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04/10/2013

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Vittoria, tremenda vittoria.  Già ma chi ha vinto?   Certo non il topino (ricordate due settimane fa “il Ruggito del topo” che facilmente prevedeva il “game over” dell’unto del Signore?) che si è trovato infine nella condizione del topo in trappola che affida l’ultima speranza al “mostrare la pancia” e sperare nella clemenza del suo – dei suoi – boia.

E’ ciò che ha fatto Berlusconi piroettando di fronte al rifiuto della “capsula di cianuro” imposta – invano – ai suoi scherani, falchi o colombe che siano.   Dunque lui (almeno apparentemente… e lo vedremo) non ha vinto.

Le “colombe” PdL non hanno vinto perché: nessuno esterno alla “nomenklatura” crede al loro “sofferto” impegno per il Paese in “deficit” di salvifica stabilità, peraltro benedetta da Merkel, Obama, UE, OCSE, FMI, BCE, Cardinal Bagnasco a nome dei vescovi italiani, e probabilmente da Papa Francesco nei ritagli di tempo lasciatigli dal dialogo sui “massimi sistemi” innescato dal suo “alter ego” laico Eugenio Scalfari.    Qui c’è un ulteriore dubbio perché l’approvazione pontificale contrasterebbe con l’appello papale “non siate tristi”: e come non esserlo dopo i discorsi del giovane Letta in cui nulla, ma proprio nulla, interessa ai ceti subalterni e alle “persone di buona volontà” che pure esistono in Italia.

Eppure la vittoria sembra arridere proprio al Presidente del Consiglio “pro-tempore” come l’aveva definito (se non erriamo) la “Volpe del Tavoliere di Puglia”, D’Alema.    Un pro-tempore fissato oggi dal Letta medesimo grosso modo fino alla fine dei secoli: tempi “tecnici” di uscita dalla crisi – in cui peraltro si sprofonda di giorno in giorno -, scadenze internazionali e – soprattutto – in sincronia con gli accordi “segreti” con i più forti dei suoi competitori politici.     Tutto ciò detto, ha vinto con la sola carta dell’ “horror vacui” in cui si trova l’Italia.  Oltre evidentemente ad un uso sapiente degli “skills” della vecchia scuola democristiana, probabilmente rafforzata dai consigli del “vecchio” zio Gianni: appunto Letta.

In breve. Il compito in classe è andato ancora meglio della “verifica” compiuta con il Presidente Napolitano.

Non ha vinto il PdL che ora si trova all’interno di una viscida spaccatura tra il PdL di Berlusconi, il PdL del Velociraptor Formigoni, il PdL della sognata (dai soloni del PD) “Destra Europea” ed altre variegate frange, tipo il “Gruppo Cicchitto” già socialista “Lombardiano”….

Ha forse vinto il roccioso PD di Epifani, Bersani, D’Alema, Cuperlo e compagnia cantante?  Beh, forse sì se l’obiettivo strategico era la piena restaurazione (dopo vent’anni di “traversata del deserto”) della Democrazia Cristiana al vertice del Paese con loro medesimi nel ruolo subalterno di comprimari “responsabili” (di che?, verso chi?).  Alfine ce l’hanno fatta ed infatti (una per tutti) la super-rocciosa Finocchiaro lo ha sintetizzato esprimendo “di tutto il cuore” l’auspicio di lunga durata al glorioso giovane Letta.  Visibilmente galvanizzata ha anche fatto tutti i suoi auguri alla “nuova destra”, “Sol dell’avvenire” per l’Italia.

Certo hanno vinto i “poteri forti” de “noantri”, che dopo aver digerito i frutti (per loro) del berlusconismo, procedono il più speditamente possibile alla liquidazione del “faccia di c” nazionale.   Sperando di riguadagnare (per quel che conta) la propria credibilità.

Chi ha perso (perché ogni vittoria ha i suoi perdenti)?   Beh l’Italia e gli Italiani, nuovamente e ripetutamente presi per il “c”.    E ridotti a dannarsi non solo per il 13% (40% per i giovani) di disoccupazione, per le striscianti manovre restrittive (sic), ma anche per i “giochetti” su IVA, IMU, TARES, e mortifera compagnia.  Ovviamente poi non una concreta parola sulla restituzione della sovranità elettorale ai cittadini, non un’ analisi sul perché (per colpa di chi) l’Italia, che aveva sorpassato il Pnl Britannico ed eguagliato quello francese, ora si trascina in prossimità dei “valori” spagnoli: ci sono voluti vent’anni per scendere e ce vorranno quaranta per ricostruire il Paese (stima ISTAT) e – magari – finalmente cominciare a modernizzarlo.  Di fatto la Lunga Marcia cominciò con il “primo passo”: oggi questo non c’è stato né in Senato, né alla Camera.   E, naturalmente, non c’è stata una sola parola sui grandi temi e sulle connessioni di fondo che legano l’Italia (quella vera, non quella dei “commentatori” politici) all’integrazione regionale Europea e alla cooperazione multilaterale.   L’unica “globalizzazione” che conoscono è la dislocazione produttiva a fine di profitto, l’unico intervento “pacifico” nelle relazioni internazionali sono circa 9mila soldati italiani per il mondo (poco meno del 10% sulla non piccola consistenza delle nostre Forze armate) e gli F35, ciascuno dei quali costa più dell’intera rete diplomatica, culturale e commerciale dell’Italia in tutto il mondo e presso tutte le Organizzazioni internazionali. Altro che ruolo pacifico dell’Italia nel “concerto” internazionale.   Senza contare che l’unica proposta “creativa” è l’EXPO 2015 di Milano di cui per ora si conoscono solo le connessioni speculative domestiche e localistiche.   Altro che rilancio internazionale del Paese.

Peggio si è allargato ancora più il fossato che divide il Paese dalla sua classe “dirigente”, confermatasi asfittica ed autoreferente.   Ed il “topino” ha guadagnato ancora qualche ora  di sopravvivenza e di controllo sul suo “Partito” e – magari – la rinnovata ammirazione di chi vorrebbe poter disporre della medesima improntitudine.   Forse – paradossalmente e considerate le circostanze – ha vinto lui ancora una volta.

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