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11/12/2013

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Mi “batterò come un leone”, così il “giovane Letta” (d’ora in poi connotabile come “Il leone di Pisa”) in un empito di magniloquenza rispondendo – prima di ottenere la prevista fiducia – alle contestazioni alla Camera dei grillini già a loro volta sotto (peloso…) tiro per le “scivolate” di Grillo sui poliziotti “incoraggiati” alla sedizione ed essi stessi probabilmente “colpevoli” di una qualche solidarietà con i manifestanti degli ultimi giorni.   Ma vediamo se il dibattito giustificava una sortita così drammatizzante.

Si è andati dal “contatore della semplificazione” (delle procedure amministrative…) al “senso freddo della solitudine” (dei poveracci massacrati dall’incapacità governativa contro la crisi) : forse il primo è la terapia del secondo, almeno se si prenda sul serio il “ponderoso” pensiero programmatico di un bolso Presidente del Consiglio che subiva (rilanciandolo…) il rituale del nuovo voto di fiducia parlamentare (dopo l’uscita di Berlusconi e dei suoi ascari della neo-rinata Forza Italia) con una pazienza che nessun italiano può onestamente condividere.    Frasi fatte, sclerosi ideale, assemblaggio di saccenti luoghi comuni culminati con la solita litania del semestre italiano all’UE e della “storica” occasione dell’Expo 2015 a Milano.  In sintesi – e purtroppo – una nuova prova del distacco dalla realtà del Paese.  Un distacco aggravato dalla evidente incapacità di comprendere che il Paese era già in crisi strutturale prima – ripetiamo prima – della recessione.     I mesi e mesi trascorsi in una doppia “melina” (quella regalata al “caso” Berlusconi) e soprattutto quella dell’arroccamento irresponsabile (che ancora continua, cfr la riforma elettorale “ostaggio” della senatrice Finocchiaro) della nomenklatura politica.   Sul primo punto non è un segreto che già cinque anni fa (cinque) vari rapporti e studi ammonivano sull’effetto amplificato che la crisi avrebbe avuto nel solo Paese europeo (come e peggio della Grecia, certamente più della Spagna) imbozzolato in storico e cumulato deficit di modernizzazione.   Sul secondo c’è poco da dire all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale che ha completamente (anche se forse non del tutto consapevolmente) svelato il pluriennale esproprio dei diritti elettorali del popolo italiano.     Aver fatto finta di nulla per anni non è bastato…

Alcune “perle” di Letta: “Senza l’Unione Europea ripiombiamo nel Medio Evo” e poi… populisti e xenofobi imparino: “senza Europa non c’è salvezza per nessuno…”   E ancora: è grazie all’integrazione europea che è saltata l’Unione Sovietica (evviva!), ma purtroppo l’Europa ha “le batterie scariche” .   A noi sembra che le batterie scariche le abbia proprio lui.       E, comunque, se si intenda – da qui al prossimo maggio elettorale europeo – chiudere almeno un po’ il fossato che si è cristallizzato  tra istituzioni e progetto europei da una parte e – dall’altra –  i cittadini, i loro bisogni e le loro aspettative, appare preliminare il silenziamento della vuota retorica del “Nuovo Inizio” lettiano.   Insomma non ripetere l’infelice esperienza del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia (sic…) e rassegnarsi – una volta per tutte – ad un pubblico e generale dibattito sulle “ragioni europee”.     Altro che lamentazioni per la mancata parola all’Europa ai funerali di Mandela, e altro che queruli – ed infondati – compiacimenti del ridente Saccomanni.

Intanto “Poche parole, buoni esempi”.  Questa la pirotecnica chiusa del giovane Letta.    Esatto: taccia.   O si trovi uno “speech writer” meno avulso dalla realtà quotidiana – e storica – del Paese.   E anche meno aggressivo vista la violenza (e sia pure contro-violenza…) verbale dispiegata contro Grillo e – al passaggio – contro  le manifestazioni che stanno investendo l’Italia in una sorta di “salsa cilena” (ovviamente incoraggiata dallo Zorro nazionale. ovvero il decaduto” Berlusconi, reincarnato nell’ “amico” dei camionisti e dei “forconi”).

Insomma – per una volta – non si può più parlare di situazione grave, ma non seria (“Italian Style”…): questa volta i due aggettivi vanno di pari passo e – paradossalmente – forse questa consapevolezza è l’unico dato alla lunga positivo che si ricava da una ben triste giornata.  E, certamente, le prossime non cambieranno grazie soltanto alla “sveglia” renziana delle 7 e 30.

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