Flash

22/02/2016

Flash | Anche Umberto Eco se ne è andato. Renzi – ma non solo – prepara la “ribollita”, gli Italiani annodano i tovaglioli al collo. Gli Inglesi vincono a Bruxelles? L’Europa è ai titoli di coda, Lampedusa in quelli di testa.

Il_nome_della_rosa

 

Il neo Conte di Montecristo (al secolo Matteo Renzi da Rignano sull’Arno) era rientrato del Vertice europeo “salva Gran Bretagna”): naturalmente  tornato “vincitore”.  Come al solito, e addirittura con la coroncina d’alloro conferitagli dalla (ora …sua..) RAI che lo aveva ribattezzato in tutti i notiziari “il nostro Premier”.   Il “successo” (in realtà indifferenza alle sue sparate assai simile a quella che circondava l’ultimo Berlusconi) era purtroppo pesantemente  ipotecato dal gelido attacco di Monti.    Dunque veniva annunciata per domenica una fredda vendetta da far partire nell’uditorio amico dell’Assemblea (chissà che sarà?…) del PD.

 

Purtroppo per lui (e indirettamente per noi) un’altra notizia gli falciava il terreno sotto i piedi costringendolo ad un brusco cambiamento di programma e perfino di abbigliamento (cravatta nera, toni calmi e solenni, buonismo e dignità).  D’altro canto – come diceva Stalin che era uno che se intendeva – la “vendetta è un piatto che si gusta freddo”.

 

Era successo che era morto Umberto Eco e cioè uno che da svariati decenni era diventato uno dei “padri nobili” se non della Repubblica, certo del Paese.  Sfuggendo al bando riservato al Nobel Dario Fo.   Ma solo perché non se n’erano accorti…. E’ infatti ad Eco che dobbiamo la folgorante battuta: “no Italiano, medio”.     Anche la sua ripulsa di Berlusconi e del ventennio in cui “spolpando l’Italia” l’aveva anche condannata all’idiozia di massa, era stata messa tra parentesi come innocua stravaganza di intellettuale (dunque, non uno come noi…).  Eppure il suo ultimo gesto pubblico (anche personalmente finanziato…) era stato quello di promuovere una nuova Casa Editrice – la Nave di Teseo -che tentava di spezzare l’orrendo duopolio Rizzoli Mondadori, anzi di più il matrimonio incestuoso dei due colossi.  Entrambi difficilmente definibili promotori e diffusori di cultura.

 

D’altro canto, da quando raggiunse meritatamente “fama e gloria”, seguì scrupolosamente una sorta di doppio binario: rimanere nella cultura “alta” e al tempo stesso essere utile  e fruibile.  Per esempio per i giovani e più in generale per un’opinione pubblica ancora in grado di leggere e scrivere.   Intere generazioni hanno utilizzato il suo “Come si scrive una tesi di laurea”: per sé stessi e come nel mio caso per “sfornare” testi di supporto…

 

Ma è inutile continuare: anche vecchio e un po’ stanco ci mancherà. Ma più che gli specifici eventi di questi giorni, è il quadro d’insieme che dovrebbe davvero preoccuparci.

Invece di appropriarsi di ogni buona notizia – come il premio a Berlino al film del “giovane” Rosi sui Lampedusani e la loro isola.

 

Intanto i dati dell’ISTAT su natalità e mortalità in Italia sono impressionanti e testimoniano che la “terapia” renziana è una vera e propria pratica di eutanasia.   Solo 8 (otto) neonati per ogni mille abitanti  nel 2015… in compenso sono 54mila i decessi (nella fascia 75/95 anni di età…) in sovrappiù rispetto alle proiezioni attese.   Cifre e non chiacchiere…  Erode con i bambini e  “rottamatore” di stampo eugenetico con i vecchi.    Non bastasse questo, sono sempre di più gli Italiani che fuggono da questo delirante Truman Show post-comunista.

 

Altro che gufi.   E, quanto alle cause, basta riflettere un poco per capire che tutta la società italiana viene sospinta in una condizione comparabile (dolcemente si intende…) simile alla Corea del Nord retta dall’”amato leader” Kim. Con una fertilità (e dunque vitalità) riportata ai primi anni dell’Unità (1860).     Certo Renzi non ha fatto tutto da solo, ma il suo ruolo non va – in questo caso – diminuito. Tanto più che i risultati positivi, ancorchè Renzi se ne appropri sistematicamente, sono come e più del solito individuali. Quando sono collettivi sono esemplari della “ribollita” renziana, come nel caso dell’appello dei 400 “Ottimati”.  Al caos sapevamo infatti come reagire, meno al crollo delle aspettative e della partecipazione, dei valori e delle speranze.

 

Grazie Matteo.

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