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24/12/2015

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Bad_Santa

 

 

La sapevate questa: a dispetto delle statistiche che fanno stato di un Paese comunque uscito in mezzo secolo – o poco più – dal semianalfabetismo di massa, dotato di un congruo numero di laureati e di “masterizzati”, nonché discretamente connesso da una lingua nazionale (conosciuta perfino nelle plaghe “leghiste”…) ebbene esiste un luogo in cui sopravvive e si moltiplica l’arretratezza culturale (e non solo culturale) della “neo-Italietta”?  E qual è questo luogo che ci rimanda all’”età dell’oro” del Belpaese?  Semplice: il Parlamento nazionale: Camera e moribondo Senato e in generale l’intera nomenklatura del potere.

 

E’ infatti qui che le statistiche nazionali arretrano in una mezza voragine composta di semianalfabeti, esperti in nulla, in breve “personaggetti” come li definirebbe lo “sceriffo” campano De Luca.   Calunnie le nostre?   Nient’affatto perché appoggiate a solide statistiche che ci dicono incontrovertibilmente come il livello culturale certificato tra i membri dell’Assemblea Costituente del 1947 era circa doppio di quello registrato tra i parlamentari ed affini di oggi.   Ed ecco qui una semplice spiegazione dello sfacelo che stanno compiendo a ritmo accelerato.   O che lasciano compiere ad un giovanotto (spesso in tuta mimetica, prossimamente abbigliato come Nembo Kid… e dotato di apposita Kryptonite  regalatagli dai suoi influenti sponsor),      Solo così si può spiegare la caduta verticale del Paese (Lui la chiama ripresa irrefrenabile, quasi travolgente con il motto “semo li mejo”).   Peccato che se ne accorga solo lui….

 

Quello che lui non sa (evidentemente non c’era bisogno di dirglielo…) è che egli stesso costituisce la “versione italiana” di un modello planetario ciberneticamente elaborato per impersonare un “potere democratico” universale carismatico e rappresentativo (nei cosiddetti Paesi di democrazia capitalista ed “occidentale”: occidentale più o meno).   Uno così  ce l’hanno perfino nella lontana Indonesia (il Paese musulmano demograficamente più grande con oltre trecento milioni – e più – di abitanti senza contare quelli non censiti più gli infanti abbandonati e quindi neppure meritevoli di nome e cognome, e futuro) ove da pochi mesi si è insediato un giovane “politico” di nome Widodo.   Ma Widodo è meglio di Renzi perché assomiglia assai ed è quasi bello come Obama.   Il che non potrebbe dirsi di Renzi neppure sotto le volte osannanti della Leopolda.

 

C’è da dire che gli Italiani – per le ragioni anzidette e grazie al ”ricco” pluralismo dell’informazione di cui godono – nulla sanno di tutto questo e neppure sanno bene dove sia l’Indonesia (quarto o giù di lì Paese al mondo) e poi  – per quanto attiene l’Asia – sono reduci dalla fatica di “distinguere” la Cina dal Giappone nonché frastornati dal “ribaltamento” di importanza tra i due.   Ma non sono solo i cittadini “comuni” a non saperlo: non lo sanno neppure i governanti che paiono scegliere i loro carnet di visite nel vasto mondo o dai cataloghi delle agenzie di viaggio, oppure – quasi sempre – perché qualche influente gruppo o interesse economico glielo “suggerisce”.   Inutile poi meravigliarsi se gli ospiti, quando se li vedono arrivare, cascano dalle nuvole e sono perfino un po’ infastiditi.   Un ricordino personale: in questi ultimi sei mesi – mi sono trovato spesso a Cuba (alla ribalta vuoi per la visita di Papa Francesco, vuoi per la riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti).  Ebbene l’Avana è stata “beneficata” da una visita di Stato di Hollande durata ben tre giorni con tutto quello che ciò comporta anche in termini economici e culturali.   Ma anche Renzi vi ha fatto un’escursione durata meno di 24 ore culminata con una “lectio magistralis” (ma de che?).  E – non a caso – i media cubani lo hanno definito “alto funzionario” dall’Italia.  E tanto basti.  Altro che Premier, come dicono qui.

Siamo forti.  Tutto il mondo ci invidia…

 

Sarebbe dunque un caso di scuola del famoso “se la cantano e se la suonano”, ma purtroppo è più che così.    Infatti, sparita (per ragioni anagrafiche e per mano del destino, ma anche per sanguinoso intervento “umano”: esempio Aldo Moro e non solo) una generazione con qualche caratura intellettuale e culturale (se non propriamente “morale”…) il Paese vive in una orrenda diarchia: da una parte i lustrini, le trombette (e i trombettieri) comunque “renziani” (quelli pro e quelli contro) e dall’altra la mediocrità di una classe dirigente (burocratica e affini) selezionata attraverso la “meritocrazia all’italiana” cioè a rovescio.  Parametrata sul tasso di ossequio.  Insomma una più che grigia, sinistra, “demeritocrazia”.  I risultati arrivano fino all’emblematica “Città Capitale” immersa in un buio fisico e spirituale perfino peggiore che durante l’occupazione nazista.

 

Quando un bubbone scoppia (come nel caso della ex Popolare Etruria) è tutto un accorrere di pompieri e salvatori della “diarchia” di potere.    Fino a cercare di cancellare l’evidenza che è sotto gli occhi di tutti: il pensionato suicida perché derubato e beffato, il “papà” Boschi che si aumenta il “valzente” e realizza plusvalenze (pare il 68%) sulle sue azioni ma sentenzia l’Antitrust ed un Parlamento “bulgaro”: “non c’è conflitto di interessi”.   Quanto ai burocrati (tipo Banca d’Italia, ovvero “Banca de Noantri) questi ricevono l’affettuosa solidarietà del Quirinale.      Hanno fatto quello che dovevano, cioè guardare dall’altra parte.

 

Il tutto approvato e celebrato con il bolscevico consenso di un Partito che – con il supporto di un Italiano su cinque – già detiene la maggioranza parlamentare e si pappa tutto il pappabile: tipo la RAI.   Certo da una parte sola: quella dei lavoratori… sai che risate… ed altre risate per essere entrati in rotta di collisione con le Istituzioni Europee, che – almeno – sono più furbe.    Mentre da noi pensano di poter fare qualunque cosa: tanto siamo invisibili… e inscrutinabili.

 

Intanto la miopia del potere viene “miracolata” quando sono in ballo le cose “serie”, la voce del “padrone”: così mentre tutta l’architettura della politica estera è la stessa di quella di Cavour (i bersaglieri in Crimea ed ora i seimila sparpagliati dall’Afganistan a chissà dove…) si concede la “grazia” per un condannato statunitense (già capo-stazione CIA a Milano) per illegalità compiute sul nostro territorio nazionale.  Sigonella addio.  Scusate, c’eravamo sbagliati.

 

Pensierino finale.   In tanto squallore spicca il caso autoprodotto ed irrisolto dei marò “martiri” in India (a cinque stelle…), ma spicca soprattutto la contraddizione messa in moto dal nuovo Papato: tante belle parole e qui sulle sponde del Tevere risultati praticamente nulli.  A meno di non considerare un risultato la prevedibile conversione (a tappe: dal Cardinal Martini a Papa Bergoglio) di un grande “vecchio” (come il celebrato Scalfari) non già del rinnovamento dell’Italia bensì dell’incartapecorimento della Repubblica.

 

E per oggi potrebbe bastare.  Insieme al cenone di magro (tradizione!) e a qualche stuzzichino di “misericordia” giubilare.  Ma non per la memoria: per esempio del povero Cucchi e di tutti i Cucchi d’Italia.    Piuttosto per quei carabinieri che (secondo la Procura…) si erano tanto “divertiti” a spezzargli le ossa.   Non siamo solo “forti”, siamo anche buoni.

 

Arrivederci a Capodanno.

 

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