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03/06/2013

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Mentre Rodomonte Berlusconi preannuncia sfracelli qualora le due concomitanti sentenze (caso Ruby e fondi “neri” sull’estero di Mediaset) fossero a lui definitivamente sfavorevoli e – al tempo stesso – rassicura sulla durata dell’Esecutivo (si fa per dire…) del giovane Letta, le notizie negative si distillano quotidianamente.

Secondo gli Uffici studi della CGIL (molto studio, poca azione, ndr) ci vorranno tredici anni per riportare (da chi, come?) il prodotto interno lordo ai livelli del 2007.  Quanto all’occupazione ci vorrà almeno mezzo secolo.       Sul fronte delle buone notizie c’è invece il proclama del neo-Premier: “bisogna assolutamente portare la disoccupazione giovanile sotto il 30%”: per questo obiettivo “categorico”, se si seguissero i metodi Fornero, potrebbe essere necessario un intero secolo.  A condizione naturalmente di non essere “choosy”…

Il nero panorama non impedisce né la paradossale parata del 2 giugno (con annessa auto-esibizione della “nomenclatura” plaudente dalla tribuna), né il massiccio acquisto di cacciabombardieri F35 testè confermato, come pure il proseguimento “manu militari” del massiccio -  e verosimilmente inutile – programma  della TAV.    In breve, ciò che accade è una risposta “a rovescio” sia rispetto alla realtà, sia alle indicazioni che comunque sono uscite dal voto di febbraio.    Talmente “a rovescio” che perfino il rinvio alla Corte Costituzionale (da parte della Cassazione su istanza di un singolo cittadino) della legge “Porcellum” che – più che “elettorale” dovremmo definire “anti-elettorale” per l’effetto distorsivo che ha, ebbene questo rinvio ha soltanto determinato una revisione dell’agenda con la ripresa del fantasmagorico dibattito sul presidenzialismo e l’elezione diretta del Presidente.   Se non siamo al “se non c’è pane, mangino brioches”, davvero poco ci manca.

La verità è che in questa frenesia di fare ulteriormente a pezzi la Costituzione repubblicana (che magari non sarà quel “goiello” che tutti ci invidierebbero, ma certamente è l’ultimo baluardo prima dello sfascio finale) l’unica logica rintracciabile è quella di offrire ulteriori vittime al “dominus” Berlusconi e – al tempo stesso – un’ulteriore dilazione all’inevitabile resa dei conti della politica professionale.  Ciliegine finali: il taglio dei finanziamenti a quei signori viene quotidianamente “limato”, ammorbidito e comunque se ne parlerà nel 2017: prima dunque della fine della crisi ma alla vigilia di quel traguardo.   Seconda “ciliegina”: Grillo – dopo averci “salvato” dalla deriva neo-nazista stile “Alba dorata” – intensifica le misure per la trasformazione dei “Cinque stelle” in un Partito leninista, in cui presumibilmente alle espulsioni seguiranno le confessioni e – magari – le esecuzioni.

 

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