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06/12/2013

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Una assise di anziani giuristi conservatori (la Corte Costituzionale) si è trasformata in un gruppuscolo di “indignados” ed ha gettato una bomba ad orologeria nella morta gora del Palazzo la cui insostenibilità non richiede più per essere dimostrata le invettive di Grillo, ma più semplicemente il ricorso alla più banale delle razionalità.   E questa – per incredibile che possa sembrare – è stata la misura centrale della decisione annunciata.   Ovvero che un sistema di rappresentanza basato sulla castrazione (di diritti politici, per carità) dei rappresentati non corrisponde a vari punti fondanti della Costituzione (sì perchè anche l’Italia ha una Carta che magari non sarà la più “bella del mondo” ma che sola legittima la non facile convivenza dei 60 milioni di abitanti del Belpaese…).

Fatta questa premessa, a cui va aggiunto l’auspicio che i “colpevoli” di questo miracoloso risveglio non facciano la fine del dinamitardo repubblicano Guy Fawkes e dei suoi accoliti antimonarchici (tra i quali un Gesuita, tal Garnet …) che, in quanto colpevoli di aver tentato di far esplodere Re Giacomo I con tutto il Parlamento di Westminster il 5 novembre 1605, vennero condannati – dopo adeguata tortura debitamente autorizzata dal Re – ad impiccagione, decapitazione e squartamento finale.    D’altro canto immaginarsi il neo-giudice Giuliano Amato con le sembianze di Fawkes (le stesse della maschera di Anonymous…) richiede una fede nei miracoli poco proponibile in questi tempi…

Certo è che questo fatto nuovo fa saltare le ultime residue speranze di conservare il “porcellum” e con esso vuoi la finzione bipolare (vera e propria camicia di Nesso impressa al pluralismo italiano in nome del mantra della “governabilità” (si è visto quale…) che ha appena “figliato” la “stabilità” (“cimiteriale” sfotte il Wall Street Journal”…) e via inventando nella speranza che gli italiani siano tutti completamente decerebrati dopo il ventennio berlusconiano.       Ugualmente certo – o quanto meno assai probabile – che il “miracolo” della sentenza abbia a che vedere proprio con l’avviso ultimativo lanciato al Parlamento (e a quelle che – con ortodossia d’altri tempi – definisce le forze politiche) per una attivazione immediata sulla riforma elettorale.  Un “monito” la cui urgenza proprio Amato (testè nominato dallo stesso Napolitano alla Corte) potrebbe aver rappresentato tra i colleghi giudici.

Lasciando da parte i retroscena della pronuncia, gli effetti difficilmente potranno essere contenuti: non si tratta infatti di partecipare al gioco dell’oca di identificare quanti “anelli” della catena vengano trascinati nella spirale giuridica della “illegittimità”, quanto di individuare le responsabilità non all’epoca dell’invenzione del “porcellum” (finalizzata dal dentista leghista – sic – Calderoli, nonché provocatorio alfiere del maiale musulmano…), bensì nella più recente congiuntura politica.   Si pensi ad esempio a come l’ex Segretario del PD Bersani condusse tutta la ultima campagna elettorale sul tema del premio di maggioranza e non sui contenuti (che peraltro non aveva…).   L’affossamento della riforma fu poi portato avanti con rocciosa caparbietà dalla ben nota Finocchiaro.    Ed ora qualcuno dovrebbe rispondere di queste responsabilità, mentre si spera (per “trascinamento”) che le elucubrazioni  di “riforma” istituzionale “stile Quagliariello” o – peggio – “Bicamerale” D’Alemiana vengano definitivamente sepolte.

Per chi vuol vedere, il problema non è affatto complesso ma assai semplice: la strategia di autoconservazione della cd “classe politica” (nomenklatura) è arrivata ad un punto morto per totale insipienza ed inettitudine nella gestione di un Paese in crisi strutturale (mai risolta e neppure scalfita nell’ultimo trentennio) inserito a sua volta in una crisi generale di cui l’Europa non è la periferia bensì l’epicentro, stante anche la capacità di rilancio (anche demografico con tutto quel che ne consegue) di aree e regioni “emergenti”.       Altro che di “austerità si muore” o correzione di rotta da “imporre” alla Unione Europea, qui si tratta di pagare i nostri conti, anzi i conti prima prodotti e poi nascosti da una classe dirigente il cui tasso di inettitudine è pari soltanto a quello della propria corruzione.

E’ sincero lo stupore di Berlusconi quando gli si prospettano i “servizi sociali” in quanto come si “osa” “rieducare” uno statista, un  grande imprenditore ecc. ecc..   Il punto è ma come l’Italia ha potuto accettare di conferirgli credenziali siffatte.   Altro che grazia “motu proprio”…..

E, ahimè, questo Caimano che ci trascina al rogo non è solo: qui ci sono tanti Caimani.  Ed è superfluo ricordare che i Caimani non mangiano Caimani.    Altre sono le loro facili prede….

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