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22/10/2013

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“Precipitosi”.    Così il giovane Letta ha pubblicamente e ripetutamente rimbrottato gli immarcescibili “Magnifici Tre” – Camusso Bonanni ed Angeletti – ritenuti colpevoli di possibile attentato alla stabilità (cadaverica) di un Paese che – a suo dire – sarebbe già passato dal fare alla “ripresa”.  Per non parlare della “detassazione” che non sarebbe di 14 euro bensì di… 15 al mese.  Calunnie, sempre calunnie.

Forse il Primo Ministro ignora che la decisione dei capi dei Sindacati confederali corrisponde perfettamente a quello che si definisce “il minimo sindacale”: quattro ore di sciopero frastagliato per regioni e, dunque, a “zero impatto” politico: insomma più che un grido, un sospiro.   Tanto per mostrare di essere ancora in vita.  Eppure è bastato per infastidire il narcisismo lettiano: dopo tutto i “maggiordomi” dell’attuale “commedia all’italiana” si sono presentati (nel disinteresse generale) senza che nessuno li avesse chiamati e questo non si fa, almeno non nelle case “per bene”.    Non solo, ma avendo di buon grado e da tempo accettato di entrare in catalessi (di buon grado, cioè senza i fragori con cui la Signora Thatcher sul serio “spezzò le reni” alle già gloriose “Trade Unions” britanniche), la riapparizione dei “Tre” costituisce – di per sé – un intralcio all’armonia della rinascita nazionale….

Il punto – naturalmente – sta altrove e lo dimostra la querelle intorno alla “simpatica” improntitudine con cui Maradona ha annunciato che i 39 milioni di euro “dovuti” ad Equitalia se li possono ficcare… in quel posto.   Mirabile sincerità e, d’altro canto, Equitalia (ma anche l’INPS “scoperta” mentre “cacciava” un pensionato per 1 (uno) centesimo con costi stimati di 223 euro) continua imperterrita a “fare il suo mestiere” che non è quello di stanare i grandi evasori, o realizzare una qualche equità fiscale, bensì di attuare il mantra della “Signora Omicidi” (dall’indimenticabile film con Alec Guinness e Michel Caine: ovvero che un bel bottino si fa con tanti piccoli soldini da tanta gente…  Con il risultato di non disturbare l’unico vero “patto sociale” vigente in Italia e cioè quello con i superricchi ed una vasta platea parassitaria assortita di elusione ed evasione.    Questioni che non sono all’ordine del giorno del Governo “del fare”.

Anzi esso si autoprotegge (“almeno fino al 2015”) con due scadenze del tutto irrilevanti per i destini nazionali: il semestre (dal luglio prossimo) in cui l’Italia avrà la presidenza di turno UE e poi – udite, udite – l’Expo di Milano 2015.   Ebbene la prima è più un onere routinario che un onore meritato e, comunque, più che portare vantaggi impone obblighi.  Quanto alla seconda – considerato il ruolo del leghista Maroni a capo della regione interessata – servirà soltanto (speculazioni a parte) a confermare l’evidente contraddizione tra un’Italia sempre più chiusa nel proprio declino e la rifiutata opzione dell’integrazione, dell’apertura e del cosmopolitismo.

Ciò non bastasse, il “bollettino” quotidiano offre altre sconfortanti conferme.  La “farsa” dei “funerali” di Agrigento (parole del Sindaco) lascia ancora una volta sul campo perfino il decoro nazionale: la presenza dei rappresentati del regime da cui i disgraziati eritrei fuggono con la traversata del deserto ed il finire in pasto ai pesci del canale di Sicilia e la continuata restrizione dei 156 superstiti nelle baracche di Lampedusa chiude l’affaire nelle solite secche che – prima che politiche – sono morali e culturali.

Bene ha fatto la Sindaco dell’isola Nicolini a chiedere al Quirinale che il 3 Ottobre divenga un nuovo Giorno della Memoria dedicato alle 366 vittime dell’Isola dei conigli, alle migliaia che già sono morti e forse moriranno e – soprattutto – a quella madre morta con il suo bambino venuto per attimi alla luce e ancora annodato a lei nel primo – ed ultimo – abbraccio.   Non sarà facile in un Paese che si impegna solo quando i fatti sono “a distanza di sicurezza”: la gazzarra intorno alla sepoltura del nazista Priebke, l’affollarsi di potenti proprio in questi giorni tra Auschwitz ed il Ghetto di Roma e, perfino, l’opinabile (ed opinato tra gli altri dallo storico  Carlo Ginzburg) dibattito sulla penalizzazione di qualunque forma di negazionismo (così come si è fatto con l’omofobia…) ci confermano che le leggi sono fatte in Italia per i morti e non per i vivi.     Costano meno… e non costringono a guardarsi dentro…

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