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24/07/2013

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statue de jeanne d'arc

Se mai sia stata una Giovanna d’Arco, che avrebbe immolato la propria “esistenza” sull’altare dei diritti umani e delle minoranze perseguitate e/o escluse, solo il ricordo dell’antico impegno (pure sommessamente rievocato oggi in Parlamento) ne sopravviveva nella ragionieristica esposizione resa alle Commissioni Esteri e Diritti umani sul ruolo (ex ante ed ex post… ) avuto da lei medesima e dalla Farnesina nell’affare della “deportazione” della “puttana russa”, come sarebbe stata brutalmente appellata dai poliziotti prima del trasferimento nel famigerato centro di “identificazione” di Ponte Galeria, la moglie con figlioletta dell’oppositore kazako Ablyazov.

Ben poco dell’antica pugnacità si è vista nell’attuale Ministro degli Esteri, o – peggio – un allineamento alla linea governativa del “sepolcro imbiancato”, in attesa che la frase da lei pronunciata “la vicenda non finisce qui” si trasformi in fatti concreti.    Già, ma una volta protetta sé stessa e la “casa” (la diplomazia italiana) affidatale nel “Governo del fare” (ancora….), Emma Bonino non ha neppure sfiorato i temi di fondo posti dall’”affaire”: in un muro immaginario protettivo costruito intorno all’Amministrazione degli Esteri non si è neppure accorta di avere sanzionato l’impotenza programmatica della nostra politica internazionale: la Farnesina non ha competenza per le espulsioni, non ha di fatto competenze sugli stranieri in Italia: in breve il suo ruolo – considerato che non viene neppure chiamata al telefono – sarebbe solo quello di fare da “foglia di fico” nazionale fuori dei patri confini.     Dentro c’è chi ci pensa: e già, ma chi ci pensa quando succedono casi – come quello attuale – ad alto impatto non solo sui “principi” o l’”immagine”, ma proprio sull’essenza stessa delle relazioni internazionali del Paese.

Ancora, sembra essere sfuggito alla Ministro Bonino il fatto di avere ereditato un’Amministrazione degli Esteri a cui da anni ed anni è stata tolta la propria funzione, magari per “surrogarla” nel migliore dei casi con gli “exploits” dell’Unità di crisi (tanto costosi quanto del tutto “neutri” sugli interessi complessivi nazionali) e, nel peggiore, con guasti auto-prodotti quale quello dei “marò”.     Messa a capo di questo guscio vuoto, Bonino non se ne è accorta o, peggio, fa finta di niente sperando che la sua “professionalità” e quel che resta della propria immagine possa fare il miracolo.  E al tempo stesso salvare il proprio ruolo governativo.

Evidentemente ci si aspettava l’opposto nel senso che oltre a valorizzare le disperse professionalità interne, ponesse con forza il tema  cruciale del coordinamento dell’insieme della politica internazionale dell’Italia ed anche della riconfigurazione di ruolo, immagine e strumenti pubblici.     Poteva fare (cominciare a fare) ciò che Ministri e vertici amministrativi hanno smontato in due decenni trasformando la Farnesina da struttura di servizio nazionale (come e forse più della Banca d’Italia) in struttura al servizio di… ?

D’altro canto se su tutto il caso Shalabaheva troneggia il silenzio dei servizi (da tempo – e certamente dalla crisi libica – assurti a Ministero degli Esteri-ombra) fino al punto che il loro coordinatore (“intelligence” interno ed esterno) è l’Ambasciatore Massolo già Segretario Generale degli Esteri nominato da D’Alema si è dichiarato ignaro dei fatti.  E, dunque, delle loro implicazioni.

Ma allora c’è da domandarsi se il sistema italiano di ruotare sempre gli stessi funzionari su tutte le cariche disponibili (nel pubblico e nel “partecipato”) garantisce, se non un coordinamento trasparente, almeno uno “personale”.   Nel caso kazako le cose sarebbero dovute andare al meglio proprio in ragione dell’attuale cumulo di competenze presenti e passate.     Viceversa è scattato un meccanismo (“inaudito” secondo Giorgio Napolitano) di “licenza di sbagliare”, o – peggio – di obbedire “ultra vires” ad un padrone straniero: in tutti i sensi.

Infine, un dubbio pare giustificato: che Giovanna D’Arco abbia paura?   O che sia andata – come spesso accade nel nostro disgraziato Paese – ben oltre le proprie competenza?  O, infine, la spiegazione peggiore di tutte: che il proprio contenuto dissenso condito di assenso “dovuto” e di promesse future (l’ex post della difesa oltrefrontiera della povera Shalabaheva), sia esattamente quello che da Bonino ci si possa aspettare.

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