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03/12/2015

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Prima di parlare di cose più serie mette forse di conto spendere qualche parola – in attesa di vedere oggi il nuovo film del bravo Daniele Luchetti “Chiamatemi Francesco” dedicato a Papa Bergoglio (che susciterà inevitabilmente un vespaio in relazione al controverso periodo della sanguinosa dittatura argentina e del ruolo in quei tragici tempi svolto dal futuro Pontefice).  Parole sull’oggi e non su un sempre più improbabile riscatto della comunità globale e dei suoi frammentati Governi: peraltro ora penosamente impegnati nella mega Conferenza “climatica” di Parigi mirata -più che ad azioni concrete – a simulare una sollecitudine comune che,  evidentemente, non provano.

 

Due sono i casi esemplari su cui le parole non possono essere né ambigue, né reticenti.   Il primo è quello dell’ex Abate di Montecassino (a quanto risulta non ancora ridotto allo stato laicale ma solo pietosamente allontanato).   Risulterebbe che i fondi (assai consistenti) ed in particolare l’8 per mille invece che andare ai fini istituzionali di carità e sostegno fossero serviti all’Abate Vittorelli per opere di bene come un soggiorno (suo) a Rio de Janeiro.   Poco male: un po’ di svago fa bene a tutti… non però se i quattrini vengono dalle tasche dei cittadini e si liquefanno a decine di migliaia in pochi tempestosi giorni….   Dell’altro caso abbiamo parlato già ieri ma, poiché la giovane Immacolata (bah?) Chaouqui continua in un inarrestabile fiume in piena di auto-difesa (in nome della sua “devozione” al Santo Padre… e della “fortuna” sfuggitale da mani già benedette) ed il Vaticano insiste a”processare” due giornalisti italiani “colpevoli” di aver esercitato il proprio dovere professionale, o comunque la propria lecita professione.    Anche qui c’è un rovesciamento della logica (e forse anche del diritto) e – come si dice “da che pulpito viene la predica” .

 

Il sollievo, la gioia provata nell’udire (la sera del 13 marzo 2013) Jorge Mario Bergoglio invocare esplicitamente valori positivi, umani e conformi ai precetti della Chiesa di Roma (con tanta chiarezza poco sentiti da quella finestra su Piazza San Pietro) sono assaliti da una sgradevole sensazione di dubbio che la concomitanza con il Giubileo (e delle finalità storiche di molti “anni santi” che l’hanno preceduto ampiamente già giustificano) non possa che crescere se episodi come quelli citati prendessero una direzione sbagliata, non congrua con le stesse parole di Papa Francesco.

 

Peraltro non ci pare che la parola “coerenza” sia una di quelle messe al bando dallo stesso “misericordioso” Papa Francesco.

 

Intanto il Paese che ci viene di continuo additato come il tempio della democrazia – gli Stati Uniti d’America – ha assistito ad un ennesimo “bagno di sangue” con ben 14 vittime scovate in un “asilo” californiano per “Handicappati” da un indeterminato commando di “giustizieri” ben attrezzati di armi da fuoco.  Il come ed il perché si vedrà poi.

 

Il vero tema è però, secondo noi, quello sollevato sulla “Stampa” del nostro amico Roberto Toscano (ed ex collega al servizio della Repubblica nel vasto mondo) che analizza i costumi omicidi dell’”amica” (dell’”Occidente”, Italia inclusa) Arabia Saudita il cui bagaglio ideologico è di fatto del tutto identico a quello dello “Stato islamico”, ovvero una “super-sharia” che pratica decapitazioni pubbliche (seguite da crocifissioni ed esposizioni ugualmente pubbliche dei corpi dei “giustiziati”). Qui il punto (su cui però il commento si arresta) è molto semplicemente quello dell’universalità dei diritti e dei costumi perché – oggi – gli umani “comuni” (sfortunatamente per i loro governanti: loro sì più o meno tutti fatti della stessa pasta…)   sentono allo stesso modo: da Nord a Sud, da Est ad Ovest.

 

E pertanto la difesa dei diritti, dei costumi civili va fatta su questa dimensione e sull’intero “fronte”.  Che non è quello dei mostruosi confini nazionali.  O pseudotali. Come quelli dell’ignoranza da noi incarnata dai poveracci leghisti e dall’”eroe” mediatico Salvini.  Qui in questione non è neppure la tortura, la “civiltà” ereditata, o il colore della pelle, ma lasciare che la dimensione globale passi dall’economia, alla concertazione e cooperazione politica e multilaterale.  Il clima (che è di tutti…) non solo non si armonizza neanche alla Conferenza di Parigi, ma – soprattutto – non basta.

 

Intanto il caos  aumenta.   Fino al punto che un autocrate come Vladimir Putin ricorre a considerazioni “morali” nei confronti di un “nostro” amico e cioè il (neo) Sultano turco – Erdogan – che sarebbe impegnato (anche con il proprio figlio, anche lì “pezzo e core”…) a barattare con Daesh petrolio “rubato” con armi e più o meno occulto sostegno.   Naturalmente guadagnandoci sopra qualche “spicciolo”.    Ecco spiegato perché i “Bataclan” dureranno un bel pezzo.

 

 

Altro che i Turchi (“Mamma li turchi” con la flotta Ottomana ormeggiata nel Porto di Palermo nell’estate del 1799): qui non basteranno i pranzi offerti nei Palazzi nobiliari di Via Maqueda e i guasti non si limiteranno al ratto di una servetta presto dimenticato e comunque adeguatamente sanzionato (a frustate…) dal compito ammiraglio “turchesco” in visita.   La “faccenda” è destinata a durare (tanto più ora che Obama, già Nobel della pace, si è da tempo collocato in pre-pensionamento).  Possiamo sempre consolarci con gli Inglesi che dopo la rituale “piece” declamatoria ai Comuni, stanno arrivando, da che parte non si sa: forse (conformemente alle loro tradizioni guerresche) vanno a Balaklava.   Con la loro “cavalleria leggera”.   L’importante è menare le mani.

 

Noi stiamo fermi.  Anche con Daesh a Sirte. Il Giubileo ci aspetta con fasti che dovrebbero  uguagliare e magari superare Expo Milano….    (“Tutto fa brodo”…).  Ed intanto parte lunedì  la stagione mondana della Scala… a contrappunto e coronamento della ipocrita cerimonia per la sfortunata ragazza di Venezia uccisa nell’obliato Bataclan.    Non c’è che dire, un bel calendario sul refrain di “Io speriamo che me la cavo”: Piazza San Marco, la Scala ed infine Piazza San Pietro.      Siamo forti.

 

 

 

 

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