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25/09/2013

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Mentre il “Gotha” della borghesia “compradora” italiana passa le vacanze autunnali a New York ai margini dell’Assemblea generale dell’ONU, il Paese registra un doppio smacco: Telecom passa sotto il controllo della spagnola Telefonica e l’Alitalia (alla canna del gas…) aspetta il “clemente” intervento di Air France KLM, proprio quello rifiutato qualche anno addietro da Berlusconi quando avrebbe salvato Compagnia ed occupazione.

Lo spettacolo è doppio.    Tra i grattacieli di Manhattan il loquace “giovane Letta”  definisce la maggioranza “monstre” di Roma come “grande coalizione” e “soffia” così il primato alla Merkel, poi tenta di dipingere l’affare Telecom come esempio di integrazione europea e poi – dopo tutto – Telecom è una compagnia privata: quindi sono fatti loro e poi… privato è bello. Ed infine con tempismo teatrale va a Wall Street a lanciare la “Final Sale” (la svendita finale) del nostro Paese agli investitori di buona volontà (gli stessi che affollano le svendite giudiziarie… della bancarotta italiana).    Ma non è il solo a New York: c’è anche il “Guru nazionale” Pannella con la Bonino (Ministro degli Esteri…) al seguito, e c’è anche l’ex Primo Ministro D’Alema, già definito capo della “Merchant Bank” di Palazzo Chigi che indusse il vecchio Cossiga (già suo garante e mallevadore della “sinistra” al Governo…) a dire che quei “ragazzotti a Palazzo Chigi” stavano “esagerando”…

In Patria l’anziano Presidente copre tutti i ruoli e tenta di bloccare l’impazzimento della  mayonese nazionale, ormai terremotata dalle Marine, Barbare, Francesche Pascale da Fourigrotta (“meno male che Silvio c’è”…) ed il cane Dudù.   Il tutto in attesa –trepidante– del Congresso PD di Natale: “mo vene Natale, nun tengo denare, me fumo una pipa e me vado a cuccà…”.    L’imperativo patriottico rimane “Fiducia, fiducia” ed intanto della legge elettorale manco si parla, là dove si puole.  Anzi ferve il dibattito: su che?   Sulla ludopatia (ossessione per il gioco d’azzardo che divora i disastrati italiani nel numero record di 3 milioni) che il primo Gabinetto di “sinistra” stimolò adeguatamente con la “legge Bingo”, così cara a D’Alema.

Eppure la classe “dirigente” reagisce e “La Repubblica” (proprio lei!) parla di “Norimberga del capitalismo italiano”.   Certo ci vorrebbe un “processo”, tenuto conto che i due “casi” del giorno vengono da lontano ed i protagonisti sono ancora vivi e vegeti nonché personalmente sempre più ricchi grazie alle “privatizzazioni all’italiana” (altro che “patriottismo” dei “salvatori” di Alitalia…).    Un imprenditore italiano (peraltro anch’egli assai discusso) in privato diceva: “gli ultimi vent’anni hanno fatto molti ricchi e poca ricchezza”: era ottimista infatti la ricchezza (del Paese) l’hanno distrutta per arricchirsi.  C’è un solo punto: a Norimberga accusatori e giudici erano i vincitori, qui dovrebbero essere i perdenti, cioè tutti gli Italiani.

Dalla fumigante e mortifera ILVA, alla TELECOM (affidata ai “capitani coraggiosi” dall’esaltato D’Alema per finire al Tronchetti della rete di intercettazioni….), alla patetica Alitalia (quella che volava dieci volte al giorno negli Stati Uniti e abbandonava le rotte dell’Australasia e dell’America Latina dove si primeggiava) alla delega in bianco (mai vista negli altri Paesi industriali democratici) della politica industriale al monopolio di una classe imprenditoriale avida e scadente: il tutto con il contorno di un sistema bancario anch’esso privatizzato e svuotato di ogni funzione nazionale.   Ed i nomi dei possibili “accusati” della futuribile Norimberga sono sempre quelli… Ci sono tutti, come ora a New York, ed ancora oggi sghignazzano: esattamente come i “ricostruttori”  la notte del terremoto dell’Aquila.

Che altro dire?     Quanto a “loro” sarebbe meglio tacessero e ridessero poco.

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