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07/07/2017

Flash | AD AMBURGO I PADRONI DEL MONDO

Amburgo, 5 luglio 2017(AP Photo/Matthias Schrader)

Mentre scriviamo è in corso ad Amburgo il vertice G20 (versione allargata di quel G8 inconcludentemente tenutosi – per turno – in Italia a Taormina poco più di un mese fa.

 

Entrambe le assise, ma questa attuale più rispondente al peso economico e geo-strategico dell’insieme degli Stati nazionali includendo quella odierna fattori importanti quali il peso demografico e le potenzialità di crescita a medio termine.   Per questa ragione il G20 è nel tempo divenuto il mega parlamento dei “Padroni del Mondo”: in breve il surrogato di quello stantio Parlamento mondiale che doveva – e poteva – essere assicurato dal “sistema” delle Nazioni Unite.  Ormai ridotte come e peggio di quella Società delle Nazioni già morta a Ginevra alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

 

Infatti e stranamente tenuto conto dell’ansia (almeno mediatica…) di mostrare alle plebi universali un qualche grado di consenso tra i “padroni del mondo”, l’ONU già esisteva – con tutte le Istituzioni specializzate (WTO, FAO e via enumerando su tutte le aree della globalizzazione e della cooperazione internazionale) e non si capisce perché l’opzione razionale del multilateralismo dovesse essere deliberatamente svuotata fino all’attuale asfissia.

 

E, d’altro canto, se le Nazioni Unite avevano un “padre nobile” ma per davvero e cioè quel Kant della “Storia Universale in ottica cosmopolita” (metà del Settecento….) il G20 e i suoi “fratelli”  raccolgono gli alfieri del “sovranismo” e tutte le “scorie” dei poteri nazionali e sovranazionali più o meno occulti.   Occulti sì ma certamente costretti – di quando in quando – a farsi vedere tutti raccolti intorno allo stesso tavolo.  Più per mostrarsi che per decidere congiuntamente.

 

Logico dunque che questo tipo di incontri sia diventato da ormai un paio di decenni il luogo prediletto di quelli “che non ci stanno”: con le buone e magari con le cattive.  Succedeva anche nell’Ottocento ed ogni tanto qualcuno di quei sovversivi vinceva… il più delle volte veniva “riassorbito” nei nascenti Stati nazionali… talora venendo incluso nella panoplia dei “Padri della Patria”.

 

Questo lo scenario visibile.  Più difficile da alcuni decenni comprendere quale sia la posta in gioco e chi siano i veri “padroni del mondo”.  Men che meno capire se e quali siano gli obiettivi a medio termine che coinvolgono tutti noi: bianchi e neri, sviluppati e non.

 

Ciò detto e poiché non tutti posseggono la “saggezza” che Voltaire assegnava al suo Candido, invitato a zappettare l’orto e non ad interrogarsi sul destino suo – e dell’umanità – (“pazzo, sono forse questioni che ti riguardano…”)  il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi in questo fine settimana ad Amburgo.

 

Liquidare superficialmente quello che sta accadendo – e che potrà accadere – come un vuoto scoppio di violenza significa – né più né meno – che tentare di cancellare gli ultimi due secoli di storia e – soprattutto – gli eventi non fausti che attendono tutti noi: volenti o nolenti.

 

Che Trump e Putin (scegliete voi quello da preferire… a meno che vi piacciano entrambi…) si stringano la mano e come lo faranno, non ci avvicina di un centimetro alla comprensione dei fatti e soprattutto del futuro.

 

Servirebbe ben altro e ben altre consapevolezze.  Ma chi ce le ha nel panorama attuale? E chi può formarsele nell’attuale oscurità e nebbia del pensiero?

 

Un esempio di doppia, tripla, obnubilazione la rinveniamo facilmente nel Belpaese, immerso – e ben gli sta – nella confusione totale connessa all’inevitabile esplosione di squilibri demografici (noti ed ignorati da oltre un trentennio) e nel vuoto di prospettive determinato dalla “fine della politica” instaurato in Italia all’indomani di “mani pulite” e all’ombra del berlusconismo.   Con un Partito “democratico” schierato a destra (rispetto a tutti i parametri da Bobbio a Evola) ed un’opposizione virtuale oppure ispirata dalla “polenta taragna” come misura di civiltà autoctona, ovvero con una setta privata camuffata da risentimento popolare, è evidente che il Paese è privo di qualunque prospettiva.

 

Miracolo che galleggi.  A conferma che la maggiore qualità vitale dell’Italia è la sua capacità di sopravvivere in assenza di qualunque direttiva politica reale.   Così non sorprenda che – nell’attuale oscurità globale – noi si taccia e ci si limiti ad una lagna inconsistente sui “guai” che ci capiterebbero in ragione della nostra collocazione geografica (peraltro la stessa che ci aveva consentito il “Rinascimento”…).

 

Ed è forse il passato che ci consente di sederci all’inconcludente tavolo di Amburgo.  E meno male che ci abbiamo mandato un politico che – bene o male – sa leggere e scrivere.  Domani chissà…

 

 

 

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