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04/11/2013

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“Donna, madre di bambini”…   Così il prefetto/Ministro Cancellieri tratteggia il proprio intervento “umanitario” (come centinaia di altri…) a favore della rampolla di una famiglia amica “da sempre”.  E’ bastata questa incauta affermazione per scatenare il “peloso” buonismo nazionale: vedremo martedì in Parlamento se – anche su questo penoso caso – calerà un silenzio tombale in nome del valore “assoluto” (Letta dixit…) della stabilità.   Ma – un bel di – gli italiani giudicheranno l’intero “pacchetto” di questa governabilità d’accatto: degna di un Paese “banana” (non più e non solo il “Cavalier Banana”) bensì – lo ripetiamo – un intero Paese-banana.

Lo sfortunato evento ha aperto un fuoco di fila non già per chiarire le ragioni profonde di questa vergogna nazionale, quanto per cercare di imbarcare nel nuovo “colpo di spugna” anche il Berlusconi che “intercedeva” per la “nipote di Mubarak”: il fatto che l’intervento fosse sostanzialmente a difesa di un “culo” (così narrano decine di cronache e testimonianze) e non di una “mamma” disappetente (in quanto confrontata con il carcere) sparisce nel calderone che ha un solo senso: l’Italia è divisa in due, una minoranza che ha tutto – perfino diritti iper-umanitarii – ed una maggioranza che ha un solo diritto: il campionato di calcio.   Il resto è ad “libitum”.

La miglior foto di questo avvilente stato di cose è la polemica scatenata dal “grande vecchio” Eugenio Scalfari  (padre-padrone de “La Repubblica”) contro Grillo che – ove vincente (al voto…) – “porterebbe l’Italia alla rovina”. Purtroppo (per Scalfari) questa rovina già c’è.   Almeno moralmente e culturalmente e socialmente.  Non solo, ma una prova ne è anche questa  discesa in “campo” del più diffuso quotidiano nazionale contro un partito, chi lo dirige e chi lo vota.   Un evento che ricorda il peggior Murdoch, ma che non sarà seguito – come in Gran Bretagna – da sanzioni bensì da un’ulteriore canizza.   Ricordiamoci: in Italia tutto è lecito per chi fa parte del nauseante “pentolone”.

Quanto alla consistenza delle opinioni dell’“ottimate” a vita Scalfari basterebbe ricordare qualcuna delle sue nefaste “lungimiranze” tipo il “lancio” dell’indimenticabile democristiano Ciriaco De Mita come “innovatore” nazionale…  Da ultimo il “dialogo” metafisico in cui ha coinvolto Papa Bergoglio definisce un orizzonte narcisistico senza limiti e del tutto fuori dalla pesante realtà del Paese.        In questa “cortina fumogena” spariscono i dati di fondo ovvero il fatto che la sollecitudine della Ministro sia certificata soltanto per coloro che – essendo lei in primo luogo “un essere umano “ – fanno parte della sua cerchia.  E’ lei che li cerca, è lei che ripete la frase ossessiva “non è giusto, non è giusto”:  certo, non è giusto che una Ligresti venga trattata come un pezzente (=cittadino) qualsiasi.  Non solo ma “connection” filiale a parte (il “bravissimo” pargolo della Ministra “liquidato” a colpi di milioni di euro dal gruppo Ligresti), anche la madre ha una tradizione “immobiliarista” testimoniata dai 24 immobili da Lei dichiarati all’atto dell’assunzione degli incarichi governativi (non male per un ex funzionario dello Stato…).

Quanto a Scalfari, ricorderemo che in uno dei primi volumi da lui licenziati (l’autobiografico “La sera andavamo a Via Veneto” della metà degli anni ’80 del secolo scorso) venne sancita la definitiva superiorità di coloro che indossano mutande e non gli slip, indumento proletario ed intrinsecamente volgare.   Questo è il Paese, questi sono i suoi valori ed allora si può anche condividere la nenia “umanista” ed auto-giustificatoria della Ministro della Giustizia (sic).

Quanto alla giornata di oggi, un’acritica celebrazione del 4 novembre (tra vescovi e generali…) ricorda l’“inutile strage” della Prima Guerra mondiale come la definì Papa Giacomo Della Chiesa Benedetto XV che anzi si spinse ad affermare (a ragione) che questa costituiva il “suicidio dell’Europa civile”.  Da noi la si ripropone ancor oggi come fondamento dell’unità nazionale.  Davvero questo non è colpa di Grillo…  Forse le responsabilità del perpetuarsi del disastro nazionale vanno ricercate in chi – come il Premier giovane Letta – parla incautamente di “disfattismo” (termine messo in auge dal fascismo alla vigilia della catastrofe nazionale) per chi non vede – a differenza del Candide di Voltaire – che “questo è il migliore dei mondi possibile”.     Appunto: possibile.

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