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12/11/2013

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C’eravamo sbagliati. Proprio nel momento in cui si definiva Papa Francesco come “ammutolito” di fronte al dilagare della corruzione – tanto più colpevole in tempi di crisi poiché sottrae risorse e mina qualunque sforzo collettivo anzi lo svuota di senso e di credibilità – ebbene proprio in quelle ore Papa Bergoglio lanciava il più duro e sentito monito (meglio: condanna) ai “sepolcri imbiancati” che non solo danno “pane sporco” ai propri figli, ma sottraggono (ad esempio con l’evasione fiscale ma non solo) risorse allo Stato e pretenderebbero di “lavarsi la coscienza” donando una frazione del maltolto alla Chiesa.

A costoro Francesco rivolge l’anatema evangelico del “gettarsi a mare con una “macina” al collo e, dunque, sparire dal consorzio civile: cioè uscire definitivamente da una comunità alla quale non appartengono bensì a spese della quale prosperano colpevolmente.   Bene, anzi benissimo.    Ma non vogliamo qui commentare l’aspetto dottrinale (che evidentemente non ci compete) delle prediche mattutine del Papa durante le messe “private” del mattino nella Casa Santa Marta in cui risiede, piuttosto cercare di capire quanto nelle sue parole ci sia di risentimento morale, di fastidio quasi, per chi non danneggia soltanto il proprio Paese (in questo caso l’Italia) ma rende poco credibile lo sforzo di risanamento – dentro e fuori la Chiesa romana – in cui si è impegnato e che ritiene parte della propria missione.  In breve quanto queste siano parole – e sia pure assai riconfortanti – e quanto fatti per ciò che gli compete.

Ricordiamo a titolo di esempio come quel provveditore alle opere pubbliche Balducci non sia soltanto nelle piene attenzioni dei giudici per le malversazioni della “ricostruzione” dell’Aquila (una vergogna nel giudizio della UE e non un nostro vanto…) ed altro collegato con la cricca (assai cattolica a partire dal già famoso Bertolaso) della cosiddetta Protezione civile, ma abbia a lungo ricoperto la carica di “Gentiluomo di Sua Santità”.  Lo è ancora?  E se sì a che titolo? Insomma se al nostro Papa non mancano certo le parole (di cui anzi si studiano ora le “epifanie” talora sgrammaticate per le orecchie dei puristi ma certamente assai chiare), occorrerebbero fatti ugualmente da tutti riconoscibili. Ad esempio trasformare davvero gli ex conventi diventati alberghi a cinque stelle in ostelli: non c’è che l’imbarazzo della scelta nel reperirne gli ospiti: ad esempio quelli che si apprestano ad un inverno per strada.    In breve: le coperte e magari la zuppa non bastano…

Naturalmente le stesse domande vanno rivolte a chi ritiene di aver praticato esistenze “politiche” per il bene comune.   Qui suggeriamo un intervento forse minore ma ancora più dovuto del prezioso “buonismo” di Papa Francesco: ci riferiamo all’odioso caso della nave militare “Chimera” che dopo aver salvato profughi a mare li avrebbe minuziosamente depredati.   La stampa informa che l’inchiesta giudiziaria è in corso, ma i dettagli conosciuti sono agghiaccianti più che nauseanti: bambini perquisiti di nascosto e ricerche nelle biancherie intime delle donne quasi si trattasse di corrieri della droga e non di poveracci che non si fidano – giustamente– di nessuno.   Il “bottino” sarebbe di 80 mila euro e di vari “preziosi”.   Il prezzo pagato sarebbe la dignità del Paese.     In questo contesto il Presidente della Repubblica, che ha recentemente ammonito – in qualità di responsabile supremo delle Forze Armate – ad esercitare senso di responsabilità nella discussione sulle spese militari ed eventuali tagli (esempio gli F35…) potrebbe anche utilmente invitare i responsabili militari – a mare e in terra – a riflettere sulle conseguenze, non solo morali (o giudiziarie) ma direttamente contro lo Stato e la pubblica credibilità, di tali comportamenti.     Una volta gli sciacalli (ad esempio dopo i terremoti ed altre calamità) venivano passati per le armi: non solo e non tanto per la gravità dei fatti, quanto perché esplicitamente fuori – e contro – la comunità.  Ora – dopo i tanti e forse eccessivi per chi fa soltanto il proprio dovere elogi per i salvataggi a mare – tornerebbe forse utile cercare di non – dicasi non – tentare di “lavare in casa i panni sporchi”: insomma far chiarezza, non tentare di stendere un velo pietoso. O proteggere quelli che un profugo siriano ha così descritto: “quelli non erano soldati, quello era l’esercito di Alì Baba, ladroni”.   Dopo i funerali di Stato “in absentia” un altro trionfo della credibilità nazionale…

Nel frattempo risulterebbe che i due marò in attesa di giudizio in India sarebbero stati raggiunti dalle famiglie ed ora tutti godrebbero di sontuose vacanze nella Capitale indiana.   A spese di chi? Ovviamente di tutti noi.    Si noti che il Governo Giapponese – in caso di riscatto a seguito di sequestro di propri cittadini in zone a rischio – viene da questi debitamente rimborsato: da noi lo Stato sparagnino largheggia ad intermittenza con l’unico parametro del gradimento televisivo…  Di responsabilità manco se ne parla.

Di più, se qualcuno che può si ispira alle parole di Francesco, agisca di conseguenza.

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