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16/11/2012

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In significativa concomitanza con la violenta repressione a Roma esercitata alla manifestazione per la “Giornata Europea d’azione e solidarietà” indetta dai Sindacati europei, una “repressione a freddo” il cui scopo era evidentemente ammonitorio secondo i precetti a suo tempo dettati da un antico Ministro degli Interni (Il poi Capo dello Stato Cossiga) – precetti che devono essere ben presenti all’attuale Signora Ministro degli Interni e già per quasi un cinquantennio prefetto.   Ebbene mentre tutto ciò accadeva, si teneva in Campidoglio una cena di gala siglata Telecom, ma in sostanza riservata ai Membri del Club Bilderberg.    Ovvero di coloro che a suo tempo vennero definiti i “padroni del mondo”.

Dunque l’area governativa ed ufficiale della Capitale viene violentemente interdetta a studenti e manifestanti, ma si schiude nella magia capitolina ad un ristretto numero di partecipanti per un padrone di casa che più che Telecom era targato Palazzo Chigi.      Valga la testimonianza resa incautamente in televisione da una elegante e giuliva Ministro Fornero che dichiarava recarsi a cena su invito del Premier Monti.       Fin qui l’incrociarsi di cronaca mondana e cronaca poliziesca.

D’altro canto non propriamente di coincidenza si tratta.    Infatti il Club Bilderberg (dal nome dell’hotel di lusso in Olanda in cui si tenne nel 1954 il primo incontro) sorto in piena Guerra fredda su iniziativa del Principe Bernardo di Lippe consorte della Regina per “rinsaldare i legami tra Europa e Stati Uniti” o meglio con gli ambienti più conservatori d’Oltreoceano, prescindendo di fatto dalle rappresentanze democraticamente elette. E pertanto ha annoverato nel suo Gotha Capi della Cia, di multinazionali e compagnia cantante. Tutta marcata sul potere dei “pochi”.    Infatti, nonostante la riservatezza delle conversazioni, ne è noto l’orientamento conservatore, come pure va ricordato un altro “Club” nato nel medesimo ambiente – il Club di Roma – che già nel lontano 1972 teorizzava con un suo “Rapporto”, “I limiti dello sviluppo”, mirato a cristallizzare gli assetti e i rapporti globali di forza: dunque bloccare (con il pretesto della limitatezza delle risorse) ogni redistribuzione interna e planetaria.

E allora sorprende che un Premier così “tecnico” e così dichiaratamente (praticamente non si sa…) impegnato per la crescita, si “attovagli” (come si dice nell’Urbe) in questa compagnia certamente non proiettata verso il futuro.   Soprattutto quello dei “molti”.

 

 

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