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27/09/2013

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Il Signore non paga il sabato.  Così ci insegnavano i buoni genitori cattolici. O semplicemente quelli per bene.

Qui qualcuno si è dimenticato di questo chiaro, semplice, onesto precetto per diciannove anni, un ventennio intero: l’era berlusconiana è arrivata al suo termine e la classe politica “cade dal pero”: anzi tanto più è in alto e tanto più (la mela di Newton…) cade rovinosamente.

Poiché nessuno impara dai propri errori (meglio: quasi nessuno) da oggi potremo assistere ad inimmaginabili vergogne che – peraltro – non risparmieranno né ulteriori danni al Paese, né nuove cecità.   La speranza è soltanto che dalla catastrofe, né più né meno che da una guerra (comunque persa) si possa por mano – come sempre accade –  alla ricostruzione: a meno che la (meritata) “retribuzione” non comporti – sic et sempliciter – l’autoaffondamento dell’intero Paese.  Vittima del complesso Schettino: con la differenza che il “Lord Jim” della Costiera amalfitana ha dovuto accontentarsi di un solo naufragio, mentre la “nomenklatura” italiana ne ha accumulati un numero pressochè infinito.  Soprattutto nell’ultimo ventennio.

Ciò premesso, ricostruiamo brevemente la giornata di ieri.  I “giuratori” di fedeltà al padrone hanno trasformato in un ridicolo (ed illegale) impegno scritto la loro canina (ci scusino i cani) riconoscenza verso chi li ha trasformati (a spese nostre) da “Carneadi”  in ben retribuiti “Padri della Patria” intruppati in un “Partito” senza storia, senza valori, senza linea altre da un coagulo di cialtronerie, qualunquismi, egoismi sociali, pseudomoralismi, decadimento civile ed intellettuale miscelati in un  marketing, tanto da quattro soldi, quanto (ahimè) efficace.

Il secondo “evento” della giornata era la puntuta, ma totalmente ineccepibile replica del Presidente Napolitano dove sotto quell’aggettivo “inquietante” (riferito all’iniziativa eversiva dei giuratori e del loro committente) pareva celarsi – finalmente – il coraggio e la dignità di chi rappresenta un Paese e non una congrega di furfanti disperati ed omertosi: in breve (per chi si ricorda il grande film di De Sica)) un riscatto da “generale” Della Rovere.    Dovrebbe durare e – se sarà così – potranno essere dimenticati i tristi ricordi delle tante occasioni in cui venne fornita all’attuale “pregiudicato” (chi l’avrebbe mai detto…) una patente di credibilità e legittimità che il vecchio democristiano (e Costituente) Presidente Scalfaro mai concesse.

Il terzo  evento consiste nell’allucinante cronaca del dibattito parlamentare del pomeriggio  sul finanziamento ai Partiti (ancora…) in cui dapprima cerbottane di sterco, poi vere e proprie “cartate” di escrementi venivano scambiate tra gli “onorevoli” che si accusavano reciprocamente di essere stati eletti senza voti (è la regola del “porcellum” e delle farsesche primarie dirette o in rete).  La perla più “divertente” era la “rivelazione” che nel M5S si è realizzato il capolavoro della madre “senatore” e della figlia “deputato” (per il nonno si troverà una Presidenza…).   Insomma uno “sganciamento” totale tra rappresentanti e rappresentati:  una situazione che fornisce l’unica giustificazione plausibile per l’ostinato e complice “tic” del PD di definire il PdL un grande Partito del Centro-destra….

Il quarto evento  (se tale può essere definito) è la stizzita e minacciosetta dichiarazione “transatlantica” del giovane Letta il quale si è visto declassare le proprie vacanze di “lavoro” a Nuova York (c’erano proprio tutti: oltre a D’Alema, Pannella, Bonino, perfino Casini… e chissà quanti altri…) in una estemporanea sortita per vendere (oltre a sé stesso ed al suo Governo bipolare e di “salvezza” nazionale) la credibilità italiana: un po’ come al circo sul trapezio con in più l’aspettativa di vendere all’asta ciò che è già in saldo, cioè l’Italia.   Vedremo nei prossimi giorni come “laverà l’umiliazione” inflittagli mentre si pavoneggiava oltre-Atlantico.

E, d’altro canto, va detto che il Caimano – dopo aver passato un ventennio a “sputtanarsi” di persona  in campo internazionale (passando dall’inginocchiamento al suo primo G8, alle corna al summit europeo, al bacio della mano a Gheddafi fino al culmine del telefonino di fronte alla “culona” Merke lin protocollare attesa…) è riuscito questa volta (senza muoversi da casa, anzi stando a letto con Francesca e il cane Dudù e solo schioccando le dita) a trascinare con sé l’intero Paese proprio quando si cercava di dargli una vernicetta di credibilità e di autotutela finanziaria e a riportarlo allo status a lui congeniale di “Banana Repubblic”.     Ma questo (anche a prescindere dall’offesa a Letta, e a tutti noi) è il prezzo da pagare per l’irrisolto nodo del rapporto tra l’Italia e il vasto mondo.

Il quinto ed ultimo evento è il moltiplicarsi di prove, dichiarazioni e così via che il ventennio berlusconiano aveva un solo (ma davvero?) scopo: quello di salvare e moltiplicare la “roba” del suddetto: quella visibile e quella “spalmata” in tutto il globo.    Ed in più massaggiare il suo ego e sperimentare il “neo-governo” come forma sublime di espropriazione non fisicamente violenta della sovranità popolare.  Ha funzionato (ed ha fatto proseliti anche in Italia…) ma ricordiamoci che il Signore non paga il sabato.

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