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28/11/2017

Flash | ANCORA IL PAPA

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Mentre la situazione politica (pre-elettorale?) italiana continua ad avvilupparsi tra insulsaggini, diversioni e testimonianze di irresponsabilità verso l’impasse nazionale, è ancora lui – il Papa – a prendere il “toro per le corna” e ad affrontare nodi umani e scacchieri strategici sul fronte della “Terza Guerra mondiale a rate”.

 

Così mentre il capo del maggior Partito italiano (ancora per quanto?…) il PD renziano si trastulla nei confortevoli ludi fiorentini della Leopolda, Papa Bergoglio vola su uno degli scacchieri cruciali per il mondo che sarà (il Sud Est asiatico), e per intervenire su di una tragedia  umana di proporzioni  che ci ricordano grandi massacri di un non remoto passato (dal Biafra in poi…): quella dei Rohingya tra Miyammar e Bangladesh.

 

E, sia detto per inciso, stucca vedere il nostro Primo Ministro saltabeccare in un paio di Paesi Africani apparentemente mosso non da analisi e visioni minimamente strategiche (come potrebbero?) quanto dal solito rituale italico al seguito di aziende (pubbliche?) interessate a difendere i propri interessi locali nel “Continente Nero”.   Oltre tutto, i “nostri” tour non sfuggono allo storico cliché di una politica internazionale che gira il mondo soltanto per spezzare il peso ossessivo della contesa di potere interna.  Insomma una specie di “vacanza intelligente” a spese del contribuente e non certo per “mostrare una bandiera” di cui la nomenklatura fondamentalmente se ne infischia.    Sia detto tra parentesi, chi scrive ricorda  personalmente come un “leader” italiano (il Forlani poi pubblicamente trafitto moribondo dal “grande” Di Pietro…) in visita in Cina alla vigilia della grande apertura si interessasse solo della partita domenicale della Juventus…. Per non parlare di quel suo collega Ministro (“targato” FIAT) che cercava maldestramente  di intrattenere il grande Deng Xiaoping sulle volontà vaticane di “tornare in Cina”.

 

D’altro canto in un Paese – quale rimane l’Italia – ove la politica estera praticamente non esiste ovvero si è limitata per decenni all’acquiescenza “atlantica”, il vasto mondo rimane di fatto sconosciuto (o oggetto di “incursioni” che vanno nei decenni dalla ridicola e controproducente “campagna” pannelliana sullo “Sterminio per fame” – origine di indimenticabili ruberie nostrane – ovvero affidate come ora ad un muscolare e spregiudicato Ministro dell’Interno. Sic….) e, pertanto, naturalmente delegato alla Santa Sede.

 

Infatti, tornando alla lungimiranza di Bergoglio, non si può non constatare che il calendario internazionale viene di continuo aggiornato e rivisitato, lasciando le “missioni” a Washington a personaggi ben esemplificati da quel Di Maio che confondeva gloriosamente Cile e Venezuela (altro che congiuntivi….).   Ma – d’altro canto – bisogna capirli – a loro che importa: già Ostia è il vasto mondo e quello è il loro orizzonte… di più ormai è passato mezzo millennio dai Colombo, Vespucci, Verrazzano e decine di altri.  Per non parlare di Marco Polo.

 

Così, mentre Bergoglio affronta una missione tanto irrisolvibile quanto necessaria sia in termini umanitari che di rapporto geopolitico esteso fino a Pechino (il “dominus” oggettivo dell’area), il patrio Governo gonfia le guance in quella riva Sud del Mediterraneo ove avrebbe dovuto essere non ora (di fronte ai “migranti”) bensì tre o quattro decenni or sono quando l’allarme demografico era già stato dato ed era rimasto del tutto inascoltato.

 

Peggio: trasformato nella storica “mangiatoia” della Cooperazione.  Ovvero – visto che non siamo capaci di rubare “a casa loro” rubiamo da noi.   Naturalmente in nome “loro”.

 

Con una storia così non resta ancora una volta che ringraziare San Pietro di aver insediato la Chiesa (apostolica romana) dalle parti nostre.  Oltretevere.

 

E chissà che non sia proprio questa (paradossalmente) l’origine della incolumità italiana di fronte a molti sanguinosi eventi terroristici.

 

Dunque, buon viaggio a Papa Francesco e auguri a noi.

 

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