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03/12/2013

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Un “Europeista convinto” così il giovane Letta si è autodefinito nella sua odierna “enciclica”, ovvero una conversazione all’ANSA infarcita – come al solito – di vocaboli stranieri a surrogare il vuoto pneumatico dei contenuti.   Eppure – dice lui – niente paura: l’anno che si chiude è stato un anno di “transizione”, ma il 2014 sarà l’anno giusto ed il 19/20 dicembre (ultimo “summit” europeo dell’anno) dovrà sintonizzarsi su questa “nuova” linea in particolare in funzione anti “populismi euroscettici”.

Dixit.   Certo perfino lui ammette che il debito è passato dal 105% sul PIL al 133%, e – pur non parlando delle catastrofi quotidiane che investono l’Italia – l’unico “merito” che può rivendicare è quello di aver rimesso il Paese “in carreggiata”.   La sua.     Non contento di averla sparata così grossa, ha attaccato il Commissario UE Ollie Rehn dichiaratosi non altrettanto convinto di questo ritorno all’ordine compiuto dal “Governo del Presidente” imposto al nostro Paese.   Anzi Letta non ha mancato di far capire che – nel rinnovo delle cariche europee previsto dopo le elezioni del maggio 2014 – difficilmente potrà contare sull’apprezzamento italiano (cioè il suo).  A buon intenditor…

Se fossimo “lettiani” con linguaggio “grillino”  diremmo che ai lecchini convengono solo altri lecchini.   Metta chi vuole “soggetto” e “complemento oggetto”.   Ma c’è di più: Letta ha incolpato gli studenti “in Ferrari” all’Università di sottrarre risorse agli studenti bisognosi.  E, tanto per andare sul concreto ha già falcidiato le pensioni non già “d’oro”, bensì quelle finanziate dagli stessi contribuenti di ceto medio.   Alla faccia della legalità (come ha annotato l’economista Boeri) i pensionati verranno sottoposti ad una tassazione più alta rispetto a quella di contribuenti del medesimo reddito.  Ma non pensionati…

Non pago della sua “performance” ed in attesa dello pseudo passaggio parlamentare (sorta di mini-fiducia” dopo l’uscita dal Governo degli ultras di “Forza Italia”…) ha dichiarato di ispirarsi a Papa Francesco e che il suo messaggio di concreta iniziativa riformatrice deve essere applicato al nostro Paese.  Non ha detto come ciò possa essere fatto senza un radicale ricambio di classe dirigente.  Il Papa lo ha fatto: qui non se ne vede neppure un pallido segnale, come dimostra la vicenda della mancata “riforma” della cosiddetta legge elettorale (meglio: anti-elettorale).

Per il momento le “disgrazie” si succedono alle disgrazie: da Lampedusa ad Olbia fino al massacro dei Cinesi di Prato.  Quest’ultimo particolarmente preoccupante.  E diciamo perché: nel passato i Sindacati italiani avevano lavorato (d’intesa con l’Organizzazione internazionale del lavoro, OIL) per armonizzare progressivamente diritti e condizioni in modo transfrontaliero, tendenzialmente globale.  Questa volta perfino la CGIL non riusciva ad articolare la minima presa di posizione a conferma di una sua omogeneizzazione all’indifferenza (ricordate il monito di Papa Bergoglio contro l’”indifferenza”, ovvero l’assuefazione all’orrore) e ai doppi e tripli “status”.  Ma niente paura: in fondo erano solo Cinesi…

Una buona notizia per concludere: le forze dell’ordine delle principali città italiane verranno dotate di “spray” al peperoncino temporaneamente invalidanti.   Così ci verrà risparmiato lo spettacolo dei calci e pugni, spesso conclusisi con lesioni fatali a sospetti e riottosi.   Dopo il flop del “braccialetto elettronico” (fruttuoso solo per i fortunati produttori e distributori) un’altra iniziativa riformatrice.   C’è da rimpiangere l’antica “boutade” del centro-sinistra italiano degli anni ’60 del secolo scorso: qualificatosi per l’introduzione del del codice CAP (riforma “qualificante”)…..

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