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13/12/2013

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uova-schiuse

Le uova di serpente – depositate con cura nell’ultimo ventennio nel terreno “concimato” nei quindici anni precedenti (quelli per intenderci caratterizzati dall’omicidio di Aldo Moro…) si stanno schiudendo una ad una: le cronache della settimana ne abbondano e ne annunciano altre per i mesi a venire.  La realtà del Paese non corrisponde in nulla al retorico trionfalismo del “Leone di Pisa”, né – purtroppo – all’ottimismo “di strada”  (sorrisi, motti e strette di mano per la via, sui treni e – insomma – dove capita) del nuovo Segretario del Partito Democratico eletto “a furor di popolo” con il solo dichiarato intento di cancellare la vecchia insopportabile e fallimentare (per i cittadini) “nomenklatura”.

Mentre si moltiplicano proteste, agitazioni, movimenti (spontanei e manovrati) ancora una volta va in scena una “faccia feroce” che da una parte è di latta e, dall’altra, non vede l’ora di mettere in scena la propria “adamantina” sicurezza.  Il vice Premier e Ministro dell’interno Alfano (già “trionfatore” del caso Shalabaheva: “non so, non c’ero, non mi hanno detto nulla”) è all’avanguardia di questa linea: “provateci e vi faremo vedere…”.   Nel frattempo (ed ecco le uova di serpente) la schiuma fascista e tutto il qualunquismo nazionale viene allo scoperto e tenta di inserirsi in un movimento che fondamenti e richieste reali.

Nel frattempo nel disinteresse generale lo “Zorro” Berlusconi vaticina la “rivoluzione” se mai scattasse per lui il trattamento riservato ai cittadini “normali”.  Non sia mai…

Sull’altro versante Il Presidente del Consiglio “brucia” furbescamente l’“amico” Renzi e vara una riduzione del finanziamento pubblico ai Partiti: anche qui niente paura perché “i privati” potranno donare fino a 300mila euro.   Nessuno dice perché mai dovrebbero farlo se non per lucrare nei processi di privatizzazione (leggasi “regalo” agli imprenditori amici) ovvero vedere sostenuti i propri interessi corporativi (tariffe, agevolazioni, protezione): insomma perpetuare la delega in bianco al settore privato della politica industriale (delega che ha polverizzato l’apparato industriale del Paese impedendo di fatto ogni progetto sulla falsariga di quanto fatto anche dai “minori” Paesi industriali bloccando o rallentando il declino) e, naturalmente, anche del settore bancario.  Con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.

Naturalmente il decreto sul finanziamento ai Partiti non menziona alcuna riduzione della spesa considerata la pressochè totale assenza di “ritorno” delle ingenti spese collegate alla politica.  Se i cittadini seguissero i dibattiti parlamentari (ormai variamente inferiori a quelli dei “Bar Sport” di tutta Italia, chiederebbero immediatamente il “rimborso del biglietto”…).

E qui si ritorna ancora una volta sia alla voragine aperta dalla sentenza della Corte Costituzionale che non ha soltanto riaffermato la necessità della riforma elettorale o indirettamente esposto il nodo della “legittimità” degli eletti, quanto piuttosto indirettamente confermato l’esproprio di rappresentanza durato per anni.   Temi questi affrontati – sia pure con pudicizia – da Stefano Rodotà che – al contrario della pletora di “costituzionalisti” (i quali alla stregua dei sondaggisti si moltiplicano quotidianamente ed ormai ricoprono il ruolo della chiromante di Mitterrand) mette il dito nella piaga che si agita nei movimenti di “piazza”.    Un leader dei “forconi” esprimeva con franchezza il concetto “credono che lo Stato sia loro proprietà privata”: ecco il nocciolo del problema.   A sua volta frutto dell’uovo di Colombo politicante: eliminare di fatto il “fastidioso” meccanismo elettorale.   Naturalmente dopo aver evitato per mezzo secolo controlli, funzionalità e neutralità della burocrazia.

Sorprende che il Capo dello Stato faccia appello ai responsabili (collettivi, anche se non in eguale misura) per modificare lo stato di cose da essi stessi determinato.  E dunque sorprende meno la reazione grillina.

Conclusione.  Siamo al secondo decreto sul finanziamento pubblico (invano rifiutato un ventennio fa dal referendum popolare…).  E comunque “partirà” – udite, udite – nel 2017: un’altra “promessa” mantenuta dal “Leone di Pisa”.

Seconda conclusione mentre tutto ciò – non – accade, Berlusconi proclama che Craxi non ha mai preso una lira di finanziamento da lui.  Forse anche il leader socialista lo amava.   Come le “olgettine”.

Intanto le uova di serpente non cessano di schiudersi.

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