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02/11/2012

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La nuotata non è finita.  E’ solo cominciata.  I giorni di esultanza seguiti all’affermazione del movimento grillino quale primo partito alle elezioni regionali siciliane si sono nelle ultime ore trasformati in una successione  di dichiarazioni e comunicati (in particolare il “Comunicato” n. 53 che consacra ufficialmente il comico genovese come capo del movimento e, in qualità di “garante”, detentore del potere di certificare “chi entra” e “chi esce”) prefigura inequivocabilmente che le ambizioni del neo-politico si spingono fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Il che sarebbe di riuscita se non proprio probabile, certamente assai possibile se non fosse varata la legge elettorale che – quanto meno – riduca le aberranti distorsioni della volontà popolare e della rappresentanza politica dell’attuale cosiddetto “Porcellum”.

In parallelo l’indicazione dello stesso Grillo di Antonio Di Pietro quale candidato alla Presidenza della Repubblica va letta più che come un’ipotesi reale (dove finirebbero i Monti, i Casini e co.?) come un approccio diretto ad un “rassemblement” operativo delle due forze politiche reso evidentemente più facile dalla caduta di credibilità del secondo, messo da qualche giorno alla berlina per la sua conduzione soprattutto finanziaria dell’Italia dei valori”, sviluppatosi come una “bad company” privatistica, se non addirittura personale.

Per quanto fantastico sia lo scenario che ne consegue, almeno nei tradizionali termini della politica, vi è una linea interpretativa che individua un fenomeno del tutto nuovo “dietro le quinte” ovvero la presenza determinante nel successo di Grillo del super-guru informatico – ed ideologico – Gianroberto Casaleggio  (a suo tempo al servizio dello stesso Di Pietro).   E sarebbe lo stesso Casaleggio a ritenere che ormai (grazie alla propria “potenza di fuoco” informatica e al successo siciliano, nuotata “maoista” inclusa) “tutto è possibile”…

Viene da pensare che questi fatti italiani inverino un vecchio libro di fantascienza che descriveva le scatole cinesi di un potere strutturato come un complesso meccanismo alla Rasputin di “chi comanda chi” fino ad arrivare ad un taumaturgico massaggiatore dell’onnipotente consigliere del Capo supremo, di nome Garonna, i cui sudditi vengono a loro volta invitati a credere di essere i detentori del potere e a declamare al suo passaggio il mantra “servici Garonna, servo di tutti”….

D’altro canto i pericoli di questa metaforica parabola sono assai ridotti dalla ligure  respingente rudezza dell’aspirante premier come ha già dimostrato la inutile polemica sul “punto G” delle proprie indisciplinate seguaci a suo dire vittime dell’esibizionismo mediatico (da quale pulpito…): insomma siamo le mille miglia lontani dallo scivoloso maschilismo del “seduttore” Silvio.

In realtà e fuor di metafora, il lungo percorso del degrado democratico e dell’autoillusione italiana viene da molto lontano ed il quasi ventennio berlusconiano  ne è stato soltanto una delle più significative tappe: le attuali macerie (assai peggiori della profezia artistica del “Caimano” di Moretti) vanno ben oltre il ridicolo del “patto con gli Italiani” davanti al “notaio”, delle pantagrueliche scorpacciate sessuali (noto privilegio del “principe” ) e di tutti gli altri medievali parafernalia.    Ciò che è stato in gioco era – come oggi si vede alla luce del sole – la premessa stessa del gioco democratico, le sue regole ad i suoi limiti consensuali.   Prima il decisionismo craxiano, poi l’auto-ubriacatura della “governabilità” e della camicia di forza bipolare e maggioritaria, infine la convalida politica di ciò che politico non era (“Forza Italia”, forza lupi semo forti….).    Ed ecco ora l’Italia nella morsa tra la (finta seppur giustificata) jacquerie ed un non più proponibile merletto della “grande” politica: insomma – per restare in Sicilia – un perfetto “tra Scilla e Cariddi”.    Auguri.

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