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23/07/2013

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Tra due giorni chi vuole potrà celebrare l’ottantesimo anniversario della caduta del fascismo: una caduta avvenuta sullo sfondo della guerra incautamente partecipata ed ovviamente perduta.   Una caduta decisa all’interno dello stesso movimento fascista alla ricerca di una qualche salvezza per alcuni dei protagonisti (ma non di Mussolini, passato da condottiero trionfante a capro espiatorio della tragedia nazionale.) Tra una settimana una sentenza confermatoria da parte della Cassazione della condanna in appello (per un’esportazione illegale di capitali che –ovviamente – è prassi per la generalità delle aziende) di Berlusconi.

Eventi (ciascuno a modo suo) epocali ed apparentemente separati da un oceano di cambiamenti.  In realtà legati da una coazione a ripetere, da un humus nazionale mai nitido, mai pienamente visibile, né tanto meno democraticamente controllabile, modernamente trasparente.   In verità, ogni volta che si appressa un cambiamento nella vita nazionale, si moltiplicano diversioni, distrazioni, “parlar d’altro”.  Ora perfino del tutto inventate “pacificazioni nazionali”.  Ma non per fare, per mascherare l’irrisolto marcio del Paese.

Il Gabinetto del “giovane” Letta, coadiuvato dal “giovane” democristiano Franceschini e dagli  (ugualmente giovani… come Guglielmo Epifani…) “ascari” del PD si inventa i decreti “del fare” e – come se ciò non bastasse – si impantana da solo sull’etica e la pretesa della politica di intervenirvi.  Per l’”etica” – nonostante siano passati diversi anni dal memorabile insano dibattito sulla fecondazione artificiale/assistita – oggi è il turno dell’omofobia.   Così, invece di regolare i diritti, si pretende di cambiare per legge i costumi.    Il tutto mentre ci si prepara all’esplosione estiva delle carceri: l’immondezzaio sociale dei nostri tempi in barba a Beccaria ed altre “baggianate” illuministe.

L’ “esemplare” condanna a 9 anni e 6 mesi di Ottaviano del Turco – già sindacalista e poi Presidente degli Abruzzi – ci impantana in un’estate che più torbida e velleitaria non si potrebbe.  E, purtroppo, sembra che gli oltre cinquant’anni trascorsi dalle “giornate del luglio 1960 di Genova e Reggio Emilia” – quando venne fermato da parte di grandi e partecipanti masse (non ancora sprezzantemente e concordemente definite “piazza”) il tentativo di bloccare definitivamente la giovane Repubblica  con il ritorno dei relitti fascisti nel reazionario Governo Tambroni – siano passati invano.  Siamo sempre lì e l’Italia è sempre più vecchia e stanca.  A meno di ritenere che belletti, lifting e trapianti possano continuare ad ingannare chi non ricorda più e chi non ha mai saputo.

Intanto il debito ha superato il 130% sul prodotto interno.    Intanto continuiamo a pagare alcune centinaia di migliaia di addetti alla nostra sicurezza e responsabili delle pubbliche istituzioni affinché ci offrano spettacoli come quello della “consegna degli ostaggi” al dittatore kazako.  Anzi, più che ostaggi, una “puttana russa” (e la sua piccola figlia) come avrebbe affermato uno dei pubblici “commando” nell’eroico blitz di Casal Palocco.   Altro che norme anti-omofobia, qui ci vorrebbe un lavacro di civiltà di base.   Basterebbe ed avanzerebbe.

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