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24/05/2016

Flash | AUSTRIA, STATI UNITI, BELPAESE

MAMMONA-Il-diavolo-dei-soldi

 

La vittoria alle presidenziali austriache dell’anziano verde/indipendente Van Der Bellen – ancorchè  di misura – non è solo fonte di ottimismo per tutti i razionalisti (sì razionalisti, perché di questo si tratta nella tetra foschia che avvolge il non incolpevole Continente), ma la dimostrazione che dall’impasse suicidaria della politica e dell’identità si può uscire.   O almeno provarci…

 

E’ un fatto che, quando si esce dall’orto chiuso della politica politicienne (la “nomenklatura” autonominata e cleptocratica) i cittadini rispondono o almeno ci provano.   Non si parla più di rottamazione, non si inventano gabbole nuoviste per gonzi, non si affidano i propri Paesi a ragazzotti “compulsivi” (Stefano Rodotà su Matteo Renzi) e – aggiungiamo noi – arroganti perché semplicemente ignoranti.   Etimologicamente ignoranti.

 

E, come tutti gli ignoranti, bramano distruggere ciò che non capiscono o meglio neppure conoscono.    E, per di più – oltre a pelosi sponsor del tipo del Gatto e della Volpe di Pinocchio – trovano anche cattivi maestri alla ricerca di un proprio personale “ultimo hurrah”. Costi quello che costi a chi sopravviverà loro.    E’ il caso – ci dispiace dirlo – dell’intemerata rivolta dall’ex Presidente Napolitano ai patrocinatori del no al referendum costituzionale di ottobre.

Una volta chi terminava un mandato, qualunque mandato, si asteneva dall’ingerirsi in un presente che non lo riguarda più.  O almeno lo riguarda come milioni di altri concittadini.  Viceversa con l’idiota invenzione degli “emeriti” e la conseguente trasformazione delle cariche in onori a vita, in diritto perpetuo di ingerenza Napolitano è corso al soccorso del duo Boschi Renzi.     Forse sarebbe meglio per lui – e per noi – che, dopo aver fondato la “democrazia d’investitura” di cui parla coraggiosamente Stefano Rodotà (si pensi a Monti – locupletato anticipatamente come “senatore a vita”- Letta ed infine la “carta segreta” Renzi  ostentatamente baciato all’apertura del ridicolo Expò di Milano) – seguisse l’esempio di Papa Ratzinger.  Del quale ci domandiamo spesso se sia ancora vivo e cosa faccia.

 

Ma tant’è.

 

Intanto l’uscita in extremis di Van Der Bellen, un austriaco totalmente europeo (industriosa famiglia olandese, trapiantata nella Russia di Pietro il Grande, vissuta nei Paesi baltici ed approdata nell’Austria mitteleuropea) ha incidentalmente dimostrato che un’identità europea esiste per davvero.   Ha anche dimostrato che un professore d’università serio e modesto può svolgere funzioni politiche  senza esserne schiavo.   Servizio, non ascensore sociale.

 

Ci sarebbe poi da domandarsi per l’ennesima volta se il cancro del Belpaese non sia proprio nel monopolio esercitato (con le buone e con le cattive) dalla corporazione politica.  Con il risultato – corruzione a parte – di avere il peggior personale politico d’Europa.   E guai quando i cittadini se ne accorgono.  Magari alla vigilia dell’espropriazione finale dei propri diritti di rappresentanza.

 

Il “caso” Van Der Bellen ci ricorda poi come l’impasse crescente negli Stati Uniti alla vigilia di una possibile vittoria di Donald Trump (che non è Reagan…., quel Reagan che si distendeva alle riunioni internazionali raccontando barzellette  e privilegiando come interlocutori senzienti e spiritosi i delegati dell’Italia…, allora sesta potenza economica mondiale….), appunto questa vittoria sfumerebbe (dicono attendibili sondaggi) se il suo antagonista fosse Bernie Sanders (il prediletto dei giovani ottimisti ed attivi) e non la volpe dell’establishment democratico Hillary Clinton.

 

E’ uno schema questo dell’”underdog” che si ripete su scala casareccia anche da noi.   Certo meno visibile a causa dell’isteria e dell’obnubilazione che da troppo tempo ci avvolge e ci condanna – tra clamori isterici e patetiche diversioni – ad andare avanti (anzi indietro) con il freno a mano tirato a fondo.    Purtroppo, con buona pace dei “populisti” nostrani e degli aedi della “polenta taragna” (sbarcati anche a Roma con la complicità dei media e non solo…), tutto questo ci riguarda molto direttamente.    Ma a che scopo spiegare loro il “glocalismo”, e la compatibilità possibile tra bisogni identitari ed aspirazioni globali e condivisibili quando l’unica opzione globale vincente diventa sempre più quella che il nostro buon Papa definirebbe di Mammona e dello “sterco del demonio”.     Anzi – poiché qui non possiamo non dirci cattolici – verrebbe da chiedere ai prezzemoleschi vescovi italiani (quelli del pronto “sì” referendario) perché non traggano le conseguenze dalla più volte proclamata esistenza del Diavolo.  Ma insomma se il diavolo c’è, dove va a finire il suo sterco?

 

A sentire Bergoglio pare che loro se ne intendano….   Più di quanto dovrebbero.

 

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