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01/10/2013

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“Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente”.    La celebre frase del grande autocrate e fondatore della nuova Cina – il Presidente Mao, il “Grande Timoniere” – rischia di essere polverizzata nell’Italia dei paradossi e delle menzogne come abito di vita.

Certo il caos lo abbiamo e in dosi massicce, ma è più che dubbio che la situazione sia, o possa diventare eccellente.   I tredici poveracci venuti dal “Terzo Mondo” frustati ed affogati su una delle più belle spiagge siciliane (vittime della “commercializzazione” di migrazioni planetarie e della cecità italiana sulla nostra collocazione nel vasto mondo) rischiano di diventare la metafora non solo del futuro che ci attende, ma anche del beota presente in cui siamo imbozzolati.

Ridurre la nostra congiuntura (e la sempre più pesante eredità di un ventennio “horribilis”) al solo “caso Berlusconi” ed immaginare che la politica – questa politica – possa risolvere entrambe con i soliti artifici di vertice, è pura illusione e – giorno per giorno – fa peggiorare la contabilità del naufragio e rischia di renderlo irreversibile.  Pretendere poi che l’appartenenza al G8 – o il ruolo italiano nella UE – siano scialuppe sufficienti per un salvataggio in extremis costituisce l’ultima illusione.   L’orchestra suona, ma il Titanic affonda.

Il capofila è naturalmente il Caimano che alterna (nello stupore internazionale) mattane simili all’Hitler dell’assedio finale al bunker di Berlino alla nevrotica ripetizione dei trucchi utilizzati  nel ventennio da lui contrassegnato.  E – perfino ora – c’è chi lo ascolta o farnetica di “aiutare la destra” a trovare la dimensione del Partito popolare europeo.  Sic.

Nessuno (o quasi) si pone il problema di riportare le decisioni al popolo italiano, che – anzi viene tenuto accuratamente all’oscuro come un “terzo incomodo” da tacitare alla meno peggio e, comunque, da escludere da ogni futura “soluzione”.   La questione della legge elettorale è emblematica: la semplice proposta di alcuni mesi fa del radicale (e PD) Giachetti di cancellare il “Porcellum” e, dunque, di ritornare automaticamente (in attesa di tempi migliori…) al precedente – e decente in termini di rappresentatività – “Mattarellum” è stata cassata proprio dal PD: dai Bersani, dalle Finocchiaro e fantasmi associati.   La proposta – che avrebbe salvato il salvabile – era infatti “divisiva” rispetto all’amato PdL.  Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, zero riforma ed annuncio di maggiori inciuci.

Va notato che i “grillini” furono l’unico grande Partito a votare in favore della proposta Giachetti.     Ed ora che – ovviamente Grillo non si fida più e tenterebbe il “tutto per tutto” – lo si accusa di essere lui il sostenitore del “porcellum”.  E, con l’occasione, si colpevolizza anche il Giachetti medesimo.  Davvero l’impudenza stalinista di certi personaggi del PD è pari soltanto alla loro libidine autoritaria (per non parlare dei casi di “affarismo” che scoppiano a ripetizione) che copre un incoercibile complesso di inferiorità piccolo-borghese.

Con premesse siffatte il dibattito/scontro di domani in Parlamento si annuncia come la premessa delle nuove “vergogne” che avevamo annunciato dopo la prima mossa del Caimano/biscazziere (dimissioni dei parlamentari/cavalli senatorii di Caligola): si prepara infatti una mega-scialuppa (non per il Paese!) bensì per quella parte dell’“Armata Brancaleone” del PdL che rifiuterà la capsula di cianuro (come i gerarchi nazisti) e preferirà il traghettamento sul bastimento PD.   L’accoglienza sarà pronta e festosa con l’assistenza del sempreverde Casini, della mutria di Monti, la levità di Montezemolo.

In fondo – a meno di altri colpi di teatro di Berlusconi – il compito del giovane Letta si annuncia facile.  E in ogni caso il suo “tutore” gli ha già assicurato la sufficienza piena.

Purtroppo la Commissione “esterna” (l’economia, l’occupazione, la decrepitezza nazionale, il malumore dell’assenza di prospettive e dell’affollarsi di bugie e mezze verità) non sarà altrettanto benevola.   Ma il vero punto dolente dell’Italia sta proprio qui: tra chi vuole semplicemente (?!) tornare ad un’inesistente “età dell’oro” della Patria e chi vuole – o necessita – un radicale rinnovamento.   Per questo, non Letta e nessun “compare” della nomenklatura offre alcuna prospettiva.

Grande è disordine sotto il cielo, la situazione non è eccellente.

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