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26/11/2013

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Scordiamoci Re Lear e la tragica grandezza della vecchiaia dell’ingratitudine dell’amore e del disamore filiale: qui siamo ad un famoso “carosello” (“commercial” televisivo degli anni 50/60) che al robottino “faccio tutto mi” che chiedeva di essere premiato con il bucato si replicava con durezza “in casa c’è chi lo fa meglio di te e a lei dico ‘grazie Candy’”.

Questo è lo stato dell’arte a meno di 24 ore dalla decadenza di Berlusconi dal Senato e – lo voglia o no – dalla sua uscita dalla scena politica.    Il fatto che l’interessato non si renda conto che il suo ventennale bluff  è ormai finito dimostra fino a che punto lo si era lasciato “crescere” e dimostra anche – ancora una volta – il vuoto morale intellettuale caratteriale in cui vive ed opera.   Purtroppo per lui, ancora non vuole prendere atto che non egli stesso, ma altri lo avevano posto su quel trono di cartapesta.  Certo gli obiettivi sono stati raggiunti (ad esempio l’edificazione di una società autoritaria, ma “morbida”, lo spappolamento della generalità delle strutture democratiche come ad esempio i sindacati e così via), in breve la realizzazione del famoso “programma” Gelli.    Poiché questo vecchio membro della P2 non voleva rendersi conto di essere ormai diventato inutile ed anzi controproducente, lo si è lasciato “cuocere nel suo brodo”.   Ma ora basta: la “fuga” in extremis del sodale Cicchitto già passato dalla sinistra socialista (non è il solo…)  alla P2 era – da sola – un segnale incontrovertibile del crollo finale.

Davvero l’Italia è un Paese tristemente strano: mentre i Dalla Chiesa vengono mandati a morire nell’indifferenza generale (e con loro i Borsellino e tanti altri), gli Schettino (quello che aveva paura del “buio” ma non di fare lo sbruffone sulla pelle di centinaia di sventurati che gli si erano affidati) sopravvivono ad oltranza.    Il non essere “niente” non li condanna, ma anzi li aiuta in una sopravvivenza ad oltranza.   E questa è la via scelta (ma ne aveva altre?) da Berlusconi.    Non capisce, non può capire che ormai è solo d’impaccio.   “Amazzoni” più o meno isteriche a parte, è rimasto solo ed i suoi appelli sono soltanto fastidiosamente imbarazzanti.

Come aveva profetizzato vent’anni fa il “grand viveur” nazionale (“l’avvocato” Agnelli) sull’avventura politica di Berlusconi: “Se vince, vinciamo tutti; se perde perde solo lui”.   Ecco ci siamo: ha perso, ma solo lui.

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