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14/05/2013

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una vergine per il principe

“Una vergine per il principe”.    Una storia vera del Cinquecento alla Corte dei Gonzaga (immortalata in un film degli anni ’60 di Festa Campanile con Gassman e la Lisi) e l’arringa accusatoria della procuratore di Milano Boccassini nei confronti dell’ex Premier Berlusconi  (richiesta PM sei anni di carcere e connessa interdizione perpetua dai pubblici uffici con sentenza prevista per  il 24 giugno) presentano alcune affascinanti analogie.  Vediamole: sia la giovane Ruby che la popolana Giulia (“cavia” della prova di virilità a cui deve sottoporsi il principe per avere il via libera al matrimonio con la giovane Medici) escono dalla forse non gradevole esperienza con… una dote ed un marito.  Il che permette ad entrambe di iniziare una nuova vita su basi più promettenti di quelle che prevedevano le loro umili origini.

Naturalmente il ridicolo ricade tutto sui protagonisti – maschi e potenti – delle rispettive storie.    Ora, a parte l’improponibile raffronto tra il giovane Gassman  ed il senile Berlusconi, le forze in gioco sono le medesime: il sesso e il potere, con quest’ultimo a dettare le regole. E, fin qui, niente di penalmente rilevante (né mezzo millennio addietro, né ora), salvo naturalmente alcune regolette (norme penali emerse da cinquecento anni fa ad oggi con l’ergenza dello Stato moderno) che prevedono alcuni limiti.   Secondo la procuratore di Milano Berlusconi ne ha infrante una serie, e nel sistema giuridico nazionale (quello delle “fattispecie” – le norme – che impongono pene e sanzioni qualora i comportamenti corrispondano ad una previsione ritenuta dal sistema meritevole di sanzione) e, naturalmente la legge vale – dovrebbe almeno – essere uguale per tutti.   Due i punti principali: Ruby era minorenne, Berlusconi ha tentato – avvalendosi del potere di Primo Ministro – di interferire nel normale corso della vicenda.   Anzi – mentre la sua assistente erotica Minetti continua a trarre vantaggi dal suo ruolo in quella notte di fine maggio del 2010 – la giudice minorile Fiorillo ne è uscita di fatto punita per aver tentato di seguire le procedure di legge.

Tanto basterebbe per un Paese “normale”, non per l’Italia. E basti ricordare quanto avvenne negli Stati Uniti con il – negato ma vero – sesso orale di Clinton con la stagista della Casa Bianca.   Qui invece, memori forse di storici precedenti (es.: l’Imperatore Caligola che entrava in trionfo a Roma montando a cavallo e nel contempo ricevendo sesso anale da un suo schiavo), la permissività – meglio la connivenza con i potenti – era e rimane totale.

La morale e il rigore della legge (per usare un eufemismo) sono riservati ai poveracci.     Infatti i mesi precedenti alla notte nella Questura di Milano erano già stati caratterizzati da una “escalation” impressionante: nel settore specifico dell’ “eleganza berlusconiana” c’era stata la giovane Noemi Letizia portata a palazzo e nel resort personale del Premier e la famosa sera del “Telegatto” (quella che provocò la ribellione della moglie Veronica) in cui il Premier venne descritto nelle cronache stampa come “ubriaco di fica” .

Erano anche i tempi post-terremoto dell’Aquila con le risa sui morti e la cricca Bertolaso e co. impegnata nel tempo libero tra “sconocchiate” brasiliane ed incontri con coristi neri e vaticani di grandi dimensioni (reminiscenza ante-litteram dei romanzi di Limonov?), ma erano al tempo stesso i tempi dei furori leghisti, fascisti, berlusconiani anti prostitute e marginali.  Ed ecco qui un’altra bella analogia con i tempi andati (da secoli) e riportati in auge nell’epoca della democrazia “censitaria”  inaugurata già dal 1994 dal medesimo Berlusconi.  Il tutto – ahimè – nella più perfetta inerzia (solo questa?) delle cosiddette forze democratiche e riformiste.

Ed ora eccoci qui: tornati ancora una volta alla “case départ” (l’eterno ritorno del gioco dell’oca)  delle mobilitazioni contro la “persecuzione” giudiziaria mentre si dovrebbe plaudire al Governo delle “larghe intese”.       Per favore ridateci Beccaria, Voltaire o – in mancanza – il rispetto per il senso del ridicolo.

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