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25/06/2013

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Le “vicende” giudiziarie hanno prolungato di dieci anni la carriera politica di Berlusconi: così si esprimeva – secondo la stampa francese degli ultimi giorni (prima della condanna a 7 anni per l’affaire Ruby…) – l’ex Presidente Sarkozy.    E dunque – per quanto lo riguardava – nessuna paura per gli scandali (finanziari, come il caso L’Oréal) che lo vedevano al centro.

Un ammonimento cinico ma lucido affinchè la sinistra francese non facesse troppo affidamento sulle minacce giudiziarie, neppure all’indomani della sconfitta ed in vista di una possibile “revanche” della destra.

Più che giusto, saggio.   Ed infatti il drammatico verdetto di Milano (in primo grado…) appare fin d’ora come un elemento del discorso politico post-berlusconiano, ma non certo quello decisivo.     Se non un ulteriore tassello del caos italiano.

Ciò detto, difficile non concordare con una sentenza (e non per dovere di rispetto istituzionale, bensì dell’evidenza della verità) che in qualche modo chiude (altro che “spread” …) una delle più penose pagine della Seconda Repubblica.   Anche il rinvio alla Procura di trenta posizioni di testimoni che avevano avallato ogni flatus vocis dell’ottimo avvocato Ghedini, appare non come provocazione, quanto come rispetto alla natura aristotelica (logica) del sistema giudiziario italiano peraltro troppo spesso uso a considerare “aggravato” il furto di un omogenizzato in un supermercato, ma passare spugne su compiacenze e vaghezze testimoniali.    Questa volta no: se Berlusconi è colpevole, i suoi testimoni a discarico hanno mentito.   A partire dalla favoletta indecente della nipotina del dittatore Mubarak.

E qui casca un asinello.   Fin dai primi commenti, una delle situazioni più imbarazzanti è quella dell’ex diplomatico Bruno Archi, già protagonista di una napoleonica – quanto “inspiegabile” -carriera interna fino al grado di Ambasciatore ed ora Vice Ministro degli Esteri nel Gabinetto del giovane Letta.  Qui le responsabilità non si limiterebbero al solo interessato o al suo “patron” Berlusconi, ma si estendono alla corporazione diplomatica (meritevole e non da oggi di una Commissione d’inchiesta) e, soprattutto, al Primo Ministro della “pacificazione” e cioè Enrico Letta.   Infatti il recente e patetico esempio dell’ex Ministro, ed ex Ambasciatore, Terzi di Sant’Agata (“aiutaci tu!!!) avrebbe dovuto escludere il ricorso a “tecnici” pesantemente infeudati con il triste (per la Farnesina) ventennio Fini, Frattini, Vattani .  Viceversa (probabilmente in ossequio alla nota “generosità” berlusconiana) ci si spingeva fino ad autocrearsi una situazione di rischio: infatti (presunzione d’innocenza a parte) c’è da domandarsi che credibilità abbia una diplomazia che ponga ai propri vertici un “civil servant” in osservazione della magistratura nazionale per possibile “falsa testimonianza”.

Così, mentre la saga berlusconiana è destinata a continuare  in una interminabile puteolente “fine di regime”, il “giovane” Premier dovrebbe uscire dalla sua mutria seriosa e spiegare come dopo la disinvolta signora Idem (immune dalle preoccupazioni degli italiani comuni e cioè ICI IMU e tasse unificate sui rifiuti, rifiuti) ) abbia posto a capitanare la proiezione esterna del Paese un funzionario, la cui caratteristica preminente era – secondo i colleghi della Farnesina – di far precedere ogni performance diplomatica da  un monologo  scioglilingua che si concludeva con la magica parola “maghetto”.     Un altro omaggio al “Rais” ovvero ricorso ad un talismano potteriano che lo avrebbe portato lontano?

Il seguito alle prossime puntate.    E già stasera “Kermesse eroica” a Roma di solidarietà con l’ex Premier in Piazza Farnese di fronte alla statua testimone del rogo di Giordano Bruno.   Un Italiano per bene, non- come recita la scalmanata mitologia del promotore Giuliano Ferrara già comunista, poi craxiano, infine berlusconiano – la cosiddetta vittima del “voyeurismo nazionale” Silvio Berlusconi.         Quasi mezzo millennio passato invano sotto il cielo di Roma.

 

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