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04/10/2013

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L’indomani della patetica batracomiomachia parlamentare (“guerra dei topi e delle rane”, poemetto satirico di epoca omerica, poi integrato da Giacomo Leopardi nel 1831) che ha portato al ridimensionamento definitivo di Silvio Berlusconi e alla riproposizione “ad aeternum” della mostruosità “bipolare” (utile solo alla “nomenklatura” oggi passata dal “quando te ne vai tu, mi ci metto io…” all’“andiamoci assieme che tanto in fondo siamo eguali”: destra e sinistra, ovvero l’abbraccio appassionato tra i due ex giovani democristiani Letta ed Alfano…)  è stato marcato – come ormai a tutti noto – dal massacro dell’Isola dei conigli, di fronte a Lampedusa.

“Vergogna” ha tuonato l’ormai quasi afono Papa Bergoglio: già, ma per chi? Risposte ce ne sono, ma in numero tale da elidersi l’una con l’altra.  Approfittiamo dunque del coccodrillesco ammutolimento del “lutto nazionale” per qualche osservazione di fondo sulla condizione dei nostri “fratelli” e “sorelle”: di quelli in fondo al mare e di quelli che non lo sono ancora.

Ma – prima di tutto – sgombriamo il campo. Ma non solo dalla Pascale, da Dudù (il primo cane in Parlamento…)  e dalla “cacciata” di Denis Verdini dal già peccaminoso “maniero” di Palazzo Grazioli; quanto anche dalle forsennate dichiarazioni dei mostri leghisti che hanno accusato i – più o meno in buona fede – difensori dei diritti dei migranti (in particolare l’“orango” Kyenge, come la definiscono i “gozzuti” padani, e la puntuta Boldrini)  della responsabilità morale della strage. Le due infatti avrebbero suscitato (false) aspettative sul “lassismo” imperante nel Paradiso italico.  Mentecatti: loro, i leghisti.    Sotto questa crosta c’è però una confusione che – ancora una volta – conferma il distacco (questo sì) italiano dalla realtà.   Perfino, e purtroppo, il Presidente Napolitano è intervenuto suggerendo – ahimè – un pattugliamento militare delle – altrui – coste.  Allora forse sarebbe più sensato il “trattamento Cucchi” per gli “scafisti” colti sul fatto… E meglio perfino i farisaici “accordi di respingimento” in modo da affidare ad altri le “esecuzioni capitali”.     Più o meno il metodo “classico” con cui l’Inquisizione affidava al “braccio secolare” il corpo dell’eretico perché ne disponesse….

Il punto è che l’intero “sistema” nazionale è in preda  ad una sorta di strabismo congenito e galoppante: produce leggi a ripetizione e non applica quelle esistenti e, soprattutto, non riesce (o non vuole) pensare in modo razionale.   La criminalizzazione del movimento delle persone provenienti da aree altre dall’Europa (es. Legge Bossi-Fini) e, che siano rifugiati per le emergenze o “economici” non importa, come non importa il rispetto delle Convenzioni internazionali e/o del diritto umanitario ha prodotto un “ingorgo” (simile a quello carcerario  legato alla penalizzazione di tutto quello che è legato agli stupefacenti) di cui la tragedia dell’altra notte è solo un “tappa”.     In questa notte bigia, tutto è possibile e non resta che il grido dei Lampedusani “mandateci almeno le bare”.   Altro che corone gettate graziosamente in mare dal buon Papa Francesco.    O, su un piano più pedestre, liquidare – insieme alla famigerata Bossi-Fini – il pretesto per il mancato soccorso da parte dei pescherecci in transito per evitare (oltre alla “burocrazia”) il rischio di un’ incriminazione per il favoreggiamento (sic) di immigrazione clandestina.  Certo se questa revisione legislativa passasse ci priveremmo del “piacere” del milionesimo replay del canovaccio dell’italiano buono (quelli che i salvataggi i hanno fatti davvero) versus “Italiano cattivo” (quelli che hanno tirato dritto in mezzo ai moribondi), ovvero popolo buono/Istituzioni cattive.   Infatti credevamo che – dopo settanta anni – la pagina dell 8 Settembre 1943 potesse essere archiviata.

In buona sostanza sul piano interno è più che mai necessario sostituire all’attuale caos legislativo ed amministrativo certezze di procedure ed eliminazione di chiusure fattuali di fronte a cittadini non di etnia italiana che ormai lo sono però a tutti gli effetti.   Sul piano esterno (a meno che non si preferiscano i linciaggi “ritorsivi” di questi giorni in Madagascar di Europei che risulterebbero implicati nel traffico internazionale di organi tratti da bambini “indigeni” ) è arrivato il momento anche per l’ottusa Italia di prendere atto di quello che già un trentennio fa era stato enucleato dagli studiosi e dalla stessa OCSE come il nodo degli “Squilibri demografici e migrazioni internazionali” (cfr omonimo studio di R. Palmieri in “Politica ed Economia, 4, 1983).     In Francia i grandi demografi Pierre Chaunu ed Alfred Sauvy se ne erano già occupati fin dagli anni ’30 ed operativamente dall’immediato dopoguerra.   “Il Nord industriale e post-industriale del Mondo vive una crisi strutturale di denatalità, mentre il Sud (quello che una volta si chiamava “Terzo Mondo”) si mantiene in un persistente e sostenuto dinamismo demografico”…. Ed ovviamente i differenziali delle “piramidi delle età” tendono a ripianarsi soprattutto in presenza di tuttora “mostruosi” ed opposti differenziali di reddito ed opportunità.     Fenomeni planetari che nessun Club di Roma (quello dei “Limiti dello sviluppo” di Peccei) e/o nessuna Trilaterale neo-malthusiana sono stati in grado di controllare.  Neppure a fronte di un panorama dell’economia internazionale completamente (e non solo in peggio…) mutato.

Per l’Italia (la famosa “portaerei naturale” protesa nel Mediterraneo di Mussolini ed il recordman europeo di invecchiamento e contrazione della popolazione) il problema non è evidentemente teorico (o di “transito” verso il “Paradiso europeo”) ma – come si dovrebbe capire .- di stringente attualità e di lunga durata.    Dire – come ha detto la Ministro degli Esteri Bonino – che il nodo è la guerra, o le carestie o il legittimo desiderio di una “vita migliore” (Bergoglio) vuol dire sottostimare un fenomeno e non capirne le ineliminabili causali. Meglio. Le mai “corrette” causali.

Come direbbe il Papa Francesco: “mi viene un “dubbio”, che non capiscano che – se il denaro si muove su scala globale in secondi – anche gli uomini e le donne (i “fratelli” e le “sorelle”) aspirino ad un trattamento perlomeno simile a quello dello “sterco del demonio”.    E non è certo con il replay di scandalose campagne come quella radicale della fine degli anni ’70 del secolo scorso sullo sterminio per fame (una manovra politicamente diversiva trasformatasi in vicissitudini carcerarie simili alla “ricostruzione” dell’Aquila) che si potranno risolvere nodi come quelli messi in luce dallo sterminio di Lampedusa.  Né tanto meno con la super-“pelosa” cooperazione allo sviluppo italiana.

Almeno questo lo devono a quei poveri morti.

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