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16/07/2013

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In quest’Italia son tornate di moda crudeltà rinascimentali (anche allora facce oscure) o forse con più chiara analogia  le pratiche giapponesi immortalate in “Shogun” del grande James Clavell: scambio di ostaggi (mogli, figli) in anticipo di regolamenti cruenti voluti da dittatori (o “signori” medievali).   Questa è l’evidente trama dell’espulsione/ratto della signora kazaka Alma Shalabayeva  e della sua figlioletta di sei anni.   E non c’è molto da aggiungere salvo forse una “strana” coincidenza: la concomitante vacanza in Costa Smeralda del capo di Stato Kazako Nursultan Nazarbahev.  E dove avveniva il meritato riposo?  Semplice: in una villa di un amico del nostro Berlusconi.   Così, invece dei soliti cesti frutta e vasi di fiori, ecco il bel regalo delle più care parenti di un seccante oppositore prontamente spedite di forza a “casa” con un jet all’uopo noleggiato.

Ci sarebbe poco da aggiungere se non alcuni dettagli che -come è noto – rivelano la “mano del diavolo”: il tempo (oltre un mese) trascorso dal blitz nella villetta di Casal Palocco a Roma (manco si trattasse di Provenzano) fino all’esplodere del “caso”, il mancato riscontro di denunce (qui non tanto Viminale quanto la Farnesina retta dalla famosa “protettrice” dei diritti umani Emma Bonino), i falsi nell’istruzione della procedura, l’intervento di praticamente l’intero vertice della polizia, della Questura e del Gabinetto del Ministro Alfano, l’inverosimile detenzione (in attesa dell’arrivo dell’aereo-prigione) nel famigerato centro di identificazione di Ponte Galeria (ove il digiuno segnalato dalla Signora Shalabayeva  è – come ben descritto in un recente libro di Carlo Bonini – il minimo che possa capitare) ed infine la comprovata sodalità tra i vertici del Viminale e l’Ambasciata kazaka.

A parte l’ironia su di un Paese che fa determinare le proprie decisioni in materia di diritti umani dal Governo kazako di Nazarbahev, peraltro esplicitamente lodato – come già Gheddafi – dalle “pelose” adulazioni dell’allora Premier Berlusconi (“beato te Nursultan che sei adorato dal 92% del tuo popolo”), si scopre poi che un’Agenzia investigativa israeliana aveva delegato a personale italiano (ex carabinieri e servizi) di rintracciare e sorvegliare il banchiere (e scienziato) dissidente Ablyazov e la sua famiglia.  Un incarico privato “di servizio” ovvero operazioni “coperte”.  Boh?

Ora la responsabilità appare concentrata su di una fila di alti funzionari di polizia (appena reduci dal balletto di poltrone al Viminale e al vertice della famigerata Finmeccanica: Pansa, De Gennaro e compagnia minore) che non avrebbero “avvisato” l’ottimo Alfano (reduce a sua volta dai numerosi abbracci in Parlamento ed altrove con il vertice del PD); per quanto riguarda Emma Bonino (così efficace con i “montagnard” vietnamiti e con le mutilazioni genitali femminili) non si capisce cosa abbia fatto – nell’ambito delle proprie responsabilità politico-istituzionali – dal 31 maggio ad oggi.     Vedremo come i due Ministri (italiani?) se la caveranno in Parlamento, perfino questo Parlamento.

La nota finale è la “diversiva” querelle sull’ennesimo insulto del brillante autore del “Porcellum” il  leghista Calderoli a Cecile, la Ministra Nera, paragonata – ovviamente data la fantasia dell’individuo– ad una scimmia.   Difficile che il vice Presidente del Senato (autore del regalo alla nomenklatura politica costituito dal “porcellum” medesimo che evita l’ “intromissione” dei cittadini nella scelta dei parlamentari).  Resterà: serve anche a confermare che continuiamo a vivere una tragica “opera buffa”.  Situazione grave, ma non seria.

Intanto il Capo-chierichetto Enrico Letta tenta di liquidare il tutto come manovre contro il suo “Governo della Provvidenza”.   E il Colle vigila sulla… “stabilità”.       Amen.    Anzi: “ora e sempre niente IMU, abbasso l’IVA” viva l’Italia, Meglio: “Forza Italia”.    E naturalmente guai agli ingenui che credono alla favoletta dell’accoglienza italiana.

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