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15/02/2016

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Eccoci di fronte alla “certificazione” più attendibile (di questi tempi): il quotidiano statunitense – ed internazionale – “New York Times” – che ha documentato come l’appena sepolto Giulio Regeni sia stato massacrato in un omicidio politico, verosimilmente eseguito (sadicamente) da ambienti della sicurezza legati al dittatore Al Sissi (quello che fa rimpiangere perfino Mubarak…).    Il Times ha messo in luce l’ovvia latitanza delle Autorità Egiziane alle quali solo quelle italiane paiono prestare credito… data l’evidente assenza di qualunque presa di posizione… a difesa se non della vita, almeno della memoria del giovane.  Per non parlare della giustizia che in Italia non è mai stato un valore.

 

Al “Times” ha fatto eco il pluridecennale direttore dell’unica rivista italiana di politica internazionale che ha finalmente “scoperto” su “Repubblica” che almeno in questo caso la sua prediletta e già storicamente “nazi-fascista” dottrina “geo-politica” (da cui lo sclerotico e mortifero titolo “Limes” – “confini”) non spiega e non giustifica nulla.   Ora si “scopre” che nessuno Stato (o “comunità”, con termine di moda) può tollerare l’assassinio e lo scempio di un proprio cittadino.  E neppure – aggiungiamo noi –è giustificabile l’averlo abbandonato ai boia mentre si continuavano a firmare lucrosi contratti petroliferi: di più, incaute cronache “a caldo” riportavano di firme in fretta e furia di accordi energetici prima che il “caso Regeni esplodesse in tutta la sua gravità”…

 

Dunque a Roma sapevano e temevano ripercussioni d’opinione pubblica.   Patetico dunque che – a due settimane data – si biascichino ridicoli appelli a salvaguardare i rapporti bilaterali con l’Egitto.  Chi ha sbagliato, paghi… altro che appellarsi alle sanguinarie autorità egiziane.  O davvero abbiamo paura perfino dell’Egitto e del suo dittatore?  E nel coro (comunque troppo tardivo…) al massimo è comprensibile la moderazione di tono del Ministro degli Esteri Gentiloni, mentre le chiose del grillo parlante Sottosegretario radicale Della Vedova  puzzano di prezzemolo.  Di più. sintomaticamente solo l’ex Premier Letta ed il Presidente della Commissione Esteri Casini inquadrano la questione nella sua intollerabile gravità.  Quest’ultimo chiama in causa il “convitato di pietra” Matteosubito.    Colto da un’afasia alla quale non ci aveva abituato: loquace con “Zia Angela”, querulo al lancio (prima del tonfo) in Borsa della Ferrari del suo autorevole sponsor Sergio Marchionne, arrogante fino all’impudenza nei salotti internazionali

E soprattutto ossessivamente ubiquo.   Ora desaparecido all’ombra di uteri e vagine.

 

Ora vedremo se il garbato ammonimento dell’analista internazionale di regime scioglierà la lingua – e le azioni – del giovane premier che risulta “desaparecido” da giorni… Come fa sempre quando neppure la sua fervida fantasia (ed i suoi suggeritori) riescono a cucinare trionfi.  Inesistenti.     L’economia va male, del credito (per così dire…) manco a parlarne, l’occupazione scende, non sale.   Resta solo Sanremo – e il dibattito omo-riproduttivo – a spingere l’acceleratore del rincoglionimento nazionale.

 

Di più. La “selezione” dei candidati Sindaci si svolge nei Tribunali e non solo per la “suonata” opposizione dei Berlusconi Salvini Meloni Inc, ma anche per le quadrate legioni PD.   E grazie a Dio per loro, che i “Pentastellati” parlano d’altro e procedono in una sorta di ubriaca rappresentazione autoreferente.

 

Quindi, se Berlusconi estrae dalle aule di giustizia il Bertolaso del Vertice (mancato) della Maddalena , dei terremotati – a vita – dell’Aquila (quel Bertolaso definito da Hillary Clinton- Segretario di Stato USA- come uno che scambia Haiti distrutta dal sisma con la stessa Aquila….) e lo propone come risposta a Marino (il che – magari – fa paradossalmente senso…), Matteosubito sta – per una volta – in disparte e aspetta che si sollevi il polverone.   Compreso quello provocato da lui stesso con il guazzabuglio dei diritti “civili”.   E figuriamoci se non erano civili…

 

Ma torniamo a Giulio e al suo sacrificio.  Speriamo almeno un po’ inconsapevole e quindi ancora più grande. E degno.  La faccia di bronzo nazionale e la sua inarrestabile loquela si facciano sentire.  E a proposito, per piacere.   Ricordiamo che qui non si tratta del farneticante caso auto-prodotto dei marò, dove i morti stavano dall’altra parte.  Qui il morto è nostro.

 

Ed infine unque il Governo non può sfuggire dalla proprie responsabilità.   Faccia – di fronte all’opinione internazionale – il “minimo sindacale”.   E – a proposito di Sindacati – non c’è da meravigliarsi della loro scomparsa in Italia: dopo milioni di manifestazioni di tutti i tipi e per tutte le cause non si sono neppure accorti di cosa faceva e con chi parlava in Egitto Giulio Regeni.   O forse poiché quei sindacalisti egiziani non avevano tessere e non erano burocrati mandarinali non si è prevista manifestazione alcuna….  Solo imbarazzato silenzio.

 

Infine vorremmo concludere con un raffronto che aiuta a capire lo stato di confusione mentale in cui si trova la “nomenklatura” nazionale.  L’isteria che ha avvolto il caso marò, tra parentesi quelli che comunque hanno lasciato morti dietro di sé due poveri pescatori indiani e che hanno trascorso sì molti mesi “lontano da casa”, ma rischiando poco o nulla, alloggiati in alberghi a cinque stelle, “rifocillati” in tutti i sensi dalle nostre autorità nazionali in patria ed in India.    E, a fronte di ciò, la neghittosa indifferenza per Giulio.   E per ciò che ha rappresentato e sempre più rappresenterà.     Non solo ma – dietro il singolo errore commesso – ce ne è un’intera catena: sottovalutare l’India e, per converso, sopravvalutare l’Egitto, equiparare l’essere nel giusto ed avere torto, cause forti e nobili e dubbia routine di polizia internazionale.  E poi ignorare il vasto mondo e sostanzialmente infischiarsene: insomma un ripetuto capolavoro di provincialismo ed ignoranza.

 

Ci avviamo al bicentenario, ma siamo sempre lì.

 

 

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