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17/07/2013

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guillotinecut

E così, con l’invereconda lettura di un “mattinale” di Questura al Senato prima, e alla Camera poi, il Ministro Alfano (e con lui il Governo Letta, Ministra degli Esteri Bonino inclusa) conta di chiudere la vergognosa vicenda della deportazione “segreta” di una bambina di sei anni e della madre, entrambe “colpevoli” del rapporto di parentela con un oppositore politico del dittatore kazako Nazarbahev.

I dibattiti seguiti alla arrogante – e vuota – declamazione hanno avuto – come prevedibile – un doppio registro: l’opposizione (e con garbo surreale lo stesso PD) ha segnalato la ferita agli impegni in materia di diritti umani, la retrocessione del fatto a mero “incidente” burocratico, la perdita di sovranità insita nei comportamenti e nel “copione” suggerito dal potente Ambasciatore kazako; il Partito di Berlusconi  ha viceversa sostenuto con spavalda insolenza come il caso si chiude con qualche caduta sacrificale di teste al vertice del Ministero degli Interni.  Come prevedibile, il colmo del ridicolo è stato raggiunto dal capogruppo (e post fascista) Gasparri che – dopo aver lodato Alfano per la sua coraggiosa “riforma” (ma quale?), ha sostenuto che di espulsioni “ce ne vorrebbero di più”.        Davvero non male per un Paese la cui Costituzione (almeno fino a quando non verrà abrogata in omaggio alle “larghe intese”) si fonda su principi diametralmente opposti.

Ovviamente il “caso” non si chiude qui.  Neppure nell’ addormentata ed abulica Italia l’enormità di una vicenda che si vorrebbe declassare di fatto a “svista” di una burocrazia tanto sclerotica quanto prontamente e completamente disponibile (nel tempo record di 48 ore…) ai “desiderata” di un Ambasciatore di un Paese che – ricco o no – rimane “minore”.   Almeno rispetto alle presunzioni italiane.    Anzi il comportamento del diplomatico (di fatto l’unico artefice riconosciuto della deportazione considerata l’auto-assoluzione di Alfano e le responsabilità solo “oggettive” dei vertici di polizia) si configurerebbe come una violazione della prassi diplomatica: confermata tra l’altro con il rifiuto di aderire alla (tardivissima) convocazione della Bonino.     “Sono in ferie” avrebbe dichiarato il compiaciuto diplomatico factotum…

In ferie anche i servizi ed il coordinamento AISI, considerato il silenzio assordante fin qui tenuto… Non in ferie, ma in altre faccende affaccendata, Emma Bonino che di “diritti umani” si intende, ma solo a debita distanza dall’Italia.     Così, tagliata la testa del prefetto Procaccini già capo di Gabinetto dell’ineffabile Alfano, rimane aperto il problema di tutti gli apparati statali preposti alle relazioni dell’Italia con il mondo.  Anche ad escludere la tesi della testa di Abyazov da mettere su un piatto d’argento per il vacanziero Nazarbahev e – “faute de mieux – quelle delle di lui moglie e figlioletta, si apre (si riapre, pensando ai marò… e ad una incancrenita realtà) la questione di tutte le strutture della politica estera nazionale.  Questa è a tutto ispirata tranne che ai principi di cooperazione internazionale e di difesa di diritti e principi: un Paese che quando “esce di casa” suscita solo ridicolo o vergogna.  Entrambe nate da una seria “inesportabilità” di ciò che siamo, o di ciò che siamo diventati.

Al Viminale come certo alla Farnesina i funzionari vengono selezionati ed addestrati alla più completa ignoranza dei principi e delle linee guida di un moderno Paese democratico, aggravata da un totale disinteresse degli interessi e della dignità nazionale: in sintesi un piccolo, provinciale e corrotto Paesello.   Volontariamente semi-coloniale.  Altro che grandeur e centenari da festeggiare.  E poi ci si lamenta dei “rimproveri” europei.

Per retorico che sia, il “Politically Correct”, questo dovrebbe diventare materia obbligatoria per l’assunzione nel servizio pubblico.   In ogni caso anche qui siamo solo al prologo.

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