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21/05/2013

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“Dio acceca quelli che vuole perdere”.   Così il biblico profeta Isaia.  E pare questo – a ripetizione – il “non spazio” in cui si muovono gli assai intronati “reduci” della pseudovittoria del febbraio scorso.  Già la trasmissione del “testimone” di segretario del PD da Bersani ad Epifani  induce a ritenere che la linea più consensuale (tra gli “ottimati” del Partito) sia una sorta di “aziendalismo burocratico” privo non solo di visione complessiva e di rispetto per le indicazioni comunque espresse dai propri elettori, ma anche di quel minimo di spirito critico sulle attuali disavventure.   Così, dopo il famoso “corteggiamento” (anzi lo “stalking” di Bersani a Grillo durato un paio di settimane), si è passati alla mano “dura”: minacciando (mentre si inorridisce al pensiero della possibile ineleggibilità “ora per allora” di Berlusconi) addirittura norme che escludano le “Cinque stelle” dal voto in quanto movimento privo delle caratteristiche “tipiche” dei Partiti,

Qui si sfiora Ionesco ed il Teatro dell’assurdo, quando Carri di Tespi come il partitino di Dini, “Futuro e Libertà” dell’ex deputato Fini, L’ “Italia dei valori” di Di Pietro, più un interminabile fritto misto di organizzazioni senza alcuna caratteristica legale e/o costituzionale sono non solo state ammesse alle elezioni ma anche ai connessi abbondanti flussi di pubblico denaro.  Ed infatti i “neo orbi” hanno già nobilmente asserito che le eventuali norme restrittive non mirano a Grillo, bensì ad evitare i Fiorito e i Lusi: peccato che il primo appartiene al PdL ed il secondo alla Margherita/PD.   Ma tant’è, considerato che “il nuovo che avanza” al PD continua ad essere rappresentato dalla signora Finocchiaro e dal letterariamente prolifico (e strenuo laudatore” degli imprenditori e non certo degli operai: suoi – ex – elettori) Walter Veltroni, non c’è limite né all’assurdo, né alla doppia morale.

Ed infatti i primi firmatari sono proprio quell’Anna Finocchiaro (già funzionaria Banca d’Italia a Savona, poi magistrato nella natia Sicilia ed infine da 26 anni in Parlamento…) e quel Luigi Zanda il cui curriculum costituisce un vero e proprio testo-base della nomenclatura (“casta” secondo i giornalisti “liberal” del Corriere): sardo, figlio di un Capo della Polizia, entra all’IRI, fa il portavoce di Cossiga (sardo..) agli interni, CdA del gruppo l’Espresso, Consorzio “Venezia nuova” (il progetto delle dighe Mose), presidente Consorzio Palomar Italo-Sloveno_Croato  Presidente Lottomatica, RomaExpo, Giubileo e così via con approdo finale (?) nel Senato. In breve  – a parte diacono – è stato tutto.

I nostri due eroi (forse alla ricerca di una visibilità commisurata ai curricula) le sparano così grosse che il Presidente emerito della Corte Costituzionale interviene e spiega che nulla nella Carta repubblicana legittima il calmiere “anti-movimenti” che i due campioni vogliono imporre al Paese.

Nel frattempo i sondaggi danno il centro-destra di oltre tre punti sopra il centro-sinistra, e – naturalmente – il PdL sopravanzare il PD.   Dunque occorre schiacciare il M5S…   E, sempre nel frattempo, la già improrogabile (secondo Napolitano…) riforma della legge elettorale svapora di fronte al persistente fascino tentatore del “porcellum”: la sola legge che esclude la partecipazione popolare e realizza il mantra rovesciato: “Taxation, without Representation”.

Un suggerimento estremo: affidare la Casta ed in particolare quella di centro-sinistra alla sapienza esorcistica svelata (secondo le cronache odierne) da Papa Francesco: soffriranno, ma gli Italiani staranno meglio… e forse anche essi stessi quando il Maligno uscirà da loro.

 

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