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25/11/2015

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Ci mancava solo questo: la Turchia di Erdogan abbatte un jet della Russia di Putin sui cieli al confine tra la Turchia e la Siria.      Risulterebbe che i due piloti si sarebbero eiettati dal velivolo per finire mitragliati ed almeno uno ucciso (“selvaggiamente” secondo le fonti russe) dalle milizie anti Assad appena toccata terra.

 

L’ira di Putin (che ama gli azzardi ma non ne tollera le conseguenze) appare questa volta abbastanza comprensibile. Intanto il fatto ha rovinato la gran giornata di Hollande a Washington ad incassare – se non gli impegni militari e/o politici – l’incondizionato affetto di Obama (“Siamo tutti francesi”).   Ma, quanto a scegliere tra Putin ed Erdogan, Il Presidente USA (sempre più “uscente”…) appare più simpatetico del secondo.     E non si commuove alla dichiarazione di Putin di aver ricevuto non un grazie per l’impegno anti-IS, bensì una “pugnalata alle spalle”.

 

D’altro canto l’episodio ci suona familiare per l’inevitabile ricordo che suscita per quel 4 ottobre 1853 (avete letto bene: 1853) quando l’Impero Ottomano dichiarò guerra alla Russia fin troppo ansiosa di partecipare al banchetto intorno al cadavere della stessa Sublime Porta.  Difesa – si fa per dire – da tutti gli “Occidentali”, inclusi i Piemontesi di Cavour e i bersaglieri di Lamarmora.  Ed anzi questo episodio bellico e la partecipazione dall’Italia viene da sempre descritto come il punto di svolta per la riunificazione nazionale (sotto i Savoia…) del Belpaese.

 

Cosa di buono possa sortirne nell’attuale congiuntura lo possiamo chiedere a Maga Magò.  A meno di credere più al detto “bertoldiano” del “mal comune, mezzo gaudio”, che a Voltaire e al suo padre nobile Kant . entrambi paradossalmente tornati di moda proprio dopo un trentennio (collocabile grosso modo dal “glorioso” 1989 santificato dal politologo Fukuyama con la sua “fine della storia”)… ah, ah…

 

Intanto, più vicino a noi la transizione moderata in Tunisia viene messa in forse da un attentato suicida (tra morti e feriti una quarantina)  alla guardia presidenziale.  Chiudendo di fatto (dopo gli attentati del Bardo) le residue illusioni sulle primavere arabe…

 

Con l’assenza di senso del ridicolo che dilaga in fasi come questa attuale.  La NATO ha immediatamente dichiarato che non tollererà attacchi all’integrità territoriale della Turchia… e non importa che nessuno sano di mente attribuirebbe ai Russi una mira del genere….

 

Insomma il caos dilaga allegramente (allegria di naufragi?) miscelato con le miserie – che ben conosciamo – della nomenklatura politica europea.  In prima fila il piccolo Hollande alla ricerca del suo personale riscatto dopo aver liquidato qualunque ipotesi riformista in Francia.

 

Da noi, nella Roma che aspetta l’8 dicembre della Festa dell’Immacolata e l’apertura di un Giubileo poco comprensibile e gravido di rischi suicidari, Papa Francesco scende dalla sua utilitaria all’aereoporto di Ciampino con la sua borsetta da viaggio (che mi ricorda irresistibilmente quella della Regina Elisabetta verificata direttamente in un “Royal Garden Party” neozelandese di qualche anno fa) e si invola per la “nuova” frontiera africana.  Che il Cielo lo assista.

 

Il tutto parrebbe – più che realtà – una sceneggiatura assai migliore del nuovo 007 “Spectre” ma che – purtroppo – ci vede come comparse.  Che di sceneggiatura si tratti lo conferma l’ultima invenzione di Matteosubito (farina del suo sacco?): dopo aver dato carta bianca all’intelligence (saranno pure bravi ma la loro inamovibilità non suona convincente) è passato al consueto “fantasismo”: 80 euro (al mese) al personale della sicurezza per il previsto impegno straordinario e 500 (una tantum) ad imprecisati diciottenni (concerti e spese culturali…).   Il tutto condito con geniali osservazioni sulla cultura come barriera alla barbarie ed antidoto allo spettro della guerra.  Ma davvero?

 

D’altro canto questo è il meglio che ci si possa aspettare, date le circostanze.

 

Continua…

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