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12/02/2016

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Mentre il Festival di Sanremo impazza (a spese nostre) e viene tenuto in vita artificiale nella città campione d’Italia per tutti i guasti nazionali, anche quelli minori come il vigile mutandato, quello canottiere, e le impiegate passeggiatrici in foia di acquisti: il tutto mentre la Riviera precipita a valle e si “prepara” per la prossima alluvione e ormai solo le nonne – se adeguatamente “rinco” – e gli addetti all’Auditel registrano un evento completamente putrescente e mirato solo a mantenere l’illusione dell’immutabilità delle “umane cose”.  Ebbene mentre tutto ciò accade o meglio non accade, il nostro giovane connazionale martirizzato Giulio Regeni scivola nell’oblio.  Proprio il giorno in cui viene salutato per sempre.        E non ci saranno gli strepiti riservati alla giovane donna del Bataclan: misteri della propaganda e dell’ottusità umana, anzi francamente italiana.

 

Intanto – e qui viene il bello – “l’Huffington Post” – azzarda  interrogativi assai sinistri: ma che ci faceva al Cairo il Capo dei servizi italiani mentre era in corso l’agonia di Giulio: controllava che andasse tutto bene? E i nostri “amici” egiziani avrebbero incaricato “dell’indagine” un torturatore a suo tempo già condannato perfino dai tribunali egiziani per torture seguite da morte?  Certo un esperto: l’uomo giusto al posto giusto…

 

E che aspetta il Governo italiano a farsi sentire e informarne i suoi cittadini, i coetanei di Giulio?   Tutti noi indisponibili a rubricare, di fatto, questo orrore come “casi della vita” da dimenticare alla luce degli splendori sanremesi o di Juve-Napoli.

 

Portare a casa a suon di dobloni (nostri) le “pacifesse” che avevano seguito il loro parrucchiere (o chi per lui) siriano e lasciare crocifiggere un giovane studioso per i quali si sono mobilitati 950 accademici (anglosassoni…).  Un Governo, un Paese senza vergogna, senza dignità e tanto peggio se Giulio avesse veramente scambiato informazioni e valutazioni con la nostra sicurezza: mal gliene incolto.    Del resto già un paio di decadi fa (all’epoca del famoso Generale Santovito) giravano nei salotti romani due giovani donne, figlie di un diplomatico e dunque “insospettabili (!?), reclutate e spedite – una al Cairo e l’altra a Beirut- a simulare studi universitari e viceversa in “missione segreta”.   Credevamo che la situazione fosse migliorata con il pluridecennale esperto ed ex comunista Minniti.    Parrebbe di no…

 

Ma lasciamo queste miserie all’orizzonte a cui appartengono e che viene da lontano tanto da essere studiato nella prima metà dell’Ottocento da Giacomo Leopardi nel suo saggio su ”I costumi degli Italiani” (a suo modo rinverdito da Umberto Eco ne “il Cimitero di Praga”) e diamo un’occhiata al contesto attuale.

 

Viviamo in un Paese “formattato”, ridotto al suo minimo comune denominatore intellettuale, dove per sopravvivere bisogna mascherare non solo intelligenza e spirito critico, ma anche qualunque traccia di sentimenti umani.  Per il prossimo Primo Ministro da nominare (da noi si usa così..) suggeriamo un modello, il caro Jena Plissken di 1997 Fuga da New York…….. Naturalmente dopo  aver addomesticato il suo individualismo “survival” ed averlo intriso della nostra qualità primaria: il “familismo amorale”.  Evviva!   Ed il povero Mattarella a Washington deve ricorrere ai grandi numeri della “nomenklatura” italiana per giustificare con la stampa americana le moltitudini di indagati per ogni genere di reati.  Sono (siamo) tanti: è inevitabile che ci siano mele marce… Già, ma non sarà che tutto il cesto sia andato a male assai?

 

Inevitabile infine chiudere con il nostro “faro” morale: la Chiesa di Roma.   Ieri il già lodato Cardinale Bagnasco – preso dall’entusiasmo della battaglia finale- ha infatti “decretato” come il Parlamento della Repubblica italiana debba votare sulle cosiddette “unioni civili” (e non entriamo nel merito…): voto segreto, segretissimo, liberi di obbedire all’Episcopato…

 

Ed allora ci permettiamo anche noi di dargli un consiglio: elabori un autocertificazione per i preti a lui sottoposti (sul genere di quella di “non mafiosità…): e cioè si vincoli l’accesso alle funzioni ad una previa dichiarazione di non essere né pedofili, né ladri dei fondi benefici: infatti ormai i quotidiani italiani ne traboccano con cronache da Rio De Janeiro alla Stazione Termini.

 

Ma forse questa è la ragione per cui l’Italia è quella che è.

 

 

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