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02/09/2013

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Certo, il topo continua a ruggire, eppure il ruggito somiglia sempre di più ad uno squittio disperato.    I ladri sono in casa e vogliono portargli via il SUO Partito, magari domani un po’ dei quattrini moltiplicatisi “miracolosamente” nel trascorso ventennio.     In ogni caso perfino l’ego più pateticamente ipertrofico non può controbattere l’evidenza di un’era finita e finita assai male con i pullman di fan prezzolati portatigli sotto casa.   Solo l’indulgenza dei cosiddetti “antagonisti” può permettergli di portare avanti alla meno peggio uno show incongruo, finito, ridicolo.

Il 9 settembre a Washington il Congresso statunitense dovrebbe dibattere le scelte di Obama per la crisi siriana (vedi nota odierna di Immanuel), a Roma in Palazzo Madama il Senato italiano dovrebbe decidere se applicare le proprie leggi o stracciarle sull’altare di un potere (l’“agibilità” sulla scena politica di un Creso decaduto da “unto del Signore” a “quidam de populo”) ormai in pezzi.    Una data e una coincidenza fatidica ed emblematica  del pozzo di insipienza in cui è caduto un Paese che – anche se mai veramente “grande” – ha annoverato esperienze, creazioni e personalità che hanno segnato la cultura occidentale e – talora – la sua capacità di misurarsi ed integrarsi con altre culture.

Che l’individuo Berlusconi segua i propri automatismi aggressivi era prevedibile e che si aggrappi a Pannella o a Violante pure, ma che i suoi antagonisti “bipolari” cerchino il replay della “vittoria” su Craxi di un ventennio fa (si è visto come è andata a finire….: dalla padella nella brace) è un po’ meno intellettualmente (e moralmente) accettabile.    Un esempio tra i tanti reperibili sul mercato della chiacchiera è quello della inverosimile auto-intervista del “rottamato” Veltroni che tuona non già per affrontare finalmente i problemi del Paese, bensì per scongiurare la fine (peraltro già avvenuta con il terzo incomodo dei 5S) di quello strumentale “bipolarismo” (meglio: biglietto per l’alternanza automatica e “di diritto”) che peraltro solo Berlusconi ha fin qui saputo utilizzare appieno.     Basti ricordare la lagna di Bersani alla vigilia delle elezioni: “non ci vogliono lasciare governare…”.     Ma non era la “grande destra” ad impedirlo, bensì il voto, la crisi di rappresentatività e l’assenza di progetto.

E’ evidente che tanta rocciosa insipienza non lascia presagire una grande svolta né il 9 settembre, né dopo.

Nel frattempo la drammatica crisi regionale nel vicino Oriente (ma già dovremmo dire globale) ha reso evidenti spezzoni di verità e ha portato con sé, se non un dibattito, almeno un alone di consapevolezza sul fatto che il mondo – neppure il nostro piccolo “mondo” – non ruota intorno all’ombelico (probabilmente flaccido a credere all’ingrata Minetti) del cavaliere disarcionato, o quasi.      Anche qui non ci si può che augurare che si diffonda la consapevolezza che “esiste una vita dopo il Cavaliere”.   Purtroppo gli ultimi a raggiungerla saranno i membri (a vita) della “Nomenklatura de Noantri” (un tema questo sulle cui premesse  Franca Bonichi dedica una nota “aperta” che pubblichiamo oggi).

Quanto agli “spezzoni” di verità quali i criptici accenni della Ministro  degli Esteri Bonino sui rischi di un intervento militare in Siria (la “punizione” reclamata dall’Amministrazione Obama, evidentemente dimentica delle ruspe del Generale Schwarzkopf sui fanti iracheni) e i dubbi del Ministro della Difesa Mauro che si possa andare oltre i 6/7 mila militari italiani già impegnati in vari scacchieri, insomma tutto ciò non esprime ancora una vera e propria riflessione politica, né un dibattito, ma certamente esce (forse a malincuore) dalla tradizione delle firme in bianco (bipolari…) su ogni rinnovo del “decreto missioni”.      E certo parlare del mondo e del ruolo dell’Italia è da un paio di decenni una bestemmia (o almeno una “sconvenienza”) per una classe politica tutta assorbita dal proprio ombelico.    Non vedono neppure più quanto sia flaccido.

Chiusura (semi) scherzosa.  L’ex Premier sta sbagliando alleati nella propria battaglia “finale”: piuttosto che il generoso Pannella (che già aveva pubblicamente dichiarato la propria intenzione di salvare a tempo debito “Silvio” dall’obbrobrio di Piazzale Loreto), dovrebbe invece rivolgersi all’amico (dei giorni felici nelle dacie ospitali…) Putin che ha già provveduto a “ridimensionare” il velleitario e moralista oltranzismo americano: figurarsi se avrebbe paura di Epifani o della Bindi….

Seconda chiusura (più seria).  Non è vero che Roma non guardi al mondo e pensi solo al destino di Berlusconi (e poi di Renzi Letta e compagnia cantante), infatti dalla finestra di San Pietro c’è chi parla: Papa Bergoglio, il quale (appena reduce dell’archiviazione del discusso Segretario di Stato Bertone e della scelta di un capace prete-diplomatico come il nunzio a Caracas Parolin) ha detto la sua  sulla tragedia siriana e medio-orientale: “violenza chiama violenza, la storia giudicherà”, eccetera eccetera.    Grazie Santità, ma ci lasci lavorare a cose più serie…..

 

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