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20/11/2015

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Mentre ci stavamo domandando cosa ci avrebbe riservato il week end, le notizie da Bamako (Mali) hanno confermato che il teatro del conflitto prevede un posto di rilievo per l’Africa sub-sahariana ovvero quell’area in cui non da oggi la Francia gioca le sue residue ambizioni imperiali e di accaparramento di risorse: assalto all’Hotel (Radisson) che costituisce il centro direzionale del Paese, qualche decina di vittime, instabilità che resta.    Questa volta “Daesh” (nome appositamente coniato dalla comunità diplomatica internazionale per evitare di utilizzare il termine “Stato Islamico, IS e – così facendo – conferirgli uno status non riconosciuto, anzi giustamente temuto) non è direttamente coinvolto, ma resta ovvio il collegamento.

 

Certamente fino ad una settimana fa, i sanguinosi fatti del Mali (risulta una trentina di vittime..)non avrebbero destato grande attenzione rientrando in una casistica “periferica”: oggi non più e per ovvie ragioni.  Una prima ed ovvia conseguenza consiste nella dimostrazione che la Francia non – ripetasi non – ha l’iniziativa, ma è stretta in una strategia reattiva.  Ed è dubbio che giovi alla riuscita di questa strategia l’attestarsi di Hollande su toni e forme che dovrebbero surrogare l’oggettiva fragilità sul campo.   Un Hollande che recita toni e metodi di Sarkozy nella inusitata solennità della Reggia di Versailles e così fcendo mette a nudo questa fragilità.      Che è – purtroppo – la fragilità di un Paese e – tanto per cambiare – della sua classe dirigente.    Una condizione che investe l’intero continente Europa tutto colpevole di aver buttato  il quarto di secolo post ’89.      Salvo ora sperare nel muscolare Putin….

 

Per contrasto nel “Paese dei Campanelli” (Italia) le notizie sono buone…  Il tour di Madonna è andato assai bene, il Ministro Angelino ha pubblicato un testo destinato ad illuminare l’azione anti-terrorismo del Governo (ma non è detto se illuminerà anche Matteosubito…): un “instant book” intitolato “Chi ha paura non è libero”.  Intanto il tag (destinato a diventare virale) è “facciamo squadra”.  Come e con chi non è ben chiaro.   Esattamente come fece lui all’epoca  del rapimento/espulsione della “puttana russa” (come allora definirono la malcapitata i suoi collaboratori) Shalabaeva e della figlioletta.      Nel frattempo tutto il Paese risuona delle rassicuranti note di “Papa Don’t Preach”…., rinforzate – in omaggio al Santo Padre – con “Don’t Cry for me Argentina”.

 

Sigillo finale (vista la caduta inevitabile di attenzione per le centinaia di ore già dedicate dai media nazionali prezzolati alle dichiarazioni della portiera Janine, del barista Bruno, delle dirette di Zoro e Mastandrea che sorbiscono – incuranti del pericolo – un caffè “serré” al bistro della Gare du Nord) le ultime scoperte del Prefetto Gabrielli quello che con la sola forza di volontà – dei tecnici sudafricani –  e con i soldi del contribuente italiano   -  disincagliò la Concordia dal Giglio.   Ora scopre i droni mirati sull’obelisco di San Pietro ed esclude le zone rosse, arancio per le moltitudini festanti che affluiranno (affluirebbero…) a celebrare Madre Teresa e Padre Pio.    D’altro canto, come si fa nelle feste perbene: se piove si va tutti al coperto: per esempio nell’attico lì vicino (una mega“penthouse”) maestoso del Cardinal Bertone che pare ammodernato “state of the art” con i soldi dell’Ospedale pediatrico “Bambin Gesù”.

 

E poi qualcuno si lamenta….

 

Intanto il giovane Premier tace per non guastarsi l’umore, il suo naturalmente,  e peccato che il serioso ex Presidente Napolitano gli abbia a suo tempo impedito di nominare Ministro degli Esteri della Repubblica italiana una studentessa (graziosa?) tanto – si sa – il “vasto mondo” è roba da ridere.  Proviamoci anche noi, almeno finchè non tocca a noi…

 

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