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26/01/2016

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Viste dall’Italia, le ultime 24 ore – e quelle ancora in corso – costituiscono uno spaccato perfetto (nel senso di “Perfect Storm”… cioè dell’insieme delle peggiori condizioni possibili per una catastrofe perfetta) di tutto quello che possiamo aspettarci per le prossime settimane e – diciamolo pure – per il 2016.   Lo “stato dell’arte” è quello che è.  Quanto all’immediato futuro (e alla preparazione per il medesimo) risulta – anche più distratto ed “olimpico”, o cinico, osservatore – ampiamente meritevole di tutti i luoghi comuni sugli anni bisestili.  E questo certamente lo è: “anno bisesto, anno funesto”.

Una rapida rassegna partendo dalla cronaca.   Genova è paralizzata dal blocco messo in atto dalle maestranze (come definiva, con vezzo antico e piuttosto reazionario, l’ex Presidente della Repubblica Napolitano operai ed impiegati subalterni) dell’ILVA, alle quali si dispensano oscuri presagi di essere chiamati – con licenziamenti di massa – a pagare il conto di uno scempio pluridecennale e – perché no? – del sacco finale.    A questi disgraziati, aggrediti da altri disgraziati a rischio di licenziamento per ritardo mattutino sul posto di lavoro, il Governo Renzi (si fa per dire…) assicura un incontro “tecnico” (i politici sono troppo impegnati..) per il 4 febbraio.  Intanto si calmino…

Ieri la giornata si era chiusa con la farsa della Stazione Termini a Roma ove un tizio (risultato poi essere un pizzaiolo ciociaro e padre tanto affettuoso quanto diseducativo) vestito da Anonymous carnevalizio  con – sembra – un fucile giocattolo in plastica regalo per il figlioletto aveva fatto temere attentati e stragi di massa.  Fortunatamente l’ora tarda ha evitato un autodafé di centinaia di passeggeri terrorizzati.   Il tutto invera una icastica vignetta di ElleKappa che suona così: ”L’Europa nel mirino dell’IS. No problem si sta facendo saltare in aria da sola”.   Ed è quello di cui si discuteva nelle riunioni anti-Schengen della giornata…

Intanto il “Re” Europeo è sempre più nudo.    A meno di voler credere che il demiurgo Draghi (quello della crociera dei miliardari sul Royal Yacht “Britannia” dove si gettarono già decenni or sono le basi del tasferimento della ricchezza pubblica nelle mani dei “privati”) sia il Napoleone della “nuova Europa”.

Qui il problema di fondo è esattamente l’opposto: non è cioè la moneta che salva il “progetto” europeo, ma quella che lo ha affondato mettendo a nudo l’evidenza di una unilinearità “di classe” della infrastruttura comunitaria.   Fuori degli affari non c’è nulla e men che meno per le centinaia di milioni di cittadini europei o per il ruolo dell’Europa in processi di integrazione globale ormai rinviati “à jamais”.  Cioè a mai.

Ma sono ancora cittadini, quelli europei ricacciati perfino indietro all’”Europa delle Patrie” del Generale De Gaulle?    Ed il progetto non è piuttosto diventato un elogio funebre il cui obiettivo è ormai solo di veder morire in mare altri da noi.

Eppure c’è chi gioisce.  Beh, sempre gli stessi: imprenditori mai sazi della concentrazione di una ricchezza cieca e sorda.     Oggi felici di ricevere un barbuto Capo di Stato: il “riformista” illuminato ed inturbantato nonchè Presidente iraniano Rohani.   E così – in omaggio agli interessi degli “Happy Few”  si passa sopra al triste primato di esecuzioni di piazza.    Pare che perfino il nostro buon Papa intenda reciprocare la visita resagli in Vaticano da siffatto democratico.   Il tutto con buona pace delle nostre campagne per la moratoria delle esecuzioni capitali.   Fuffa per bilanciare una realpolitik stracciona assai.

Ma del resto che più aspettarsi in un mondo maligno.

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