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cosmopolitalynet 06/02/2016

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La confusione è al massimo (ammesso e non concesso che non si possa andare ancora oltre…).  Il dolore e la perplessità sono al diapason.  Il contrappunto è costituito dal mortifero terremoto  nell’isola di Formosa (Taiwan) nel Mar della Cina meridionale: tanto per ricordarci  quanto poco contiamo sulla Terra…

 

Il sadico omicidio del Cairo (mentre torna in Italia il corpo straziato del giovane Giulio Regeni) non è stato adeguatamente spiegato.   Anzi per nulla. La dittatura militare “filo-Occidentale” egiziana è alla ricerca di una “soluzione” che “salvi la capra” (gli affari con l’Italia ed in particolare con l’ENI) ed i cavoli (un minimo di decenza per sanare un omicidio e soprattutto la faccia del Governo italiano che ha – forse incautamente – dimenticato il proprio record di omicidi di polizia e perfino di “ricovero sanitario”.   Forse ci riusciranno congiuntamente (Governo italiano ed egiziano) fino al lavacro giubilare (la “misericordia” appunto) e a quello – risolutivo per l’opinione pubblica italiana -   del Festival di Sanremo.   Poi arriverà la primavera ed il profumo delle vacanze.

 

Intanto l’assertività italiana (tutti possiamo canbiare…) viene corroborata da una pioggia di assoluzioni (es.: caso De Luca) ed una spruzzata di arresti (Sindaco di Brindisi) e rivelazioni “moralizzatrici” (affittopoli romana) e dall’ultima invenzione renziana: l’alleanza progressista ed anti-austerità con il ”socialistuccio” Hollande.   Entrambi dimentichi evidentemente che anche sul fronte della disfatta europea: due debolezze non fanno una forza.

 

In questo modo i fatti, la dura e crudele realtà di questi giorni, sono destinati a svaporare.   In fondo, fosse ancora vivo il compianto Andreotti tornerebbe di attualità la sua cinica affermazione “in fondo se l’era cercata”.  Parlava di uno che aveva messo dito e penna dove era meglio ignorare.  Un archetipo rovesciato di quello che sicuramente faceva il nostro Giulio.  C’è Giulio e Giulio.  Andreotti e Regeni: due Giulii e due visioni del mondo e forse di sé.  C’è italiano e italiano.

 

Tenendo presente tutto questo, non possiamo che apprezzare la franchezza del Ministro degli Esteri Gentiloni che ha definito “insufficienti” le prime dichiarazioni egiziane.    Speriamo tenga duro.

 

Intanto riprende quota il ciclone Bergoglio (piano, piano affievolitosi e quasi rientrato nella “normalità” declamatoria papale).    Certo a noi non è piaciuta l’”ostensione” in giro per Roma (un termine ripescato chissadove dai curiali…) del corpo imbalsamato di quel Padre Pio da Pietrelcina che ancor oggi divide nonostante l’adorazione globale che lo circonda (e l’ha fatto Santo).  Per quanto ci riguarda, noi abbiamo incontrato più persone da lui respinte a male parole di quelle accolte e “miracolate”.   Ma in questo campo non  abbiamo nessun titolo per contestare le scelte di Bergoglio…  Ed inutile anche contrapporre al “culto delle reliquie” (per noi sinistre da quelle cattoliche giù giù fino a Lenin e Mao…) il precetto “pulvis… ac pulvis redibis”.      Il nedioevo è duro a morire…

 

Il quale Pontefice ha nel frattempo realizzato un nuovo “colpo” mediatico: venerdì prossimo a Cuba, Avana, (da sempre città-ponte tra vecchio e nuovo) incontrerà il Patriarca russo Kyril: chiudere cioè uno scisma che dura ormai da un millennio (1054).     Ed i Cubani sono riusciti a segnare un nuovo punto più che diplomatico.   Buon auspicio per il loro proprio “cambiamento? Vedremo…

 

In breve: il palcoscenico è più globale che mai.  Gli attori in scena sono – chi più chi meno – all’altezza dei loro ruoli: forse più convincenti nella parte i “cattivi” che i “buoni”. Il coro annoia. La trama è doverosamente stantia.    Se possibile, buona domenica.

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