estate del 2009 all’ Università del Cairo in piena fioritura delle “Primavere arabe”.   Col senno di poi non si può non convenire sul fatto che “portò assai male”.   E fu seguito da tutte le peggiori smentite fattuali.   Auguriamoci – e non solo per gli amici Cubani – che questa volta vada meglio.   Insomma teniamoci per noi il pessimismo della ragione (ed anche la necrofilia, il realismo del cinismo, i sentimenti finti) e teniamo stretto l’ottimismo della volontà.     E’ tutto quello che ci resta.

 

 

 

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